CONDIVIDI

Ginestra – Ogni anno nel piccolo centro arbereshe (fondata nel 1478 da Francesco Jura, capo condottiere degli esuli albanesi di Scutari fuggiti dal proprio paese dopo la sconfitta contro i turchi) di poco più di 700 abitanti si rinnova la festa in onore della Madonna di Costantinopoli. Il martedì di Pentecoste ed il secondo martedì del mese di agosto, sono due date importanti per questo popolo, tanto devoto alla Madonna di Costantinopoli. Gli albanesi che fondarono Ginestra cotruirono una cappella che dedicarono alla Madonna di Costantinopoli, infatti ai lati dell’effige vi sono dei soldati i quali stanno a rappresentare la loro venuta e quella della Vergine a Ginestra. La tradizione popolare dice che la Madonna andò in sogno ad un popolano al quale additò il luogo dove avrebbe trovato la sua immagine dipinta. Quell’uomo si recò sul posto con altri e dopo aver cercato e guardato trovarono l’effige su una quercia. La cappella fu costruita ed i devoti Scipetari, in una radiosa mattina di maggio, trovarono sull’altare un bellissimo quadro dell’immagine della Madonna di Costantinopoli che essi già conoscevano. Da quella prima domenica di maggio si celebra ogni anno la festività della Madonna di Costantinopoli. Per ricordare tale avvenimento il giorno della festa, che si celebra il martedì di Pentecoste,fino agli anni ’80, i genitori dei bambini di pochi mesi fino a tre anni, scelgono tre uomini e tre donne i quali passano il bambino, a turno per tre volte, intorno a rami legati di quercia. Dopo comprano e donano giocattoli e vengono chiamati in dialetto: “i cumpar de lu vscid”. Nella chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli ed in quella di San Nicola dal 1468 fino al 1627 si celebravano le messe col rito greco-ortodosso perché la popolazione era mista di italiani ed albanesi e questi ultimi, nel popolo divenuto bilingue,prevalsero, spesso nascevano discussioni ed il Vescovo di Melfi, Monsignor Diodato Scaglia, volendo togliere abusi, superstizioni e, soprattutto, dissensi, che arrecavano nel paese lo scisma,abolì il rito greco-ortodosso senza contrasti essenso il casale abitato da poche centinaia di abitanti. Al rito greco si sostituì il latino. Nel paese rimane la lingua arbereshe, però va perdendo la primitiva impronta. Le istituzioni, scuola, sportello linguistico comunale e la pro-loco, attraverso un’azione congiunta, potrebbero salvare questo patrimonio culturale dalla sua estinzione.
Lorenzo Zolfo