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Foto dal web
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Parma, 2014-04-05 – Hanno raggiunto anche Parma, dai lontani monti lucani, i suoni, i colori e le voci del celebre Maggioaccetturese. E’ avvenuto il 3 aprile, quando nella accogliente Casa della Musica, davanti a un folto e attento pubblico, è stato presentato il bel libro, I suoni dell’albero. Il Maggio di San Giuliano ad Accettura (Edizioni Nota, 2013). Curato dall’etnomusicologo Nicola Scaldaferri, si avvale dei preziosi contributi dello studioso americano Steven Feld, autore di una accurata registrazione tridimensionale di immagini e suoni, e del parmigiano Stefano Vaja, che ha realizzato l’apparato fotografico con Lorenzo Ferrarini.

L’evento, che è stato al centro di un ciclo di incontri organizzati nella città ducale sulle pratiche di musica popolare, ha consentito di mettere a fuoco il complesso fenomeno dell’antico rito arboreo, in cui convivono accanto alla componente religiosa, elementi eterogenei di carattere antropologico, sociale e simbolico, stratificatisi nel tempo. Come risulta dai numerosi e importanti studi condotti da illustri demo-antropologi, a iniziare dal compianto Giovanni Battista Bronzini. La proiezione di un interessante videoclip ha aiutato a ricreare le suggestive atmosfere dell’evento, ricostruendone le diverse e complesse fasi.Si son potute così rivivere le forti emozioni che ogni anno si ripetono quando, in occasione della festa del santo patrono, ad Accettura si celebra il matrimonio degli alberi.

Il piccolo borgo lucano, di circa 2000 anime, è adagiato fragli incantevoli boschi di Montepiano e di Gallipoli, dove avviene l’esbosco rispettivamente del Maggio, l’albero maschio, e dell’agrifoglio, la sposa detta Cima. Le due piante, trasportate poi in paese, la prima da una trentina di coppie di buoi e la seconda a spalla dai cimaioli, sono giuntate, raggiungendo la considerevole altezza di oltre trentacinque metri.  Erette nel centro del paese, si offrono infine alle acrobatiche esibizioni dei concorrenti, che ne tenteranno la scalata, per aggiudicarsi i ricchi premi, con una grande dose di abilità tecnica e di coraggio, davanti agli occhi ammirati dei numerosi ed esaltati spettatori.

L’evento assume dunque una forte valenza identitaria, come ha sottolineato nella kermesse parmense don Giuseppe Filardi, parroco di Accettura e studioso attento delle storia locale. Quest’ultimo, in un sintetico ma esauriente excursus, ha ricordato le origini della tradizione che, legata al culto di San Giuliano negli ultimi tre secoli, potrebbe però affondare le radici(è proprio il caso di dire!) in epoca medioevale, legandosi alle tradizioni dei Longobardi, i quali fondarono Accettura nella prima metà dell’VIII secolo.

Ma non ha mancato di contestualizzare l’antico rito del Maggio in un panorama più ampio, facendo riferimento all’adorazione dell’albero testimoniata nel Museo di Bagdad, che si perde nella notte dei tempi, all’albero della vita ricordato nella Genesi, all’albero della vipera, che a Benevento vide nel VII secolo protagonista il Vescovo Barbato, poi innalzato agli onori degli altari, e ancora storie e leggende legate all’albero della Croce o all’albero della libertà.

Ma il relatore ha tenuto a rimarcare,in modo particolare,le implicazioni socio-religiose del Maggio accetturese, concludendo che questo “realizza un’uguaglianza che spezza la precarietà della dimensione quotidiana, in cui ognuno si sente solo contro tutti e consente di vivere in modo liberatorio il faticoso lavoro di ogni giorno. Nella festa si crea una dimensione comunitaria; nessuno comanda, ma ognuno è spinto da una forza interiore che porta a compiere gesti antichi insieme agli altri”.