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abbazia sant'angelo al raparo
abbazia sant’angelo al raparo

SAN CHIRICO RAPARO (PZ) – Il sito monumentale di Sant’Angelo al Monte Raparo, a circa 6 km dall’abitato di San Chirico Raparo, ospiterà nei giorni di giovedì 18 e venerdì 19 agosto la seconda edizione delle Giornate Basiliane, organizzate dall’amministrazione comunale in collaborazione con l’associazione culturale “Il Circo dell’Arte” e con la direzione artistica della Artistica Management di Pasquale Cappiello.

La manifestazione, patrocinata dalla Presidenza FAI Basilicata, dalla Regione Basilicata e dal Consorzio del Raparo, rientra tra le iniziative attivate da alcuni anni per il lancio turistico dell’abbazia, tappa di avvicinamento all’inaugurazione che avverrà nel 2017.

Il programma delle Giornate Basiliane prevede l’apertura al pubblico mattutina e pomeridiana del sito, con la presenza di operatori culturali e visite guidate a cura di apprendisti ciceroni, grazie alla collaborazione con il FAI, oltre allo svolgimento di numerose iniziative di carattere artistico e culturale: le performance musicali live del progetto AeyrA, dell’arpista Jakub Rizman e del chitarrista Marco Ielpo, due concerti per pianoforte dei compositori Roberto Jonata e Rocco Mentissi , lo spettacolo teatrale “Sei corde, due dialoghi e una comica finale” con lo scrittore Giuse Alemanno, la presentazione del libro “Calm beach” dell’autore Stefano Delacroix.

giornate_basilianeNel corso delle due giornate, inoltre, saranno esposte le opere di arte contemporanea del maestro Roberto Bellucci. L’abbazia di Sant’Angelo al Monte Raparo si fregia del titolo di Monumento Nazionale dal 1927. Le sue radici storiche sono collegate all’espansione migratoria dei monaci oranti aderenti all’ordine basiliano, costretti dalle persecuzioni iconoclaste a cercare rifugio in zone interne e impervie come quella del Raparo.

La comunità monastica insediatasi a Sant’Angelo è riconducibile a San Vitale di Castronovo, che nel luogo dell’abbazia fondò un cenobio tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Successivamente la struttura fu abitata da monaci benedettini fino al XVI secolo, epoca in cui probabilmente iniziò il graduale declino e abbandono del presidio.

Nel corso degli ultimi anni è stata attuata un’azione di recupero e di fedele ricostruzione monumentale, grazie all’investimento di cospicue risorse pubbliche. Nel prossimo anno saranno realizzati i lavori di intervento interessanti la grotta, sede dell’antico insediamento cenobitico, con l’allestimento di installazioni multimediali e scenografiche.

L’attività di promozione e valorizzazione turistica del bene architettonico, che torna alla fruizione pubblica dopo secoli di oblio, potrà in futuro puntare sulle diverse tematiche connesse ad esso: quella religiosa, quella architettonica relativa allo stile di costruzione greco-bizantino, quella letteraria in riferimento all’umanista Giovanni Pontano che in questi luoghi trovò ispirazione per i suoi esametri dedicati al mito del fauno Capripede e della ninfa Ripenia, quella ambientale in quanto sito di interesse all’interno del Parco Nazionale Appennino Lucano per la presenza nella grotta di un’importante colonia di pipistrelli.