CONDIVIDI

boreanoDa due anni a questa parte la Regione Basilicata elabora strategie per fronteggiare l’emergenza lavoratori stagionali. Interventi che hanno portato alla creazione di una apposita Task Force e alla realizzazione di 2 campi di accoglienza (Palazzo San Gervasio e Venosa). Un progetto presentato in pompa magna e presentato, anche alla chiusura della stagione scorsa, come un grande successo. Purtroppo la realtà è molto diversa. Basta fare un semplice giro nella campagne di Venosa (in zona Boreano) o in quelle di Palazzo San Gervasio per comprendere il grande fallimento di un progetto nato male, gestito peggio e destinato ad essere necessariamente rivisitato.

Le campagne di Venosa e di Palazzo San Gervasio infatti, nonostante le ordinanze di abbattimento dei casolari imposte dalla Regione brulicano di migranti accampati alla meglio in rifugi di fortuna. Circa 700 persone (forse anche 800) migranti accampati nelle campagne e senza alcuna assistenza, senza acqua e senza elettricità. Nessun progetto per loro, l’assistenza lasciata alle associazioni che da sempre operano nel settore dell’accoglienza, ma che stranamente sono state escluse dalla Task Force e da ogni tavolo di concertazione regionale.

Nel frattempo, mentre una massa enorme di migranti si è ammassata nelle campagne in condizioni assolutamente inumane, i soldi della Regione vengono utilizzati per ristrutturare e mantenere in piedi due centri di accoglienza che restano vuoti. Nel campo di Venosa gli ospiti non arrivano a 40 a dimostrazione del fallimento totale del progetto che si voleva realizzare.

Purtroppo l’accoglienza non si improvvisa ma va costruita giorno per giorno, mese dopo mese. Occorre creare rapporti, avere contatti con i migranti, coinvolgere le associazioni che da sempre si occupano di tali problemi. Invece si è preferito dare tutto in mano a persone che non conoscono le realtà del territorio, che non hanno avuto alcun rapporto con i migranti che anno dopo anno sono venuti a lavorare nel territorio del vulture, ma soprattutto si è voluto creare non campi di accoglienza, bensì campi di prigionia. Centri dove non è possibile accedere se non si è nelle grazie di chi si è eretto a comandante supremo con pieni poteri. Nessuna associazione e nessun occhi indiscreto. Così chi per anni ha organizzato assistenza legale, sanitaria, corsi di italiano e momenti di confronto con i lavoratori stagionali resta fuori dal circuito, mentre rimangono all’interno del campo più volontari che ospiti.

Questa è la situazione dell’accoglienza nel 2015 nel Vulture. Questo è il fallimento delle politiche regionali. Un modello da non esportare se non si vogliono veri e propri ghetti stracolmi nelle campagne e campi di accoglienza vuoti.

Il consigliere regionale M5S

Gianni Leggieri