Home Ernesto de Martino Biografia Crisi del cordoglio e stati allucinatori

Crisi del cordoglio e stati allucinatori

Carminella Pugliese,contadina di Roccanovadi anni 68, detta in paese la sonnambula ci ha reso la seguente narrazione.Una sera del 1915 Carminella non riusciva a predere sonno. Il marito era in guerra e l’aveva lasciata nella miseria con due figli piccoli. Quella sera non aveva mangiato,e forse per questo non riusciva a dormire. Si alzò dal letto ,e tanto per distrarsi andò ad attingere acqua alla fontana. Era notte alta. Passando vicino al cimitero vide una figura vestita di bianco che le veniva incontro,e che riconobbe per la madre morta. Carminella non ne provò paura, le sembrava di sognare. La figura in bianco l’accompagnò alla fontana in silenzio. Al ritorno, ripassando davanti al cimitero, ecco una nuova figura in bianco, era Vincenzo Cervino, un contadino morto da poco. Vincenzo le raccomandò di portare sue notizie alla moglie, che era ancora viva e abitava in paese. In compagnia delle due figure Carminella continuò il cammino verso casa,ma ad un crocevia gli spettri si dileguarono. Tornata a casa, al momento di rimettersi a letto, Carminella si andò revegghiando, reveggiando, cioè le parve di uscire come da uno stato di sogno. Si guardò intorno :la brocca colma d ‘acqua stava lì a provare che era andata realmente alla fontana. Allora si rese conto di aver parlato con i morti,e dalla gran paura per tre giorni ebbe freddo e febbre.  Le lunghe marce per raggiungere il luogo di lavoro,o per rientrare nel villaggio,hanno una parte importante nell’occasionare esperienze del genere. Anna Padula di anni 40,contadina di Roccanova nel settembre del 1953 si recò in campagna con altre sei compagne, per la raccolta dei fichi. Dovevano essere all’alba sul campo,e perciò si erano messe in cammino verso mezzanotte. Arrivata la comitiva in un punto della strada dove qualche tempo prima un giovane contadino era morto per disgrazia, sembrò loro di scorgere nelle tenebre la figura del morto, che dopo qualche istante sparì dissolvendosi in una colonna di fuoco. Il panico si impadronì della comitiva,chi gridava, chi piangeva chi si dette a una fuga disperata. Maria Todaro di anni 70, contadina di Roccanova, racconta che una volta da giovinetta mentre era in cammino all’alba vide un serpe sulla strada. Lo uccise e lo appese ad un albero. La sera dopo una giornata di lavoro nei campi sulla via del ritorno ripasso per lo stesso posto, il serpe era sempre appeso all’albero. Come per un presentimento,decise di seppellire il serpe e si avvicinò all’abero per farlo. Ma proprio mentre stendeva le mani il serpe drizzo il capo e disse; Non sei contenta di avermi uccisa,vuoi farmi ancora del male mettendomi sotto terra? Da queste parole Maria capì che il serpe era l’anima di un morto, ne ebbe una grande paura, tanto che,tornata a casa ,dovette mettersi a letto con la febbre. Angela Conte,di anni 50,contadina di Roccanova,riferisce che qualche tempo fa un contadino tornava a sera dopo il lavoro dei campi,quando improvvisamente fu assalito da uno stormo di uccelli neri  che presero a beccarlo e a tormentarlo. Il contadino difendendosi gridava: Ma che volete da me? Volete l’anima?E prendetevela allora. Infine gli uccelli neri sparirono e il contadino tornò a casa. Si era incontrato con le anime dei morti. Anche l’attingere acqua alla fontana,soprattutto di notte,comporta rischi di incontro con i morti. A Colobraro circola un racconto che riflette lo stesso tema. Una volta un forese scommise col suo padrone di andare di notte ad attingere acqua ad una fontana lontana dal paese:se avesse vinto la scommessa il padrone gli avrebbe dato una moneta di tre grana. Il forese si mise in cammino,ma giunto nei pressi della fontana Di Tromacchio, vide quattro persone che portavano a spalla una bara. Ebbe paura, e tornò indietro,ma poi, per amore delle tre grana, decise di avvicinare la fontana dalla strada di Spandio. Ma, anche qui, il cammino era sbarrato dai quattro.C ‘era una terza strada per andare alla fontana di Tromacchio,la strada di Pietrapertusata,e il forese tentò da quella parte:ma,anche qui,lo stesso brutto incontro.Allora gli venne incontro un sacerdote morto da qualche tempo,che lo prese per mano e amichevolmente gli disse.Queste scommesse non le devi fare. Ma non aver paura ti accompagno io a casa. Il forese tornò a casa, sempre accompagnato dal sacerdote morto,bussò alla porta,e appena la moglie venne ad aprire le disse.Garda chi c’è qui con me,don Francesco. Ma don Francesco era scomparso. Il forese si ammalò di paura, e morì,e il padrone tenne per sè le tre grana.Una forma interessante di tradizionalizzazione culturale del  ritorno dei morti è data dalla cosiddetta  messa dei morti, a cui molte contadine hanno creduto di assistere almeno una volta nella loro vita. Eccone alcuni documenti. Adelina Truncellito,di anni 50,contadina di Valsinni, riferisce che la messa dei morti viene celebrata da un sacerdote che volge le spalle all’altare. Un certo Fiore vi ha assistito una mattina quando doveva recarsi alla fiera di Rotondella. Vide la chiesa aperta e illuminata, zeppa di persone. Ma non erano persone erano anime di morti. Una di queste  anime gli si avvicinò, gli toccò un braccio e gli disse.Che fai qui?Non è messa per te.Fiore scappò via spaventato e per tre giorni ebbe freddo e febbre. Vittoria la Guardia,di anni 80,contadina di Rotondella,si recava in campagna una notte,una decina di anni fa. (questo libro è stato pubblicato nel 1958) Dopo alcune ore di cammino ,passò davanti a un convento e vide la chiesa aperta e illuminata. Vi entrò,ma comprese subito di trovarsi alla messa dei morti e scappo via. Per lo spavento ebbe per tre giorni freddo e febbre. Una contadina di Colobraro, R.S.,di anni 60, afferma che la messa dei morti è stata vista da Giuseppe Fiorenzo, una volta che tornava dalla campagna a notte inoltrata. Anche Rosa Modarelli,una contadina di 45 anni, ha visto la messa dei morti. Fu di notte, mentre andava ad attigere acqua alla fontana. La porta della chiesa era aperta e Rosa vi entrò e assistette alla messa. Ma una delle anime presenti, che le era comare di San Giovanni,l ‘avvertì del pericolo che correva. Vattene,questo non è posto per te, se non te ne vai ci rimarrai. Rosa scappò via,e la comare chiuse la porta alle spalle,ma un lembo della gonna s’impigliò fra i battenti e si lacerò. Rosa tornò a casa e per tre giorni ebbe freddo e febbre. Angela conte di Roccanova riferisce che la sua amica Annunziata di anni 35, ha assistito alla messa dei morti. Una notte fu svegliata dal suono delle campane, corse in chiesa e si ritrovò ad assistere alla messa. Una comare di S.Giovanni le toccò il braccio e le disse: Te ne devi andare subito,non è messa per te,altrimenti resti qui.&. Scappò via ma un lembo della gonna le restò impigliato nei battenti. Dallo spavento per tre giorni ebbe freddo e febbre. Ma il controllo culturale del ritorno dei morti si manfesta anche in un rapporto preciso, che assegna a determinate persone privilegiate l’attitudine socialmente riconosciuta di poter dialogare con i morti a vantaggio della comunità. Zia Maddalena,una contadina di Castronuovo, morta poco tempo fa, sapeva fare le coronelle cioè aveva l’attitudine di mettere i vivi in rapporto con i defunti. Una volta la madre morta di un tal Vincenzo Fortunato apparve in sogno a zia Maddalena e la pregò di avvertire il figlio che se fosse passato col mulo per una certa tempa avrebbe corso il rischio di cadere nel burrone. Vincenzo non si mostrò però molto propenso a prendere sul serio \’avvertimento,e chiese a Maddalena una prova che essa realmente era a contatto con la madre. Allora Maddalena gli disse. Vieni con me per nove notti al Calvario; alla nona notte tua madre ti accarezzerà.Vincenzo fece come la donna gli aveva detto, si recò per nove notti al Calvario con lei. Alla nona notte, proprio a mezzanotte apparve la processione dei morti, e a un certo punto si sentì carezzare da una mano gelida. Restò per tre giorni con freddo e febbre,e  al terzo giorno attraversando la tempa col mulo,una capra gli saltò improvissamente davanti e prese a girare intorno al muro,che inciampò nella corda e poco mancò non cadesse nel burrone. Da quel giorno Vincenzo credette nelle coronelle. Maria Di Serio,magara di Calvera,aveva promesso a Maria Vivinni di farle rivedere il marito morto. Una mattina per tempo le due donne si avviarono verso la campagna. Giunte che furono davanti una grotta, le due donne si fermarono in attesa. D’un tratto dal terreno antistante alla grotta si sollevò un mulinello di polvere, segno della presenza dell’anima del defunto. L’esperimento non riuscì però completamente perchè Maria Vivinni si mise a gridare, e questo disturbò l’apparizione completa dello spettro.

Da: Morte e pianto rituale nel mondo antico. di Ernesto De Martino editore Boringhieri.