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parmaParma, 19-10-2014 – Venerdì 17 ottobre 2014, ore 17: la superstizione è servita! Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini annuncia ufficialmente che Matera ha vinto l’appassionante gara per la designazione a capitale europea della cultura 2019, superando Lecce, Perugia-Assisi, Ravenna, Siena e Cagliari, le cinque autorevoli contendenti rimaste in lizza delle 21 candidate originarie. Dopo Firenze nel 1986 e Genova nel 2004, Matera è dunque la terza città italiana, la prima del Sud, a meritare l’ambito riconoscimento. Che può diventare occasione di riscatto per una città, che negli anni ha attirato studiosi come Edward Banfield, Friedrich George Friedman, Angela Zucconi, o sedotto artisti e scrittori come Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Franco Rosi, Mel Gibbson, José Ortega, o coinvolto imprenditori illuminati come Adriano Olivetti. Ma può anche aiutare un’intera regione a liberarsi dalla secolare condizione di marginalità, cui è stata condannata, non ostanti le notevoli risorse storiche, ambientali e culturali di cui dispone.
Non stupisce, perciò, che nella città dei Sassi la proclamazione sia stata accolta con un’esplosione di gioia dalla folla in trepidante attesa davanti al maxischermo di piazza San Giovanni.

Anche la nutrita colonia dei lucani di Parma, comunque, ha vissuto l’esaltante momento con legittima soddisfazione, orgogliosa di aver offerto alla causa un minuscolo ma prezioso contributo. Per iniziativa dell’Associazione Lucana, presieduta da Antonio Zasa, la città ducale, infatti, ha ospitato il 27 e 28 aprile 2013, nella Casa della Musica, una splendida kermesse artistica e culturale dedicata a Egidio Romualdo Duni (Matera, 1708 – Parigi, 1775), il grande musicista che dimorò dal 1750 al 1756 alla vivace corte parmense del duca Filippo I, prima di trasferirsi a Parigi e girovagare per varie città europee.

Di particolare significato fu allora l’organizzazione del convegno,che servì a illuminare la seducente ma non del tutto nota personalità del Duni, «protagonista di uno dei più vivaci capitoli del teatro e della musica settecentesca», coinvolgendo studiosi autorevoli come Dinko Fabris, Lorenzo Mattei, Rolando Pfeiffer, Paologiovanni Maione, David Charlton, Michel Noirav, Giovanni Polin, Gustavo Malvezzi, Paolo Russo.

Gli atti del convegno sono stati raccolti poi nel volume I due mondi di Duni – Il teatro musicale di un compositore illuminista fra Italia e Francia(Libreria Musicale Italiana, Lucca, 2014),curato dallo stesso Paolo Russo e pubblicato col contributo dell’Università degli Studi di Parma, della Regione Basilicata e del Comune di Matera. Un’opera davvero meritoria, perché propone accurate indagini dei diversi generi e stili del teatro musicale europeo, in cui Duni si mosse con sicura padronanza, grazie alla rara e fine educazione umanistica ricevuta in patria. Sicché, come si sottolinea nella presentazione, egli deve essere considerato «un artista ben radicato nella sua terra, da cui trasse linfa per partecipare con ruoli di primissimo piano alle vicende del teatro continentale».