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Continua, dopo le istanze della Shell ed i tre pozzi autorizzati del parco Appennino Lucano nel parco, l’assalto delle trivelle onshore. Si apprende infatti che ieri si sarebbe tenuta, presso gli uffici della Regione Basilicata, una riunione a porte chiuse, tra amministratori regionali, uffici e il sindaco di Viggiano accompagnato da rappresentanti dell’Anci Basilicata sulla richiesta da parte di ENI-Shell di realizzare i due nuovi pozzi Enoc 6 e 7 situati all’interno del perimetro urbano di Viggiano, in prossimità della piazza Papa Giovanni. Luogo questo ove si svolge la tradizionale celebrazione della processione della Madonna nera del sacro monte di Viggiano, protettrice della Basilicata.

petrolioNon sarebbe la prima volta che vengono perforati “pozzi urbani”: si pensi al pozzo Alli 2 a Villa d’Agri dal quale si estraggono non meno di 14mila barili di petrolio al giorno e quantità imprecisate di gas, o i pozzi CF6-CF9 -Agri 1, vicino la diga di Marsico Nuovo ed a poche centinaia di metri dal centro abitato, ove si sono avuti incidenti e fuoriuscite di gas tossici, passati sotto silenzio.

Il sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, si opporrebbe. Ma Eni-Shell insisterebbero a voler realizzare i due pozzi e la postazione nell’ubicazione prevista, poichè sulla linea dell’oleodotto esistente, così come hanno fatto ed ottenuto dalla Regione per il pozzo Alli 2 di Villa d’Agri, a ridosso del centro abitato e vicino l’ospedale.

La Regione Basilicata, sollecitata ieri dal sindaco di Viggiano – fanno sapere le stesse fonti – avrebbe preannunciato un diniego sull’autorizzazione per i pozzi Enoc 6 e 7 che però potrebbe risultare “inefficace” dal momento che Eni – Shell potrebbero decidere, così come hanno fatto per le autorizzazione per il Pozzo Pergola 1 e relativi oleodotti, di presentare la richiesta di autorizzazione direttamente al ministero dell’ambiente, ed ottenerla, in base alla legge sblocca Italia.

Una nuova “querelle”, dunque,vede nuovamente in campo gli amministratori regionali e locali pro trivelle alle prese questa volta con i dinieghi della “petrolizzazione” totale della Val d’Agri e della Basilicata che non risparmiano aree protette, centri urbani, aree sismiche ed ecosistemi tutelati solo sulla carta.

[ di Organizzazione lucana ambientalista]