CONDIVIDI

Craco VecchiaCraco (Mt), 2014-05-08 – La pubblicazione su vari organi di stampa nazionali e regionali degli orientamenti SOGIN relativi al progetto di sito unico nazionale delle scorie radioattive di bassa e media attività ha riaperto il dibattito e le preoccupazioni che tale decisione determina. Nella documentazione pubblicata in particolare sull’Espresso si fa riferimento tramite una cartina di Fonte Sogin ed Enea alle potenziali aree in cui localizzare il deposito unico nazionale ed emerge con nettezza l’indicazione di un’area che partendo dalla murgia tarantina entra a sud ovest in Basilicata nella valle del Basento, comprende la collina materana e la media valle dell’agri e del Sinni e a nord ovest nella valle del Bradano sino al Vulture Melfese.

Gli studi Sogin Enea si fondano su una caratterizzazione del dissesto idrogeologico nazionale ( Inventario dei fenomeni franosi in Italia Progetto IFFI ) implementato da ISPRA con le province autonome che ha prodotto il rapporto sulle frane datato 2007.Su tale rapporto vanno fatte alcune considerazioni a partire dalle quali ritengo di poter affermare che le ipotesi SOGIN non hanno alcun fondamento scientifico per ciò che attiene la Basilicata.

Tale rapporto infatti si basa sulle segnalazioni degli eventi franosi , non comprende per nulla gli eventi alluvionali e i fenomeni di esondazioni tipici delle aree soggette a rischio idraulico che negli ultimi anno si sono manifestati con grande virulenza nel territorio lucano.

I dati del rapporto ISPRA sono costruiti sulla base delle segnalazioni di danni dei centri abitati, dell infrastrutture e attività produttive e dei monumenti e manufatti edilizi con messa in evidenza degli effetti sulla popolazione in termini di danni ( morti , feriti, evacuazioni , ecc.).

Moltissime frane che si determinano nei teritori extraurbani, agricoli e forestali non sono neanche segnalate ma il dissesto di tali aree è paesaggio agrario tipico della nostra regione e non c’è sindaco che non abbia segnalato i danni continui alla rete della viabilità comunale rurale o i dissesti e le frane nelle aziende agricole, le rottur delle reti acquedottistiche e del consorzio di bonifica.
Negli ultimi 5 anni solo a Craco abbiamo segnalato 40 eventi franosi nelle zone rurali oltre alla frana del cimitero, alla frana e alle alluvioni degli anni ’60 e ’70 che hanno fatto di Craco l’emblema del dissesto idrogeologico in Italia e nel mondo.

Solamente gli ultimi 4 anni di dati farebbero mutare profondamente le classifiche nazionali : da Marzo 2011 a oggi abiamo il dissesto del centro abitato a Bernalda, allagamenti delle valli del bradano e del Basento, le frane a Montescaglioso , Aliano , Grottole , Pomarico ,Tursi , Montalbano, Pisticci,Accettura , San Mauro Forte ,nella stessa città di Matera per non parlare della recentissima drammatica frana di Stigliano.

Assolutamente non attendibili quindi le mappe e i dati su cui si fonda la strategia SOGIN . Voglio ricordare che il dissesto idrogeologico dell nostre aree calanchive interne oltre ai fenomeni di superficie presentano fenomeni profondi derivanti anche con le interazioni degli speroni appenninici con i grandi banchi argillosi a rilevanti profondità ( fenomeni rototraslativi profondi).

VA detto infine che anche nella documentazione IFFI ISPRA su cui , ripeto, si fondano le previsioni SOGIN , la Basilicata presenta comunque un rischio geologico maggiore della Puglia ,Sicilia, Sardegna, Lazio,Veneto,Calabria, Friuli ed è simile a quello dell’Abruzzo e del Trentino. Da notare che al netto di Sarno e della Valtellina Campania e provincia di Sondrio e Lombardia non sono lontane da noi , anzi.La stessa Toscana al netto della Garfagnana è simile alla Basilicata.Sorge spontanea la domanda : perchè la Basilicata?

La Sogin prevede che il Deposito unico si scelga sulla base di candidature di realtà locali. Craco non si candida e mi auguro nessuna realtà lucana lo faccia. Il deposito nucleare noi non lo vogliamo. Fonte:  OLA

Pino Lacicerchia
Sindaco di Craco