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Diario di Nardino

Accettura

” Io sono nato ad Accettura e mio padre dice sempre che è una disgrazia nascere ad Accettura perché qui nascono solo i poveri invece i ricchi nascono in città e nella Merica. Trovano che tutto è già fatto i negozi le strade le automobili. Ad Accettura dobbiamo invece fare tutto da capo perché niente è stato fatto e perciò dobbiamo incominciare a lavorare da zichi (piccoli).I bambini della città come si vede in televisione non lavorano mangiano bene e d’inverno non hanno freddo perché giocano sulla neve. Qui la neve è più fredda e non possiamo giocare e siamo sempre vicino al focolare. Quando la neve passa andiamo a lavorare in campagna. Mio padre mi ha mandato a scuola ma non mi piaceva e allora un giorno andavo e un giorno non andavo il maestro aveva ragione quando diceva che la scuola serve a farci più civili perché io e i miei compagni sputavo a terra mi pulivo il naso con i diti e non mi pulivo la faccia perché faceva freddo e perché mancava l’acqua. Io ero contento quando mancava l’acqua che andavo coi compagni a riempirla dai pozzi e allora giocavo e non facevo altri servizi. Mi ricordo che era bello quando ero più piccolo e specialmente quando si mazzava il maiale dopo natale e si faceva il salame e si mangiava il lardo fritto nella focaccia. Mi ricordo pure che una volta mio padre ammazzò una volpe e l’aprì e la fece a pezzetti e mia madre la mise nell’acqua per tre giorni. La pelle mio padre la fece mangiare ai cani perché era spelata e noi ci mangiammo la carne e ci erano due compagni di mio padre che avevano ucciso la volpe. Una bella mangiata me la feci pure quando morse (morì) mio nonno allora si mangiò molto come si usa in paese. Tante volte ho visto i cacciatori in campagna ma non erano come mio padre e come i compagni di mio padre. Avevano i gambali avevano una giacca di lana fumavano le sigarette fatte in fabbrica mentre mio padre le rotolava nelle cartine fatte a mano. Erano cacciatori di città che venivano per divertirsi in campagna e poi facevano delle mangiate alle masserie e cerano tante cose di carne di maccheroni di salami. Allora io pensavo chi sa se potrò andare in città per vedere come si passa la vita ma mio padre da quando avevo dodici o tredici anni mi mise a guardare i buoi quando faceva freddo ed era neve stavo vicino alla masseria e vicino al fuoco e quando era di stagione certe volte dormivo a terra in mezzo ai buoi. Portavo sempre la accetta (l’accetta)per fare il fuoco e di stagione si stava bene perché mangiavo i ceci freschi e a settembre le pannocchie di granturco. Di dove stiamo noi passavano sempre i sant’Arcangelesi che portavano i peperoni e frutta e pomodori a vendere ad accettura e qualche volta si fermavano alla masseria a dormire di notte a terra nella stalla o al focolare e ci regalarono qualche cosa di frutti. Mio padre mi diceva che anche lui quando fece il soldato andava coi muli e il comandante era contento perché lui sapeva tenere le bestie ma una volta morse(morì) un mulo e allora vennero tanti generali come era passata la cosa e poi scrissero molte carte e se ne andarono. Mio padre dice sempre che prima cera più ordine e io non so comera forse tutti erano in fila come i “funghi ordine” uno dietro l’altro e mio padre dice non capisci niente e io mi metto a ridere.Mi piace riguardare qualche foglio di giornale di carta scritta e qualche libretto con le figure io poi tengo a casa sempre un pezzo di matita e mi diverto a scrivere parole o a far disegni per non dimenticarmi di leggere e scrivere così diceva il mio maestro. Una volta mio padre andò a Stigliano dall’avocato io andai pure e vidi che l’avocato aveva anche una macchina che scriveva e io stiedi a guardare tanti libri che aveva nel mentre mio padre parlava e lui rispondeva. Allora penzai che l’avocato se la passa meglio del mio maestro che non ci aveva ancora la macchina per scrivere io ero stato alla casa e vidi che la scrittura la faceva tutta con la penna a mano. E anche i medici se la passano bene e mio padre dice sempre che io tengo un brutto vizio che guardo le cose degli altri che non c’entrano e non bisogna essere invidiosi che anche dio non ha fatto uguali i diti della mano e non siamo tutti uguali e noi che stiamo in basso dobbiamo servire. Mi piace sempre penzare a tante cose o scrivo di piacere queste cose di come me la passo perché dobbiamo tutti impararci nella vita che quando vai alla posta o scrivi una lettera alla Merica (all’America) sai come scrivere se nò sei sempre soggetto agli altri di far sapere le cose tue. Tu mi dici se credo agli spiriti io rispondo che credo che esistono perché tutti li vedono e li sentono e fanno miracoli ma di questo voglio parlarne un altra volta è bene non nominare gli spiriti se uno non è pratico. Tu mi dici pure se sono contento di stare qui a guardare i bui. Che devo fare? Vengo ogni quindicina nel paese per fare i servizi, mi cambio e porto le cose che servono in campagna. Noi siamo gente di campagna e dobbiamo vivere così.

Tratto da: Sud Antico E Nuovo di Francesco Paolo Nitti.