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elezioni comunaliStigliano (MT), 15-06-2015 – di Giovanni Fortuna. Tre roccaforti rosse, schierate da tempo rigorosamente a sinistra, passano dall’altra parte: Venezia, Arezzo e Matera.  Il vento contrario soffiato su Renzi alle Regionali di due settimane or sono, fa sentire i suoi strascichi anche al ballottaggio per le elezioni amministrative svoltosi ieri, 14 giugno 2015, per la carica di primo cittadino. L’’ex pm Felice Casson, senatore del PD che aveva vinto le primarie per la candidatura a sindaco di Venezia, e che al primo turno aveva preso il 38% dei voti contro il 28% del suo antagonista del centrodestra, sfidato al ballottaggio, è riuscito a dilapidare il suo vantaggio perdendo ieri la partita a sindaco con ben 6 punti percentuali di differenza.  Venezia passa così per la prima volta dal 1993, cioè da quando c’’è l’’elezione diretta del sindaco, a un esponente moderato non di sinistra: l’’imprenditore Luigi Brugnaro. Lo stesso discorso vale per Arezzo, il cui sindaco uscente del PD Giuseppe Fanfani, di una regione storicamente rossa qual è la Toscana, ieri ha lasciato il posto ad Alessandro Ghinelli, che con il 50,8% di preferenze ha vinto, seppure di misura, con i voti di Forza Italia e Lega Nord, realizzando uno storico sorpasso.

Infine Matera. Da poco eletta capitale europea della cultura per il 2019 appariva, dai precedenti responsi delle urne – insieme all’’intera Basilicata – la più rossa di tutto il sud.  Saltava agli occhi il dato significativo delle passate elezioni al Parlamento, in cui fra tutte le regioni del sud a maggioranza di centrodestra, la Basilicata, e con essa Matera, risultava l’’unica di segno opposto. Tanto da far dire a qualche analista che la risicata vittoria di Bersani, nel 2013, sul centrodestra, che mandò a Palazzo Chigi il suo emissario Enrico Letta, era dovuta proprio alla Basilicata, con il suo trend di segno opposto rispetto al resto del meridione. Prima di registrare ieri, a sorpresa, per la carica di sindaco di Matera, la sonora sconfitta del primo cittadino uscente, del PD , Salvatore Adduce, a vantaggio del moderato Raffaello De Ruggieri, sostenuto da “Popolari per l’Italia” e liste civiche, che ha vinto largamente con il 55% dei voti contro il 45% dell’avversario.

Per dovere di completezza si deve aggiungere un quarto ribaltone storico registrato in Sardegna. Nella città di Nuoro il Partito democratico registra una sonora sconfitta dopo 20 anni di vittorie, con il suo sindaco uscente Alessandro Bianchi che prende soltanto la metà dei voti del nuovo primo cittadino moderato Andrea Soddu, sostenuto da liste civiche.Sintesi del quadro: il PD esce con le ossa rotte. L’’epitaffio lo scrive Davide Zoggia, ex responsabile PD degli enti locali a Venezia: “Gli elettori hanno preferito il progetto del centrodestra al nostro. Avevano voglia di cambiamento”.

Dopo la sconfitta in Liguria, questi dati delle amministrative sono un altro segnale dell’’indebolimento dell’’attuale segretario nazionale del PD, nonché capo del governo in carica, di cui avevamo parlato su queste colonne all’’indomani delle elezioni regionali. Lo scricchiolio dello strapotere di Renzi, passato dal 40% dei voti alle europee dell’’anno scorso al suo quasi dimezzamento di queste elezioni del 2015, fra regionali e comunali indubbiamente c’è stato, anche se i numeri complessivi vedono il risultato parziale di 33 comuni al centrosinistra ( erano 32 cinque anni fa ), mentre 25 vanno al centrodestra ( contro i 36 precedenti), 33 a liste civiche ( erano 11 ), 4 a liste di centro ( erano 5 ) , 3 all’ M5S ( da zero ), e 5 alla destra ( contro i 4 precedenti ). Tanto che l’’effetto è stato quello di trattare sulla riforma della scuola, e non solo, dopo che il premier era partito in quarta a voler cambiare tutto e da solo, azzerando i vertici delle commissioni parlamentari del suo partito, se e quando la pensassero diversamente da lui sul cammino delle riforme. Questa battuta di arresto servirà a Renzi per recuperare il senso democratico dell’’agire politico, anche con la minoranza interna al suo partito, contro il rischio di derive di segno opposto, in cui il premier si era distinto in più di un’’occasione.

A completamento dell’’analisi è il ricorrente dato dell’’astensione: si è toccato il record negativo.
Degli oltre due milioni di italiani chiamati alle urne per eleggere con i ballottaggi una settantina di sindaci, solo il 47% si è recato a votare: mai così pochi. Due settimane fa aveva votato appena il 52% degli elettori, ma almeno si era superata la metà degli aventi diritto. Questa volta, invece, si è addirittura rimasti sotto la soglia del 50%.
Come cantava il grande Charles Aznavour: “ Com’è triste Venezia” per il premier, con il PD andato sott’’acqua….

di Giovanni Fortuna