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Potenza . Avevamo posto tempo fa all’attenzione del Governatore e della collettività lucana la incresciosa vicenda afferente la gestione bizzarra dei contributi europei nel comparto agricolo, evidenziando come per gli anni 2007,2008 e 2009 l’ARBEA aveva generato, per sue insanabili responsabilità, un danno di circa 96 milioni di euro al Governo Italiano, che come al solito saranno i cittadini italiani a pagare.

Tutti hanno taciuto, poi all’improvviso un ex assessore all’agricoltura, trombato forse per la sua capacità organizzativa, anche in virtù del suo passato da dirigente del dipartimento agricoltura presso gli uffici di Bruxelles e quindi ben informato dai suoi colleghi Europei delle magagne commesse da ARBEA, anche negli anni successivi a quelli oggetto delle indagini della Commissione Europea, aveva deciso di applicare correttamente i regolamenti comunitari, diversificando questa volta gli investimenti per gli agricoltori e soprattutto cercando di risolvere anche le problematiche create dalle stesse associazioni di categoria. Stride e non poco la giustificazione addotta dal Presidente Pittella, nel corso del Consiglio regionale del 21 giugno scorso, che invece di chiarire gli aspetti denunciati dalla intervista rilasciata dallo stesso Ottati Michele, si divincola con esternazioni che in sostanza sono il nulla.

arbeaEppure la sentenza della Corte di Giustizia Europea, la T/255/13, conferma semplicemente che l’ex ARBEA per gli anni 2007,2008 e 2009 non ha garantito il controllo dell’ammissibilità delle domande del quadro PSR, quello oggetto di indagine, dal 2005 da parte dei Carabinieri, del Corpo forestale e della Guardia di Finanza.

In sostanza si chiede se ARBEA abbia o meno effettuato quelle verifiche che permettevano di giudicare i controlli “adeguati”.

Anche in merito ai controlli previsti dalla normativa comunitaria in tema di presentazione dei documenti nei tempi e nei modi previsti, sembrerebbe proprio che ARBEA non solo non applicava il Reg. (CE) 796/2004, essendo dal 2005 al 2010 organismo pagatore, ma ometteva anche la vigilanza sui requisiti minimi di funzionamento e di garanzia dei CAA (centri di assistenza agricola) che sono regolamentati, prima dal D.M. Agricoltura 27 marzo 2001 e poi dal D.M. Politiche Agricole 27 marzo 2008 che attribuiscono a questi la responsabilità della identificazione del produttore e dell’accertamento dell’esistenza del titolo di conduzione dell’azienda, della corretta immissione dei dati, del rispetto per quanto di competenza delle disposizioni comunitarie, nonché la facoltà di accedere alle banche dati del SIAN”

Infine, l’interrogazione chiede una concreta delucidazione dello stato dei pagamenti che AGEA non vuole riconoscere alla Regione Basilicata, per capire se si tratta in definitiva di quel complesso di pratiche che la stessa Commissione ha sottoposto a verifica e da cui ha evidenziato quanto riportato nella sentenza la Corte di Giustizia Europea.

A questo punto sarebbe opportuno conoscere, continua Leggieri, se la Regione Basilicata sia in grado di tutelare il buon agricoltore e se abbia attivato il recupero dei debiti così come previsto dall’art 32 comma 4 del Reg (CEE) 1290/2005.

Chiederemo anche ad AGEA come stanno veramente le cose.

Intanto la rivoluzione di Pittella ad ARBEA ha cambiato solo il nome trasformandolo in UECA e nel quale Ermanno Pennacchio (Dirigente Generale), Tommaso Romeo (posizione organizzativa) e Giovanni Votta (ruolo ordinario), più altri esterni, risultano rinviati a giudizio per diverse tipologie di reato.