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ANTONIO ROMANO
Primo piano Dott. Antonio Romano

Ginestra – Non si placano ancora le lamentele sulla dinamica dell’incidente ferroviario Bari-Corato, in cui persero la vita 23 persone, tra questa anche una lucana. Il dott. Antonio Romano, originario di Ginestra, con laurea in sociologia, esperto di economia, è fortemente convinto che si poteva fare qualcosa in più per gli investimenti di infrastrutture nel Sud Italia: “Oggi, dopo qualche giorno e a mente fredda, scrivo a proposito della strategia economica  sullo spostamento degli investimenti pubblici dalla persone alle cose e la connessione con il terribile incidente ferroviario di Corato. Tutto questo può accadere, quando si investono risorse pubbliche sulle persone al solo scopo di “mantenere” centinaia di migliaia di dipendenti pubblici al 50% inutili, incontrollabili e inefficienti (256.000 dipendenti pubblici complessivi in Puglia a tempo indeterminato, mentre la Svizzera intera ne ha solo 126.000 efficientissimi tra l’altro in riduzione dal 2015) ed invece queste spese pubbliche, non si investono alla realizzazione di opere utili che danno lavoro e servizi moderni ad esempio come il raddoppio di strade ferrate monorotaia o strade a mono corsia.

Trasferire soldi alle persone non aiuta l’economia, anzi la deprime, deprime la creatività  e aiuta l’aumento del debito pubblico.

Pensate bene, lo stato italiano spende in Puglia al mese, 1.024.000.000 (un miliardo e 24 milioni di euro), per mantenere e pagare un esercito di impiegati pubblici pugliesi e poi non riesce a spendere 47 milioni di euro per fare il raddoppio delle Ferrovie Bari Nord, non al mese, ma solo una volta e …. per sempre.
Non riesce neanche a “liberare” o autorizzare un progetto di finanziamento privato (project financing) per raggiungere lo scopo o per collegare l’aeroporto di Bari all’autostrada.
Niente, nulla, lo Stato (Regione) non sono in grado di fare nulla e neanche pensare in forma creativa, economica e proattiva.
Comprendere, che si spendono più di un miliardo al mese per “mantenere” una moltitudine umana senza responsabilità e produttività e che almeno il 50% di questi hanno funzioni inutili o meglio inventate e non si riescono a spendere 47 milioni una volta e per sempre,  per fare il raddoppio di una ferrovia che serve 1.450.000 abitanti, è davvero una cosa tanto difficile da capire ???
È davvero una problematica tanto difficile da superare, decidendo di far fare a privati o delegare un project financing ??
Non bisogna essere Socioeconomisti per comprendere e risolvere questi micro problemi.
Inoltre, non è altrettanto chiaro che in questo modo, il danaro pubblico è usato evidentemente per voto di scambio e consolidamento del potere ????.
Basterebbe solo un po’ di buon senso e di competenza o semplicemente copiare come gli asini, o di imitare come i pappagalli, altri paesi che usano il sistema economico
“Investimento pubblico, Controllo, Erogazioni di servizi, Redditività, Sviluppo”,
cioè, investimenti sulle cose e non sulle persone.
Le persone devono ottenere benefici dagli investimenti produttivi dello Stato e non ricevere benefici creando lavoro improduttivo e senza dare in cambio servizi migliori e avanzati.
Adesso si cercano i colpevoli e le colpe del disastro che ha distrutto la vita di tante famiglie, ma i veri colpevoli si trovano tra la classe politica e l’amministrazione pubblica che è miope, costosa, inadeguata, inefficiente, inefficace, antica e mafiosa nei comportamenti.
Un autentico insensibile mostro amministrativo che nessuno vuole modificare e che solo un Governo competente e deciso può modificare.
La politica, gli italiani e lo stato, sono incapaci di comprendere le grandi questioni e pianificarle, avere una strategia e obbiettivi.
Gestire il “giorno per giorno” non funziona e non ha mai funzionato se non per creare disastri e debito pubblico progressivo.Il miglior modo di prevedere il futoro è pianificarlo.
Il numero di 3.238.474 di dipendenti pubblici a tempo indeterminato, più migliaia di consulenti, più migliaia di dipendenti parastatali o equiparati, più dipendenti a termine o supplenti, più i migliaia di dipendenti del Senato, della Camera, del Quirinale e della Corte Costituzionale, più tutti quelli che vivono della politica e dei finanziamenti pubblici, (ben oltre 5 milioni di persone), sono una massa multiforme senza controllo, senza un obbiettivo, senza una direzione, senza formazione, senza una performance quantitativa verificabile, quindi, senza una strategia.  Sento giornalmente  i commenti di studiosi e ricercatori stranieri (sociologi, economisti) che si occupano dell’Italia e del comportamento pubblico dello stato italiano e onestamente  provo un discreto senso di vergogna nel condividere le loro giuste e ovvie osservazioni che sono anche le mie da anni”.