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inquinamento
Foto dal web

Potenza, 27-05-2015 – L’approvazione al Senato del decreto legge denominato “Ecoreati” – avvenuta con “opportune” modifiche, ci ha spinto ad analizzare il testo licenziato con molta attenzione, al fine di verificare se – per una volta – l’Italia si fosse dotata di uno strumento valido, efficace, senza sotterfugi e scappatoie per assicurare e riaffermare quel diritto ineludibile sancito dalla Costituzione: la Tutela della Salute Pubblica (articolo 32 della Costituzione) e la Salvaguardia dei Sistemi Ambientali (l’interdisciplinarietà è sempre più stringente e dimostrata da numerosi studi scientifici). Chi si è macchiato – anzi ha provveduto a macchiare il nostro Belpaese con colori grigi tendenti al nero – è sempre vigile su come vengono scritte le leggi. Una notazione introduttiva: per mesi si è parlato di costituire un organismo specifico – una ‘super Procura’ – per i delitti ambientali, ma nel ddl “Ecoreati” non se ne fa affatto menzione. Occasione mancata, sprecata o complice dimenticanza?

Ma, passiamo in rassegna i vari articoli sugli “ecoreati”:

TITOLO VI-bis DEI DELITTI CONTRO L’AMBIENTE

Art. 452-bis. – (Inquinamento ambientale) – È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sotto-suolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, arti-stico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali pro-tette, la pena è aumentata.

Il termine abusivamente suscita già qualche perplessità e preoccupazione sul senso da dare all’avverbio adoperato; se a questo aggiungiamo “compromissione o un deterioramento significativi e misurabili”, le perplessità aumentano. Prendendo a riferimento i parametri stabiliti dal d.lgs. 152/2006 risulta difficile definire il danno generato e la misura. Che cosa si intende per porzioni estese o significative, cioè che valore attribuire e chi lo stabilisce? È una riformulazione del Rischio accettabile?

Art. 452-ter. – (Morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale) – Se da uno dei fatti di cui all’articolo 452-bis. deriva, quale conseguenza non voluta dal reo, una lesione personale, ad eccezione delle ipotesi in cui la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni …

In Italia e nel mondo si sa che alcune tipologie di attività concorrono in modo inequivocabile all’insorgenza di patologie gravi e letali; basti pensare all’amianto, alle raffinerie, ad altre attività che utilizzano sostanze nei processi di lavorazione (mercurio, arsenico, etc.) i cui effetti letali sono ben conosciuti. In più, le conoscenze acquisite scientificamente sulle diverse interazioni attività industriali – e conseguenze specifiche a carico della salute umana consentono di avere ampie e dettagliate informazioni prima dell’insediamento di attività su un territorio. Risulta, quindi, difficile pensare che il “reo” non ne sia consapevole. Stesso discorso su tutte le attività in essere. Lo Stato, consapevole degli effetti dannosi e letali delle sigarette ha imposto ai produttori (e quindi anche a se stesso) di scrivere su ogni pacchetto frasi ad effetto quali: “il fumo uccide”!

Art. 452-quater. – (Disastro ambientale) – Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle per-sone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Sembrerebbe emergere – così come anche nell’articolo precedente – il ricorso frequente al cosiddetto “Rischio accettabile”. Cioè quando si parla di quantizzazione delle persone coinvolte in un evento e/o porzioni di territorio, il danno possa assumere caratteri di minor gravità al di sotto di un certo limite non definito (numero delle persone offese o esposte a pericolo). Ciò non è del tutto vero poiché gli effetti di alcune azioni possono verificarsi a distanza di tempo dall’accertamento del fatto (vedi amianto) e quindi le persone coinvolte inizialmente possono sembrare poche, ma nel medio-lungo periodo può darsi che aumentino significativamente così come pure le porzioni di territorio interessate da un certo tipo di inquinamento (sempre su tutte le matrici: acqua, aria, suolo). Probabilmente la questione causerà incertezza negli organi giudicanti e ampie possibilità alla difesa di sminuire notevolmente la portata dell’evento.

Cosa si intende per area protetta? 1) Se tale porzione di territorio è vincolata, non vi può essere alcun utilizzo a fini diversi da quelli previsto dal vincolo stesso. 2) Se in quell’area protetta ci sono programmi o progetti di valorizzazione alimentare le tre matrici devono conservare sempre le caratteristiche dei valori di fondo naturale determinati, quindi le attività industriali e agricole andrebbero ben definite. 3) I confini naturali non seguono i confini definiti da normative, ovvero un corso d’acqua sotterraneo ad esempio che viene inquinato in un suo tratto a monte dell’area da preservare, porterà nel tempo il suo carico inquinante anche in quell’area; quindi il danno ambientale è un danno provocato indirettamente. E qui entra in discussione la caratterizzazione di sito che non viene fatta, consentendo a chi inquina di trincerarsi dietro al paravento del fattore dell’imprevedibilità del danno.

Art. 452-quinquies. – (Delitti colposi contro l’ambiente) – Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi. Se dalla commissione dei fatti di cui al comma precedente deriva il pericolo di inquinamento ambientale o di disastro ambientale le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo.

Come si pone ai fini dell’accertamento delle responsabilità la figura di un amministratore delegato di una società e la società stessa? Il soggetto responsabile del reato commesso chi è?

Art. 452-sexies. – (Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività) – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività. La pena di cui al primo comma è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: 1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sotto-suolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.

Si parla solo ed unicamente di alta radioattività, nulla è stabilito per quanto riguarda la media e bassa radioattività. Rifiuti ospedalieri, rifiuti di laboratorio analisi e similari (bassa radioattività). Rifiuti industriali dei fosfati, dalle attività petrolifere, rifiuti da laboratori di ricerca nucleari (media radioattività). I rifiuti di bassa e media radioattività non sono affatto meno pericolosi di quelli ad alta radioattività, non fosse altro per i quantitativi di materiali prodotti. In Italia i quantitativi di alta radioattività si aggirano intorno alle 500 tonnellate, mentre quelli relativi associati a media e bassa radioattività assommano a circa 28.000 tonnellate con produzione rifiuto/anno di circa 7000 tonnellate. L’esposizione ad un’alta radioattività è letale, e quindi ci si deve tenere debitamente distanti, mentre l’esposizione prolungata a medie e basse radiazioni ha a che fare ad altre tipologie di radionuclidi (Radiazioni Alfa) che è pericolosa per inalazione e ingestione. Quindi il rilascio di tali sostanze nei territori può non essere debitamente identificato e causare danni alla salute e all’ambiente! (Es. fosfogessi di Tito Scalo / Radionuclidi della Val Basento / Radioattività nei pozzi di Cercemaggiore)

Art. 452-novies. – (Aggravante ambientale) – Quando un fatto già previsto come reato è commesso allo scopo di eseguire uno o più tra i delitti previsti dal presente titolo, dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, o da altra disposizione di legge po-sta a tutela dell’ambiente, ovvero se dalla commissione del fatto deriva la violazione di una o più norme previste dal citato decreto legislativo n. 152 del 2006 o da altra legge che tutela l’ambiente, la pena nel primo caso è aumentata da un terzo alla metà e nel secondo caso è aumentata di un terzo. In ogni caso il reato è ‘procedibile’ d’ufficio.

Si applica ai casi già in corso? Ciò avrebbe valore di retroattività?

Art. 452-undecies. – (Confisca) – Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 452-bis, 452-quater, 452-sexies, 452-septies e 452-octies del presente codice, è sempre ordinata la confisca delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Quando, a seguito di condanna per uno dei delitti previsti dal presente titolo, sia stata disposta la confisca di beni ed essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca. I beni confiscati ai sensi dei commi precedenti o i loro eventuali proventi sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per la bonifica dei luoghi. L’istituto della confisca non trova applicazione nell’ipotesi in cui l’imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi.

Non risulta la responsabilità a carico di aziende, società ma solo a singole persone, quindi anche l’eventuale sanzione economica è correlata alle facoltà economiche del singolo, non delle società!

Art. 452-terdecies. – (Omessa bonifica) – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 20.000 a euro 80.000.

La bonifica a carico di chi sarà? E il “chiunque “ per le grandi società a chi è riferito?

PARTE SESTA-bis DISCIPLINA SANZIONATORIA DEGLI ILLECITI AMMINISTRATIVI E PENALI IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE

Art. 318-bis. – (Ambito di applicazione) – 1. Le disposizioni della presente parte si applicano all’ipotesi contravvenzionali in materia ambientale previste dal presente decreto che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette.

Definizione di danno o pericolo concreto, cioè chi e come stabilisce l’entità? Ad esempio un inquinante – che sicuramente è tossico e/o cancerogeno e/o comunque pericoloso per la salute – come il tetracloroetilene, la sua presenza è di per sé nociva a prescindere dal suo valore limite stabilito per legge (nelle acque ad uso potabile o ad uso umano sostanze come quella citata non devono proprio essere presenti). In sostanza si è determinata una contaminazione delle acque di falda di difficile se non di impossibile decontaminazione, pur rientrando nei parametri stabiliti dalla normativa. Questo danno come lo si configura?

Art. 318-ter. – (Prescrizioni) – 1. Allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l’organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all’articolo 55 del codice di procedura penale, ovvero la polizia giudiziaria impartisce al contravventore un’apposita prescrizione asseverata tecnicamente dall’ente specializzato competente nella materia trattata, fissando per la regolarizzazione un termine non superiore al periodo di tempo tecnicamente necessario. In presenza di specifiche e documentate circostanze non imputabili al contravventore che determinino un ritardo nella regolarizzazione, il termine può essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un periodo non superiore a sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero.

Sembrerebbe dar adito alla discrezionalità della Polizia Giudiziaria o di chi supporta tecnicamente la stessa. E in quali casi si applica? O meglio come si distinguono i vari casi? Il termine prescrizione è sempre, purtroppo, presente e serve solo ed unicamente ad impartire direttive per continuare a svolgere attività anche palesemente dannose e/o nocive, rimandando poi a controlli che difficilmente vengono effettuati o peggio ancora a monitoraggi effettuati dallo stesso indagato, con il solo obbligo di trasmettere i dati alle Autorità competenti.

Art. 318-quater. – (Verifica dell’adempimento) – 1. Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione ai sensi dell’articolo 318-ter, l’organo accertatore verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.

Questo articolo pone un problema sulla stretta vigilanza e sul controllo dell’adempito delle prescrizioni in casi di inquinamenti particolarmente rilevanti e pericolosi (vedi anche commento all’art. 318-sexies).

Art. 318-quinquies. – (Notizie di reato non pervenute dall’organo accertatore) – 1. Se il pubblico ministero prende notizia di una contravvenzione di propria iniziativa ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio diversi dall’organo di vigilanza e dalla poli-zia giudiziaria, ne dà comunicazione all’organo di vigilanza o alla polizia giudiziaria affinché provveda agli adempimenti di cui agli articoli 318-ter e 318-quater.

In che termini e responsabilità ne risponde l’organo accertatore che non ha adempiuto correttamente alla vigilanza? E se da questo fatto dovesse scaturire un reato più grave?

Art. 318-sexies. – (Sospensione del procedimento penale) – 3. La sospensione del procedimento non preclude la richiesta di archiviazione. Non impedisce, inoltre, l’assunzione delle prove con incidente probatorio, negli atti urgenti di indagine preliminare, né il sequestro preventivo ai sensi degli articoli 321 e seguenti del codice di procedura penale.

L’esperienza in alcuni casi ha insegnato che l’incidente probatorio è servito alle “difese” di prendere e perdere tempo anche con significative compromissioni relative all’accertamento dell’entità del reato.

Art. 318-septies. – (Estinzione del reato) – 3. L’adempimento in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione, ma che comunque risulta congruo a norma dell’articolo 318-quater, comma 1, ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dall’organo di vigilanza sono valutati ai fini dell’applicazione dell’articolo 162-bis del codice penale. In tal caso, la somma da versare è ridotta alla metà del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

A maggior ragione sarebbe stato necessario nelle prescrizioni imporre al “reo” una puntuale e cronologica rendicontazione dello stato di avanzamento dei lavori e nel caso che le soluzioni prospettate e concordate siano diverse e difformi il “reo” deve ri-concordare con gli organi di vigilanza e controllo le nuove soluzioni tecniche proposte, dimostrandone 1) l’effettivo miglioramento; 2) che non siano tese esclusivamente a prendere altro tempo!

Art. 318-octies. – (Norme di coordinamento e transitorie). – 1. Le norme della presente parte non si applicano ai procedi-menti in corso alla data di entrata in vigore della medesima parte».

Il presente articolo, quindi, non applicandosi ai procedimenti in corso, determina che gli stessi abbiano un’alta probabilità di essere prescritti per decorrenza dei termini?

di Vincenzo Briuolo e Vincenzo Portoghese, geologi