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lupo a parmaGiuseppe Lupo fa tappa anche a Parma, per presentare al pubblico dei suoi lettori l’ultimo romanzo, L’albero di stanze, uscito nello scorso ottobre presso l’editore Marsilio. Al centro della narrazione è appunto “la torre dei Bensalem”: una casa costruita con stanze una sopra l’altra che, nel momento in cui sta per essere abbandonata, non vuole perdere la sua storia snodatasi attraverso cinque generazioni fino al passaggio dal secondo al terzo millennio. Affidando perciò le sue memorie, a partire dal patriarca Redentore, alla narrazione di Babele Bensalem, lascia parlare i muri, che “non ce la fanno a stare zitti. Parlano, parlano, si imbrogliano per troppa irruenza, cercano di mettere ordine nella matassa dei discorsi che si è formata anno dopo anno, filo allacciato a filo, come la camicia di pittura, uno strato sopra l’altro”.

Si intuisce agevolmente che anche nell’ultima opera Lupo, in maniera coerente, conferma le peculiarità di una scrittura che, connotata da un originale e inconfondibile stile immaginifico e stupendamente segnata da suggestive accensioni metaforiche, crea trame di vita intessute di sogni e di ricordi e concepisce vitalizzanti utopie.

G.Lupo
A Sinistra Giuseppe Lupo alla Biblioteca Comunale di Stigliano con il Prof. Angelo Vito Colangelo

 Lo scrittore lucano, nonché docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano-Brescia, arricchisce così il suo prezioso mosaico narrativo, iniziato a costruire nell’ormai lontano 2000 con il bel romanzo L’americano di Celenne, cui sono seguiti, nell’arco di tre lustri, Ballo ad Agropinto, La carovana Zanardelli, L’ultima sposa di Palmira, Viaggiatori di nuvole.

Una ricca produzione narrativa, quella di Lupo, che ha meritato non solo un ragguardevole successo di pubblico, ma anche l’apprezzamento dei critici. Ad iniziare dal compianto Sebastiano Vassalli, che non molto tempo prima di morire non esitò a polemizzare sulle pagine del Corriere della sera con la giuria del Premio Strega, che aveva colpevolmente trascurato l’opera di Lupo, da lui ritenuto una delle voci più autentiche ed originali nel concerto della narrativa contemporanea.