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E sembra un sabato qualunque, un sabato italiano. Il peggio sembra essere passato…!” Ma noi non abbassiamo la guardia, impegneremo tutte le nostre forze per far passare il referendum contro le trivelle.

petrolio basilicata
Petrolio Basilicata foto dal web

In questo sabato lucano qualcosa di straordinario, quasi inimmaginabile solo poche settimane fa, è accaduto in Consiglio Regionale della Basilicata: la maggioranza Pittella, nonostante i presunti successi (ricordate i punteggi tennistici sbadierati da Pittella dopo i colloqui romani?), ottenuti da un anno e mezzo a questa parte, ha deliberato 6 quesiti referendari sull’abrogazione delle controverse norme pro-trivelle, ovvero art.35 del Decreto Passera e art.38 dello Sblocca Italia. Finalmente un atto concreto dopo tante farse messe in campo durante gli ultimi mesi. Non dimenticheremo mai il clamoroso errore del 4 dicembre 2014, non dimenticheremo mai i finti scioperi della fame e i deliziosi Brodetti di Tornola: ci voleva tutto questo teatro per mandare un messaggio chiaro al ducetto di Firenze. Credeteci, fa una certa impressione ascoltare i discorsi dei vari Pittella, Lacorazza, Santarsiero, Braia, tutti novelli no-triv, tutti esaltati a strombazzare la loro nuova identità. Ma siamo stati  ben lieti di soprassedere alle loro crisi di identità e ad accettare di buon grado le deliberazioni proposte.

Tuttavia, da inguaribili pignoli quali siamo, volevamo dare un ulteriore contributo alla discussione e proporre altre due deliberazioni al consiglio regionale: quelle per l’abrogazione degli art. 35 e 37 dello Sblocca Italia, rispettivamente ‘sblocca inceneritori’ e ‘sblocca gasdotti-oleodotti’. Forse a qualcuno sarà sfuggito: durante i caldi giorni di agosto usciva un articolo del Fatto Quotidiano che elencava delle vere e proprie dichiarazioni di guerra da parte di alcuni governatori (Emiliano, Chiamparino, Crocetta e De Luca su tutti), tutti pesantemente contro il pericolosissimo provvedimento proposto da questo governo incosciente. Evidentemente in questo caso non vi è alcuna crisi di identità perchè, a sentire la dichiarazione di Cifarelli, il problema non ci lede, in quanto la Regione Basilicata ha già un inceneritore, “Fenice” di Melfi, il quale copre perfettamente il fabbisogno di circa 500mila Lucani. Il tutto con buona pace dei cittadini che vivono nelle zone a ridosso di quel mostro e che purtroppo ne respirano quotidianamente i veleni, ma anche in barba all’art.47 della Legge Regionale 4/2015 c.d “Strategia regionale Rifiuti Zero 2020”, legge impugnata dal ducetto fiorentino. Evidentemente la linea anti-Renzi all’interno di quella accozzaglia che si chiama Partito Democratico, non prevede un forte e chiaro segnale contro gli inceneritori. Poteva essere un impegno forte anche alla luce delle considerazioni di Berlinguer che auspicava una maggiore partecipazione delle regioni nella definizione della strategia energetica nazionale.

Non nascondiamo quindi la nostra soddisfazione essendo stati i primi a proporre questa soluzione lo scorso 21 luglio. Ecco cosa scrivevamo: “Deve partire da questa terra il messaggio guerriero al ducetto di Firenze, sarà poi naturale l’adesione delle altre regioni minacciate…” Era il nostro appello all’unità e in cambio Cifarelli ci accusava di aver fatto una fuga in avanti. Caro Cifarelli, prediligiamo la concretezza degli atti alle stucchevoli e fallimentari passerelle che troppo spesso si sono organizzate negli ultimi mesi.

Salvo sorprese, una volta soddisfatte le condizioni dell’art.75 della Costituzione (5 Consigli Regionali devono approvare i quesiti entro il 30 settembre affinchè si vada al referendum nel 2016), il M5S dispiegherà tutte le sue forze per il raggiungimento dell’obiettivo referendum. Sarà l’occasione per discutere anche delle proposte  che il M5S propone come alternativa alla ormai obsoleta politica del fossile, sempre più frutto di una azione governativa subordinata alle volontà spietate delle  lobby petrolifere e dell’incenerimento.

Gianni Perrino-Gianni Leggieri
Movimento 5 Stelle Basilicata – Consiglio Regionale