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Taranto – Si è svolto, in una magica serata dal clima quasi primaverile, presso la sede di Presenza Lucana di Taranto, per la cartella “Il novecento Letterario”, un incontro dedicato a Giuseppe Berto a 100 anni dalla sua nascita. L’incontro ha avuto come relatore Pierfranco Bruni, autore del nuovo testo “Giuseppe Berto: il coraggio di raccontare”, Edizioni Prospettive  Meridionali e nominato dalla regione Calabria Presidente del Comitato per le celebrazioni dello scrittore-giornalista. L’appuntamento è coinciso con la nomina di Matera a capitale della cultura 2019, per questo quando il Presidente Michele Santoro, ha annunciato che Matera era stata la città scelta, un lungo applauso si è levato spontaneo dai presenti all’incontro.

L’emozione è stata ancora maggiore pensando a tutte le altre grandi città europee che, a partire da Atene nel 1985, hanno avuto l’onore di rappresentare la capitale della cultura. La forza, la rabbia, la speranza non solo dei materani ma di tutto il popolo lucano e del sud, ha accompagnato la comunicazione della scelta di Matera. “Ringrazio il Comitato Matera 2019 per il gran lavoro svolto. Un augurio per presentare con altri paesi ed associazioni una serie di eventi che possano creare un valore aggiunto alla cultura del sud. Un grazie alle altre città, Lecce, Cagliari, Perugia, Ravenna e Siena ed ai comitati che hanno saputo creare un momento culturale di ottimo spessore. La semplice partecipazione sino alla fine è stata anche una vittoria per tutte” M.Santoro.
“I sassi di Matera sono angoli, spigoli, spaccati di storia e di civiltà. Nell’azzurro di un cielo che ha macchie di nuvole quegli incavi sembrano parlare linguaggi dimenticati ma che hanno un senso e raccolgono frammenti di epoche. I popoli qui si sono incontrati e hanno dato voce a ciò che oggi è silenzio. Tra i sassi le voci sono antiche e i silenzi sono ancorati nel tempo e le rughe delle stagioni ci parlano di incontri che sono stati vita” (P. Bruni) La base dell’amore e delle memorie di Pierfranco passa, inizialmente, dalla sua terra la Calabria, poi dalla Basilicata, dalla Puglia e del Mediterraneo in genere.
Per questo egli approfondisce i suoi studi su tutti quegli autori che nel sud sono nati, hanno soggiornato oppure hanno trovato estremo riposo come Berto, a Capo Vaticano, e Levi, ad Aliano.

Matera capitale della coltura ha fornito a Bruni lo stimolo per ricordare anche l’inviato Berto che parla della Basilicata e di Matera in un suo scritto.
Su un altro grande del nord Carlo Levi, l’autore si è soffermato a lungo per ricordare l’amore del poeta-scrittore-pittore per Matera, dov’è conservato il suo capolavoro “Lucania 1961” esposto nel Palazzo Lanfranchi sede del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata.

Quello di Bruni è un approfondimento, sia del letterato e sia dello storico, che si snoda su vari fronti alla ricerca di carteggi, foto, documenti, scritti che formano uno studio che, con puntualità, è pubblicato in Italia e anche in Europa, come quest’ultimo su Berto.
Una passeggiata di Bruni fatta con il padre conserva una bella liricità alimentata dai ricordi che lentamente si spengono lasciando lo spazio alle memorie.
“Sono appunto le memorie che segnano i passi della nostra storia e la trasformano”.

L’incrocio degli episodi di vita raccontata dal padre su Giuseppe Berto, Bruni li ha portati sempre con sé, al pari degli scritti Il cielo è rosso, Il male oscuro, Anonimo Veneziano, con relativo film protagonisti Tony Musante e Florinda Bolkan e La gloria. Il saggio di Pierfranco Bruni, è arricchito da capitoli scritti da: Mauro Mazza, Gerardo Picardo, Marilena Cavallo, Claudia Rende e Micol Bruni. Trizia Pulpito ha letto un brano tratto dal testo dal titolo “Quella sera ho passeggiato con mio padre” Cosimo Maraglino, al flauto, e Federica Strusi, al violino, hanno iniziato e conclusa la serata con due brani di musica classica.
“Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si scorgevano magiche isole, era la mia seconda terra, e qui son venuto a vivere.
Sto su un promontorio alto sul mare, è un panorama stupendo. E quando il giorno, dalla punta del mio promontorio, guardo gli scogli e le spiaggette, cento metri sotto il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno di quei luoghi più belli della terra”. (G. Berto)