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lucanoPotenza – In vista del 4 dicembre è importante fare alcune considerazioni sui temi che toccano in maniera diretta la nostra regione al netto delle ambiguità di parte dell’attuale classe politica.

Uno degli aspetti che più tocca da vicino la nostra regione è quello relativo alle modifiche che la riforma apporta al Titolo V della Carta: il Governo rende esclusiva la competenza in materia di trasporto e produzione di energia. Tradotto significa che il Governo, sempre più spesso telecomandato da multinazionali, cricche e lobby, potrà trivellare ovunque la nostra regione e il nostro mare.

Su questo tema, ormai i Lucani hanno acquisito piena consapevolezza. Una consapevolezza che affonda le radici nel 4 dicembre 2014, quando migliaia di cittadini assediarono i palazzi della politica chiedendo l’impugnativa del famoso art.38 dello Slocca Italia, ricevendo in cambio un netto rifiuto da parte della maggioranza (allargata per l’occasione) del Consiglio Regionale. A nulla servirono le tante spedizioni e le interlocuzioni di Pittella nei suoi viaggi alla corte di Matteo Renzi: lo Sblocca Italia era solo un antipasto di quello che il Governo prospettava e le vittorie sbandierate da Pittella un mero spot propagandistico.

Non paghi del madornale errore, Pittella e la sua banda decisero di rifarsi una verginità: il 15 luglio 2015 la passerella sul lungomare di Policoro in difesa (o presunta tale) del mare sfociò in un bagno di fischi che Emiliano tentò goffamente di stoppare cantando “Bella ciao”.

Il 31 marzo 2016 ci pensò la DDA di Potenza a scrivere un altro tragico capitolo dell’affaire petrolio “Made in Basilicata”: sei arresti per traffico e smaltimento di rifiuti, 60 indagati (tra cui il Consigliere Robortella per la parte riguardante Tempa Rossa e la società Outsourcing), sospensione della produzione di petrolio Eni in Val D’Agri e dimissioni di Federica Guidi dal MISE. Un’inchiesta che ha messo nero su bianco quanto di sudicio vi è sotto l’indotto petrolifero della nostra regione: inquinamento, intrecci politici e affaristici all’ombra dei poli estrattivi di Viggiano e Tempa Rossa e sulla pelle degli ignari cittadini lucani.

Come non dimenticare infine, il 17 aprile 2016, giorno in cui gli Italiani vennero chiamati a pronunciarsi sul referendum abrogativo sulle trivelle in mare? Abbiamo vissuto da dentro tutto il percorso referendario (siamo stati i primi a fare questa proposta il 21 luglio 2015) degli allora sei quesiti referendari promossi da 10 Consigli Regionali che vedevano la Basilicata capofila. Tre dei quesiti iniziali erano mirati proprio ad abrogare parti dell’art 38 dello Sblocca Italia per evitare il concretizzarsi della centralizzazione delle competenze sulle materie energetiche e la conseguente spoliazione di prerogative proprie delle amministrazioni locali, libere nei fatti di bloccare qualunque progetto. I quesiti furono poi indeboliti attraverso la legge di stabilità, con una parziale retromarcia del governo, messo alle strette dalla piega che il percorso referendario stava prendendo, e dalla Corte di Cassazione (che prima di tali modifiche li aveva ammessi tutti e sei) che decise di mantenere in piedi solo il sesto, quello relativo al prolungamento delle  trivellazioni in mare. Chi non ricorda come ha giocato sporco il governo nelle settimane antecedenti al 17 aprile?  Quelli che oggi vi invitano caldamente a votare SI’ erano gli stessi che spingevano per non recarvi alle urne in difesa del Vostro mare (si autodefinirono “ottimisti e razionali”). Sono gli stessi che decisero di buttare in fumo 300 milioni di euro per non accorpare il referendum alle elezioni amministrative e che oggi si vantano di voler tagliare i costi della politica.

I Lucani il 17 aprile si sono comportati in maniera egregia: nonostante i mille ostacoli, la nostra regione, è stata l’unica a superare il quorum. Il prossimo 4 dicembre siamo chiamati a ribadire anche quella posizione ed a mandare un messaggio definitivo a coloro che vogliono svendere e distruggere definitivamente il nostro territorio.
Votare NO al referendum è un vero atto di amore per la nostra terra. Votare NO al referendum significa sbattere le porte in faccia a lobbisti e affaristi senza scrupoli.

Gianni Perrino Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale