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antonio_lotierzoE’ uscito in questi giorni per le Edizioni Delta 3 il saggio sulla musica popolare “Io tengo un organetto, Canti eleuterici” a cura di Antonio Lotierzo che raccoglie canti dialettali della tradizione lucana trascritti da Antonio Fortunato con spartiti di Riccardo Fittipaldi. I canti che sono stati recuperati e riproposti nel libro sono ventisei, tutti espressione dell’oralità più laica e profonda della tradizione popolare, quelli che Antonio Fortunato ha appreso ascoltandoli dai canterini nostrani fra 1959 e 1964, dai portatori e musici di strada come Savino Donato “u viuline” o Michele Langone “u nduòrchie”. Alcuni canti sono poi accompagnati dagli spartiti musicali di R. Fittipaldi.

Scrive Lotierzo nell’ampio ed esaustivo apparato critico che introduce e accompagna i canti: “Buona parte di questi canti è collegata con il comico. Il comico esplode nell’oralità, a diretto contatto con il pubblico, in un botta e risposta che lo scritto non riesce a riportare. I paesi sembrano privi di teatri, ma il vero teatro si svolge in piazza, dove i gruppi amicali recitano le parti che la vita assegna loro. In queste ventisei canzoni raccolte da A. Fortunato tutto il materiale vive sotto il segno della comicità, della rapida e lapidaria battutaccia. Il riso esprime la denunzia di atteggiamenti devianti rispetto all’ordine del sistema sociale ma al tempo stesso li lascia vivi ed operanti. La comunità storica accetta attraverso il riso l’evidenza di una deviazione, constata un rovesciamento (sarà anche un “rovescio della pelle”?) di valori, gestisce l’osceno e la morte, la fame e il disordine. La cultura popolare non ha paura della sessualità ma l’addomestica con la risata, ne gestisce l’uso di fecondità, che permette alla comunità di sopravvivere”.

La riscoperta di questi canti ci permette dunque di comprendere meglio il nostro passato e le nostre tradizioni, ma anche di non dimenticare le nostre radici e le nostre origini contadine, un patrimonio di inestimabile valore che senza la passione dei tre autori, sarebbe andato altrimenti perduto. Di seguito uno dei canti esemplificativi, ironico e divertente che tratta di tematiche popolari universali della civiltà contadina, come le difficoltà collegate al prestito, che, per costume, conveniva negare o non chiedere del tutto.

1 – U ’mbrieste

Chi mbresta, u cule n’ce resta.

Chi mbresta u cule n’ce resta

Chi mbresta!

Quann’ n’amiche te vene a truva’

nu piacere tu n’ce l’è fa.

E quante u piacere tu n’ce l’è fatte

se ne vai cuntente e suddisfatte.

Passa nu mese, ne pàssene rui.

Passa n’anne, ne passene tre,

quante tu vai pe n’ci circà,

idde se mette a ghiastumà.

E ghiastèma accussì spisse

cumme se tu n’già vissa rà a ìsse.

Po’te rice: uè cumbà tu sai ca l’è ave’,

ìje sacce ca t’àggia rà,

mo’ chi cazze m’ì cierch’affà!

Traduzione letterale: 1 – Il prestito

Chi presta, il culo gli resta. / Chi presta, il culo gli resta, a chi presta. / Quando un amico viene a trovarti, / un piacere glielo devi fare. / E quando il piacere glielo hai fatto, / se ne va contento e soddisfatto. / Passa un mese, ne passano due. /Passa un anno, ne passano tre. // Quando vai per fartelo restituire, / lui si mette a bestemmiare. / E bestemmia così spesso, / come se glielo dovessi dare tu a lui. / Poi ti dice: compare, / sai che devi averlo, / io so che te lo devo restituire, / ora perché me lo richiedi?

Antonio Lotierzo, saggista e poeta, si è occupato di materiali antropologici, storici e letterari, fin dal 1980. Ha pubblicato: Antropologia e cultura popolare (Lacaita, Manduria, 1983); Canti popolari di Spinoso (Ferraro, Napoli, 1984); Visioni di Basilicata (Ciessetti, Napoli, 1984); San Gianuario. Agiografia e folclore (I. G. E. I, Napoli, 1985); Tempo e valori a S. Cipriano d’Aversa (Arte Tipografica, Napoli, 1990); Statuti, bagliva e conti comunali in Basilicata (Curto Editore, Napoli, 1999); Poesie. 1972-2000 (Dante & Descartes, Napoli, 2001); Suonaci una poesia, Yzu (Erreci, Anzi, 2012).

Antonio Fortunato, funzionario scolastico, è portatore di oralità lucana che, insieme al figlio Giovanni, va ricomponendo anche musicalmente.

Riccardo Fittipaldi, medico. Cultore raffinato di musica.

Maria Pina Ciancio