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Comunali a Stigliano
Comunali a Stigliano

Stigliano (MT) – Si continua, imperterriti, a considerare e a definire l’Italia una “democrazia”. Se così è, è fuor di dubbio che si tratta di una democrazia solo formale e, comunque, molto malata. Le elezioni amministrative del prossimo 11 giugno ce ne offrono l’ennesima conferma.
Prendo ad esempio, fra i tanti, i casi di Parma, dove vivo, e di Stigliano, il paese in provincia di Matera, dove sono nato

Nella città ducale, che conta oltre 180.000 abitanti, partecipano alla prossima competizione elettorale ben 16 liste (per un niente si è evitata la soglia scaramantica di 17!), a sostegno di dieci candidati a sindaco.

Nella accecante fantasmagoria di colori dei manifesti spicca il fatto che ben tre simboli si propongono a rappresentare le istanze degli elettori che si riconoscono nell’ideologia comunista: Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Partito Comunista.

Al cittadino normodotato riesce molto difficile cogliere le distinzioni, intercorrenti fra le tre liste, che orgogliosamente ostentano lo storico logo della falce e del martello, sul piano delle idee, delle visioni, dei valori, delle strategie. Non manca, pertanto, qualche malevolo, il quale si lascia vincere dal dubbio che alla base del fenomeno possano esservi ragioni più pratiche e meno ideali.

A Stigliano, piccolo paese dell’Appennino lucano, che sta vivendo forse la fase più drammatica della sua lunga e più che dignitosa storia, vi sono ben 45 candidati distribuiti in 4 liste civiche a sostegno di 4 candidati sindaci.
Anche qui, persone che non sono in grado di comprendere le sottigliezze e le alchimie della politica, ma sono abituate ad avvalersi di sani ragionamenti basati sul semplice buon senso, sembrano molto perplesse, se non addirittura smarrite.

Non sarebbe stato meglio – si chiedono – in una comunità, ridottasi da 10.000 a circa 3000 abitanti nell’ultimo mezzo secolo, proporre solo due liste: una costituita dalla maggioranza uscente, che a torto o a ragione ritiene di aver ben amministrato e di meritare la riconferma, e l’altra formata da chi ha svolto il ruolo dell’opposizione e pensa, altrettanto legittimamente, che gli amministratori uscenti abbiano prodotto risultati inadeguati o addirittura fallimentari?

Qui, a Stigliano, oggettivamente non possono esservi distinzioni sul piano programmatico. Obiettivo comune è, o dovrebbe essere, il tentativo non facile di strappare la comunità alla tragica condanna dell’inesistenza, restituendole almeno alcune infrastrutture e servizi essenziali e irrinunciabili.

Se così è, allora, diventa più arduo capire quali possano essere gli elementi divisivi e discriminanti fra gli antagonisti in campo. I candidati certamente si premureranno di spiegarlo durante la campagna elettorale in maniera convincente, se avranno buone argomentazioni in proposito.

E’ auspicabile, in ogni caso, che siano rimossi astrusi tatticismi e sterili giochi contingenti. La gente, che non capirebbe, pretende solo che non prevalgano sul bene comune interessi personali o di parte, che risulterebbero incomprensibili e esecrabili oggi più che mai.

Il timore è più che giustificato, se ci si richiama al passato. Lo stesso Tucidide, il grande storico greco, che indagò con lucido disincanto “la patologa della storia”, ci ricorda con cruda chiarezza che la “pleonexía” e la “filotimía”, cioè l’ingordigia, l’ambizione e l’istinto alla prevaricazione, sono la rovina degli Stati e delle città. Di Atene ieri. Oggi di Stigliano, di Parma e dell’Italia, ma non solo.

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Vito Angelo Colangelo è nato il 24 novembre 1947 a Stigliano, in provincia di Matera, dove ha vissuto fino al 2006, quando si è trasferito a Parma per ragioni familiari. Laureato con lode in lettere antiche presso l’Università Federiciana di Napoli, ha accompagnato sempre la sua attività d’insegnante con un notevole impegno socio-culturale, collaborando peraltro per molti anni a quotidiani e a periodici locali, Lucania, Basilicata sette, La voce dei calanchi, Fermenti, Leukanikà. Saggista autore di numerose opere.