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Giuliano B.V.

Accettura

Giuliano B.V. era povero, poverissimo ma vivendo in paese (Accettura) stava meglio di Nardino il giovanissimo bovaro proprietario. Giuliano disoccupato aveva diciassette anni la mamma già vecchia o almeno così pareva e una sorella di otto anni; il padre era morto in guerra nel 1940 “in combattimento nell’ospedale di Brescia” diceva Giuliano. Il cantoniere mi aveva raccontato che era un po’ citarra cioè un po’ scemo; e in effetti dall’aspetto allocchito e dalla parlata lenta e biascicata dava l’impressione di esserlo. Lo avevo conosciuto a Matera dov’era venuto per tentare di avviare verso Roma una pratica di pensione che si era fermata in ufficio periferico; e allora mi aveva promesso che sarebbe venuto da me – quando mi fossi recato in vacanza alla cantoniera – per portarmi alcuni barili d’acqua dal fontanino dell’Acquirenza. Era un lavoro piuttosto faticoso ma egli lo fece poi con molta cura e sollecitudine. Mi aveva detto di essere parente del cantoniere ma non ci avevo badato poi gli chiesi che rapporto di parentela esistesse fra lui e il cantoniere e me lo disse, accompagnando le parole con un sorriso malizioso “ dopo che mio padre è morto il padre del cantoniere si è tenuta mia madre vedova e da questa unione è nata mia sorella perciò io sono fratello del cantoniere”. Giuliano voleva un gran bene a questa sua sorella e aveva già deciso, così mi disse di rinunziare per lei alla sua parte di proprietà che cosa possedessero, egli me lo precisò : un mezz’etto (mezzo tomolo) di terra coltivata a frutteto con sei sette alberi di mandorli, mele e un pero secco, da dividere con lo zio Donato B. e col cugino Nicola B. Ma avevano anche un tugurio di un vano ancora intestato alla nonna, un po’ di panni, quattro o cinque sedie tutte scasciate diceva Giuliano, un barile per l’acqua, una mezza buffetta (tavolo) per mangiare. Giuliano aveva fatto domanda per essere assunto come “spazzino provinciale” così diceva, cioè per i lavori sulla strada provinciale ma gli avevano risposto che non c’era lavoro e che, naturalmente, avrebbero tenuto conto della domanda, in caso di bisogno. Quella lettera di risposta se la teneva conservata gelosamente e aspettava così da mesi che lo chiamassero. Nella domanda che fece scrisse pure che aveva frequentato “il primo” cioè la prima classe media di una scuola privata in Accettura. “Avrei il diploma della licenza media” – mi diceva con una punta d’orgoglio – “se avessi continuato il secondo e fossi arrivato al terzo”. Abbandonò la scuola perché la mamma con sei o sette mila lire di pensione non ce la faceva. La terra non rendeva: avevano ricavato quell’anno settanta kg di grano da trentacinque che ne avevano seminati. Gli avevano suggerito di scrivere per trovar lavoro ed egli aveva scritto al prefetto di Matera quattro o cinque volte ma non aveva avuto risposta; al presidente della provincia e questi gli aveva risposto di aspettare; era la lettera che conservava gelosamente. Mi mostro una copia di una delle tante lettere scritte prima in carta semplice e poi in carta bollata. Eccola: Eccellenza Prefetto della provincia di Matera Il sottoscritto orfano di guerra si rivolge a Sua eccellenza per un aiuto, avendo fatto da quattro o cinque mesi la domanda come cantoniere sulla strada provinciale di Matera, spedite alle mane del presidente della provincia finora nulla è pervenuto a mio riguardo, nemmeno la risposta. Eccellenza faccio consapevole che in Accettura e tutti altri paesi qui intorno ci sono una quindicina di operai che sono fissi a lavorare sulla strada. Eccellenza come pure gli faccio consapevole che noi orfani le condizioni disastrose senza nessun spallaggio e senza raccomandazione siamo abbantonato e non ci danno retta. Ci sono in servizio personali che non hanno bisogno e nessun diritto. Il sottoscritto si rivolge a Sua Eccellenza che darete ordine alla provincia fare bandire un concorso così potremo partecipare tutti e chi avrà capacità e più diritto e male condizione, metteranno in servizio. Sicuro di un vostro intervento vi saluto devotissimo Giuliano B.V. fu D. Giuliano continuò a scrivere anche se continuavano a non rispondergli. Non era capace di alcuna ribellione in questo mondo che egli accettava serenamente, con la coscienza del rispetto dovuto all’altrui personalità e della misura della propria. Gli domandai se si fosse rivolto mai a qualche sindacato o alla camera del lavoro, per trovare un occupazione. “No, mi disse, la camera del lavoro del mio paese è una camera ad aria. Non c’è unione quando c’è lo sciopero, non c’è niente”. Gli accennai ai partiti politici. “Sono democratico e cristiano” – rispose – “perché mia madre ha votato con la democrazia perché è stata obbligata come tutti, ha avuto l’avviso dalla guardia che l’ha portato”. Parlai con lui anche degli spiriti, “Ci sono gli spiriti nel tuo paese?” gli chiesi. “Ci sono tutte le cose” rispose, “così dicono che li hanno visti di parlare quando uno ha preso gli spiriti dicono che parla lo spirito nella persona”. “Tu ci credi?” “Ma, non so”. “Sei stato mai fuori del tuo paese e dove?” “Due vote a Matera, la prima volta a sei anni quando ci mandarono a chiamare per fare i raggi, che dicevano che avevamo la stessa malattia di mio padre, bronchite e polmonite. La seconda volta sono stato quest’anno per due giorni per la pensione di mia madre. Sono stato anche ad Oliveto Lucano molte volte e so com’è combinato. Sono stato a San Mauro Forte di passaggio per andare a Matera; e poi sono stato in tutti gli altri paesi che abbiamo passato per andare a Matera. Giuliano mi parlava spesso della nonna materna dalla quale riceveva qualche aiuto. La nonna possedeva un tomolo e mezzo di terra a seminativo; terra di montagna, terra in pendio spesso lavata dalle abbondanti piogge invernali. La povera nonna avrebbe fatto di più per lui, mi spiegava Giuliano se non avesse subito a Martina Franca un operazione agli occhi, che è costata molto ed ora non ci vedeva più. Gli zii neppure potevano aiutarlo perché avevano figli: uno ne aveva nove, un altro sei, e gli altri di meno. Tiravano tutti a campare, lavorando per conto di altri in campagna. Giuliano non se la prendeva né nutriva risentimento contro chi che sia, la vita è dura e difficile, così ragionava e così gli diceva la madre, e non si possono cambiare le cose dell’oggi al domani. Bisognerà continuare ad attivarsi bisognerà premere ancora per trovare “uno spallaggio”. “Mondo è stato mondo è mondo sarà” Tratto da: Sud Antico E Nuovo di Francesco Paolo Nitti.