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Il Prof. Carlo Pedretti è considerato uno dei maggiori esperti viventi della vita e delle opere di Leonardo Da Vinci.Carlo Pedretti è professore emerito di storia dell’arte italiana e titolare della cattedra di studi su Leonardo presso l’Università della California a Los Angeles, dove dirige il Centro Hammer di Studi Vinciani con sede italiana presso Urbino. Autore di oltre quaranta libri e cinquecento fra saggi, articoli in varie lingue sui molteplici aspetti della sua specializzazione, è membro della commissione ministeriale per l’Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei Disegni di Leonardo da Vinci. Le onorificenze conferitegli in Italia e all’estero includono la Medaglia d’Oro alla Cultura del Presidente della Repubblica Italiana nel 1972, e nello stesso anno la Congressional Citation, che è il massimo riconoscimento da parte del governo degli Stati Uniti. Il Prof. Pedretti ritiene che il dipinto sia stato realizzato  nel 1500,  e sia  da analizzare con  approfonditi studi . In particolare indica la frase incisa sul retro del dipinto ,  PINXIT MEA,  attribuita alla mano di  Leonardo da Vinci da una eminente grafologa , quale chiave del mistero, probabilmente  da ricondurre a Quinto Orazio Flacco , che venne poi ripresa quale indicatrice della  concezione della pittura e del ruolo del pittore proprio a  LEONARDO DA VINCI , nel codice della pittura .

Il ritratto di  Leonardo da Vinci  detto  tavola lucana o ritratto di Acerenza, fu rinvenuto  nel 2009 dallo studioso Dott. Nicola Barbatelli a Salerno , presso una famiglia nobile di origine lucana nel corso di ricerche sulla pittura lucana del 1600. Fu composto quindi un team che comprendeva l’Avv.Raffaello Glinni , l’Ing. Giandomenico Glinni, per iniziare e coordinare le ricerche scientifiche.

Il  Dipinto  apparso su tutti i media del mondo,  con esposizioni prestigiosissime in appena due  anni   al  Castello di Praga -, al  Museo  di Tallin  inaugurando l’anno della Cultura europea 2011-  , Opera Romana Pellegrinaggi , nonché al Vittoriano di Roma per  i 150 anni della unità d’ Italia  , è i in esposizione a Palazzo DoriA di Roma Valmontone.

Nata dalla necessità di riaggiornare alcuni aspetti della ritrattistica leonardiana, questa preziosa mostra vuol considerarsi come un riflesso delle recenti discussioni sulle fattezze del genio di Vinci proiettandosi in concerto con le più moderne tecniche di indagine sul Bene Culturale. Una occasione propizia per la contestualizzazione del Presunto Autoritratto Lucano di Leonardo, opera di recentissima attribuzione, che da ogni parte del mondo suscita fermento e discussione: una analisi profonda del repertorio iconografico leonardiano, che vede dialogare le più antiche segnalazioni documentarie con la recente e preziosa serie di aggiornamenti scientifici che da più discipline concorrono per la ricostruzione delle sembianze di Leonardo. La Tavola Lucana, ospitata nel piano nobile di Palazzo Doria Pamphilj, sarà accompagnata da materiali grafici desunti dal protocollo scientifico attributivo e da una collana di raffigurazioni di Leonardo dal Cinquecento al Settecento.

Il catalogo della mostra gode della preziosa nota introduttiva del Prof. Carlo Pedretti, Direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies presso la University of California di Los Angeles – UCLA e presso l’Università degli Studi di Urbino, a tutt’oggi considerato uno dei maggiori studiosi di Leonardo da Vinci al mondo, riconosciuto ed accreditato a livello internazionale.

Curiosamente parte dell’eredità  del Pinelli ,nella specie un importante  gruppo di manoscritti ,  fu acquisita nel 1716 da Lord Leicester  il quale  proprio quell’anno rese noti altri disegni  di Leonardo da Vinci , designati poi  con il nome di codice Leicester e poi Hammer , ed infine acquisiti da Bill Gates , che ha fondato il prestigioso Centro Hammer , il cui Direttore Carlo Pederetti  oggi interviene sull’argomento con una preziosa nota   .

Tornando al dipinto lo stesso è stato sottoposto alle piu’ complete analisi scientifiche , tutte eseguite da eminenti università Italiane , europee ed americane, ( rimetto resoconto  in separata e mail) ed il responso è stato unanime nell’attribuzione a Leonardo. Alle ricerche ha partecipato anche il Corpo dei Carabinieri, che ha individuato sul dipinto ben tre impronte, di cui una piena, del Genio toscano.

I punti di forza sull’attribuzione, oltre che la nota del Prof. Pedretti,  sono i seguenti :

1 – il confronto tra il c.d. ritratto di Melzi , unico ritratto certo di Leonardo eseguito di profilo dal suo discepolo , ha rilevato la perfetta coincidenza   con il volto  del  ritratto di Acerenza.

Le analisi sono state eseguite dall’Università di Chieti a )  Il prof. Felice Festa, dell’Università di Chieti, ha svolto una indagine cefalometrica comparativa tra il dipinto Lucano ed altri volti attribuiti a Leonardo da Vinci. La ricerca, che permette per la prima volta di affrontare in maniera quantitativa, misurabile e riproducibile una indagine del genere, si è avval degli stessi metodi di misurazione ideati da Leonardo da Vinci. L’esito delle ricerca è che il volto è lo stesso di almeno altri due disegni e tramandati dalla tradizione come volti di Leonardo, e mostra sorprendenti evidenze di una profonda conoscenza della anatomia, ossia di una perfetta conoscenza dei muscoli faccial; .

 b ) Universita di   Tallin, _ Prof. Orest Korashov,  Titolare  Cattedra Storia dell’arte e Tecnica Pittorica, Università di Tallinn;  . Il Museo delle Antiche Genti di Lucania in cooperazione con il Prof Orest Korashov, Dipartimento delle Belle Arti dell’Università di Tallinn, Estonia ha effettuato uno studio sulla morfologia del volto. Tale studio ha permesso la ricostruzione tridimensionale del volto di Leonardo, che è possibile rivedere per la prima volta dopo 500 anni. Il volto, tratto dal dipinto Lucano, è stato comparato con gli altri volti di Leonardo, giungendo alle stesse conclusioni del prof. Festa. E’ stato inoltre possibile effettuare degli esperimenti virtuali, quali quello della camera degli specchi, del tipo di illuminazione, della vista binoculare.

2)       la perfetta coincidenza con i dati delle analisi al Carbonio , eseguite dal. Il Centro INNOVA dell’Università Federico II di Napoli, coordinate dal professor Terrasi, ha svolto tutte le indagini fisiche, dalla datazione al radiocarbonio 14 alla caratterizzazione dei pigmenti del dipinto con Fluorescenza X in Dispersione di Energia (ED-XRF) presso il Laboratorio CIRCE (Center for Isotopic Research on Cultural and Environmental heritage). I dati dono stati pubblicati nel volume: Leonardo da Vinci, Presunto Autoritratto Lucano, gli studi scientifici, Museo Universitario di Chieti, Marte Editrice 2010. La datazione al RadioCarbonio 14 permette di affermare che il legno della tavola ha una età compresa tra il 1459 e il 1523 (Leonardo nasce nel 1452 e muore nel 1519). L’analisi sui pigmenti permette di affermare che il dipinto è stato realizzato con una tecnica e con materiali compatibili con l’età del supporto e che non si ha evidenza, nelle zone non restaurate, dell’uso di pigmenti o materiali di epoca moderna.

3)       Analisi della stessa tecnica usata  dal Genio Toscano, che anticipando di secoli  il 3 d , aveva individuato  la possibilità di rendere quasi bidimensionali i dipint. La tecnica era usata solo da Leonardo da Vinci . L’analisi  è stat eseguita dal Prof Peter  Hohenstatt, Docente  Università degli Studi di Parma, curatore dei seguenti allestimenti museali: Boston, Museum of Fine Arts, progetto Forster &Partners, Washington D.C., Newseum, progetto Appelbaum & Ass., , London, &A Museum, Islamic Gallery, progetto Softroom, Cambridge, Fitzwilliam Museum, progetto BLB Ian Langlands, Paris, Louvre,La Mona Lisa di LdV, progetto L. Piqueras, Gerusalemme, The Shrine of the Book, Israel Museum, progetto Rachel Lev, Compton Verney, progetto Metaphor, Landshut, Kunst und Wunderkammer, progetto Anna Baldi, Paris, Louvre, Salle del Codice Hamurabi, progetto Wilmotte, London, British Museum, progetto Geoffrey Pickup, London, V&A Museum, The British Galleries, progetto Cassonman, Perigeux, Museo archeologico, progetto Jean Nouvel. Alcune delle sue pubblicazioni:, Accent Verlag, Konstanz, 1988; Peter Hohenstatt, Catalogo, Der Maler Peter Riek,.

4)       Impronte digitali del Genio : 2.L’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara, prof Capasso assieme a Colonnello Gianfranco De Fulvio, Arma dei Carabinieri Reparto di Dattiloscopia Preventiva- Ra.C.I.S. hanno svolto una ricerca innovativ ache riguarda le impronte digitali. Tale tecnica, messa a punto dal prof. Capasso, si avvale di una esperienza e di un data base unico al mondo. L’esito di tale ricerca è il ritrovamento di una impronta sopra la parte laterale della piuma, che è compatibile con una impronta trovata su un altro dipinto di Leonardo, la “Dama con l’Ermellino”. Questo straordinario risultato consente di dimostrare il contatto fisico avvenuto tra la mano che ha realizzato “La dama con l’ermellino” ed il dipinto Lucano.

5)       Il retro della tavola riporta una scritta in latino: PINXIT MEA. La scritta è al rovescio ed è riapparsa solo dopo la pulizia della tavola. E’ stato analizzato sia l’inchiostro, ferro gallico normalmente usato da Leonardo (vedi indagini svolte dal centro INNOVA), che la grafia. L’indagine grafologica, svolta dalla specialista dott.ssa Silvana Iuliano, ha attribuito la scrittura, con evidenze comparative di incontestabile validità, alla mano di Leonardo da Vinci.

La scritta tratta dalle Odi di Quinto Orazio Flacco, venne ripresa proprio da Leonardo da Vinci   nel Codice della Pittura , oggi al centro delle analisi .

6)        L’indagine riflettografica IR, svolta dallo specialista di Diagnostica per immagini Andrea Rossi, permette di dimostrare la grande affinità con le analoghe immagini riprese sul dipinto di “Monna Lisa” e permette anche di evidenziare i ritocchi che sono stati effettuati nel corso del tempo.

7)       Infine il Prof. Giancarlo Napoli, dell’Università di Napoli ha rinvenuto sulla tavola un composto pittorico  utilizzato solo dal Genio Toscano.

LEONARDO DA VINCI E LA LUCANIA

E’ certo Il Duca di Acerenza , Vincenzo Pinelli , possedesse materiale autentico di  Leonardo di cui era grande  appassionato  , tanto che  fu  tra i primi a scrivere  nel 1585  sul Genio il libro  “discorso sulla pittura di Leonardo da Vinci” .

Anche il celeberrimo Trattato della Pittura  di Leonardo da Vinci , oggi conservato in Vaticano  altro non è che la copia dell’originale in possesso (  in mani proprie” ) del Duca di Acerenza.

L’eredità  del Pinelli   fu acquista  in  gran parte dal Cardinale Federico Borromeo  , ed oggi quasi un quarto della Biblioteca Ambrosiana è costituita dal  Codice Pinelliamo.

Un  importante  gruppo di manoscritti di Pinelli ,  fu acquisita nel 1716 da Lord Leicester  il quale  proprio quell’anno rese noti altri disegni  di Leonardo da Vinci , designati poi  con il nome di codice Leicester e poi Hammer , ed infine acquisiti   nel 1994  da Bill Gates , che ha fondato il prestigioso Centro Hammer  dell’Università di California , il cui Direttore  è proprio  Carlo Pedretti    .

 Raffaello Glinni