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Lettere dagli emigrati lucani

Accettura

Scorriamo alcune lettere inviate da emigrati lucani ad amici e parenti. Sono la testimonianza di una vita apparentemente grama, inerte: lettere di contadini e artigiani che continuano a restare tali,chiusi nel circolo dei compaesani e dei correligionari,i paesani turbati ed avviliti da un certo complesso di cafoneria che li tiene emarginati dalla vita sociale e gli impedisce di inserirsi nelle nuove comunità di adozione,soprattutto quando c’è la difficoltà della lingua straniera.

Da Genova Rocco Cuccaro scriveva alla mamma in Lagonegro nel 1958:

“Cara mamma ti scrivo questa lettera che non imbucherò.Soltanto così potrò veramente dirti tutto di me e della vita che conduco a Genova.Tu continuerai a ricevere, puntualmente, le mille lire la settimana e avrai la sensazione che io lavoro e sto bene. Sarai quindi serena e andrai dicendo in paese che tuo figlio sta facendo strada con il lavoro .Purtroppo, cara mamma, non è così. Qui non ho un lavoro fisso, ma mi arrangio alla meno peggio,sperando in giorni migliori. Mi è doloroso essere lontana da te, dal paese dai cari ricordi lasciati nella terra dove sono nato, e non sentire la tua voce…….Scusami lo sfogo,non ho nessuno cui confidare le mie pene.Oggi non ho una lira e debbo dare almeno 200 lire alla padrona della casa in cui dormo.Non puoi immaginare come dormo in una…. stanza,se così debbo chiamarla,dove siamo in sei,tutti meridionali,vincolati ad un orario d’uso,dalle dieci di sera alle otto del mattino.I pasti? Che ossessione pensando che vanno pagati.Se riesco a consumarli,mi sento meglio e mi sembra bello vivere.Ma quando sono preso dalla fame,allora vedo tutto nero e mille pensieri mi passano per la testa.Penso a te,ricordo quando ero bambino,la tua ricerca dell’erba selvatica,il lavoro d’impagliamento delle seggiole,le tante cose che facevi per procurarti il cibo.Ricordo che dicevi “Cresceranno i miei figli e cesserò di soffrire.”Non so come farò a spedirti il denaro,ma tranquillizzati:lo avrai a tutti i costi.Tuo Rocco.

Dalla Germania alla moglie di Accettura:

“Carissima mogliera,come appena siamo arrivati ti scrivo le mie notizie.Siamo arrivati e io e compare Pasquale;tutto m’apettavo tranne che di trovare un altro mondo.Qui i cristiani sono tutto il contrario del paese nostro;non si capisce come parlano.Sembrano tutti arabi e giargianesi.Non si capisce chi è femmina e chi è maschio:Tengono i capelli lunghi,lunghi.Ieri ho preso servizio alla ditta e ho lavorato;un lavoro non tanto pesante quanto lordo.Mi fanno stare come Ecce homo;non fa niente perchè devo fare la dote a Teresa.Ti raccomando di non fare stare Mincuccio (fidanzato di Teresa) fino a tardi la sera a casa;perchè la gente parla male.Ai primi del mese ti mando la prima mesata;moglie mia è finita la miseria:Mi ha detto il padrone che prenderò 150.000 lire al mese.Ti raccomando,cara mogliera,per Antoniuccio,che è zico (piccolo);non lo fare andare in giro,perchè manca l’attane (il padre).Se avessi trovato lavoro ad Accettura non sarei andato via per i figli che sono zichi (piccoli).Cara mogliera,ogni tanto fatti vedere dal maestro e fatti dire come si comportano,perchè come sai, cara moglie,l’educazione è la prima cosa.Noi siamo cresciuti nei rispetti (sacrifici) e abbiamo lavorato da zichi,perchè tatto (papà) mori giovane giovane e nessuno ci ha guidato e ci ha fatto studiare.Cara mogliera, statti attenta quando vai alla campagna con l’asino che è infame e ti può far cadere a te e ai figli.Cara mogliera,iò core mio è sempre in mezzo a te e ai figli.A tutti quanti, a Giovanni,a Vincenzo,a Rocco,a Rosa,a Teresa e a te ti abbraccio tuo marito Salvatore.Ciao, ciao a Mincuccio e saluti al vicinato.”

Oronzo Paradiso contadino di Matera emigrato a Toronto (Canada) scrive al cognato Cosimo Piumino.La forma di questa come di altre successive lettere risulta,rozza sconnessa,e linguisticamente scorretta.

“Caro fratello,ti scrive queste due righi diletere per darti notizie della mia buona salute che ringrazio a Dio stiamo tutti bene di famiglia e così spero sempre di sentire di voi tutti.Noi qui ci troviamo molto bene però l’aria è molto fredda e pesante e il sole si vede una volta all’anno ma dopo tutto ci troviamo bene e siamo molto felici……”

Eustachio Coretti da New York scrive al fratello Angelo,abitante a Matera.

“Carissimo fratello con tanto piacere ti scrivo questi due righi di lettera per darti notizia della nostra buona salute e così spero a Dio di sentire di voi con tutti di famiglia.

Da Nurthinger?( forse Nurthingen) (08/03/1972)

“Cari genitori risponno subito alla vostra cara lettera per farvi sapere che sto bene e non mi manca niente garazie a Dio…Io tutti i giorni vado a fatigare da una ditta di cemento….. e il sabbato e la domenica non vado a lavorare e vado al divertimento e a ballare perchè il divertimento non è come al paese nostro,che si va a giocare alle carte al bar o alla cantina che poi sei criticato un poco dalla gente,qui vai al cinema e tutti ti rispettano perchè ogni persona si fa i fatti suoi….Non verò nemmeno a votare perchè non credo più a nessune persone e a nessun partito perchè pensano tutti ai loro e noi siamo sempre i fessi a litigari fra amici perchèperchè quello è democratico e quello è compagno e quello è socialista,non vale più la pena a incaricarsi di politica,perchè è diventata una cosa insopportabile,perciò voi quando vengono le persone a casa che vogliono il voto dite a tutti sì e li tenete contenti e gabbati e non vi fate nemici di nessuno.

(15/03/1972)

Cara mamma …. ti dico pure che a fare questa vita non ce la faccio più perchè penso notte e giorno ai mie figli che sono malate ….non so se verrò all vitazioni se non è obbligatorio non vengo perchè io ho bisogno di soldi per i miei figli perchè da quando sono nato non ho fatto nemmeno un giorno di lavoro nel nostro paese promettono solo quando anno bisogno del mio voto ma io mi sono convinto che sarà sempre così bisogns stare sempre all’estero per vivere.

(17/03/1972)

“Cara moglie non appena sono giunto subbito ti scrive…. manca appena poco più di un mese per poterti abbracciare a te e i cari figli perchè penzo che il voto mio come di tutti che dà il voto come a me emigrato in Germania è abbastanza necessario perchè questa vita all’estero deve finire una volta per sempre non può continuare più ormai siamo stufi di questa vita abbiamo una moglie e molti figli e ce li tengono lontani;è mai possibile che solo al paese nostro deve mancare il lavoro e ci dobbiamo morire di fame dobbiamo protestare questa volta devo votare comunista che è il partito nostro.”

Tratto da Sud Antico e Nuovo di Francesco P.Nitti