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park hotelPotenza – CONVEGNO DI STUDI CHE SI TERRA’ A POTENZA IL 23/04/2015 ORE 17.00 C/O IL PARK HOTEL. Segue il documento di base. – Che il Sud d’Italia sia in recessione ce lo raccontano, da decenni, le Fondazioni e i Centri Studi di Statistica più accreditati. Il rapporto Istat ci dice che il Pil pro – capite dell’intero Nord è quasi il doppio di quello del Sud. Siamo tornati alle percentuali del 1965, cioè a cinquant’anni indietro. E’ una rappresentazione cruda, quella dell’ Istat, che descrive un Sud zoppo, o se volete , metaforicamente parlando, una macchina logora appesantita negli spostamenti . Alla data del 31 dicembre 2014, sottolinea la Fondazione Ugo La Malfa, operavano nel Sud circa 400 aziende di medie e grandi dimensioni .  Il totale dei lavoratori in queste imprese era all’incirca di 110.000 unità, poco più di 100.000 persone, trattenute da forme stabili di lavoro, su una popolazione, nelle otto regioni del Mezzogiorno, di quasi 21 milioni di abitanti . Ancora più preoccupante è, in prospettiva, il progredire del fenomeno della povertà . Attualmente, a rischio di entrare nella soglia di povertà, è esposto il 35% dei residenti meridionali ( rispetto al 12% dei residenti centro – settentrionali ), con punte del 44% in Sicilia e del 37% in Campania ( Svimez). In questo scenario consideriamo, particolarmente, i dati della Basilicata : da una parte, il petrolio, l’acqua, la Fiat di Marchionne, i fondi europei quasi del tutto utilizzati; dall’altra parte, povertà ed emigrazione. In dieci anni, oltre 20.000 persone sono andati via in cerca di fortuna . Annualmente, per lo spopolamento in atto, la luce di un Comune, simbolicamente, viene spenta. E’ palese, nonostante le risorse naturali in dotazione, che qualcosa nel sistema Basilicata non funziona !

Nel Mezzogiorno, ancora, dai 12.592 del 2000 si passa ai 25.058 laureati del 2012 che cercano sbocchi lavorativi al Nord . “ Senza un disegno, i giovani del Sud, privi di Voice continueranno a scegliere l’Exit alimentando in silenzio l’esodo che sta provocando l’erosione demografica. Nel 2040 si potrà rendicontare che è svanito il Mezzogiorno senza clamore, per eutanasia “ ( Adriano Giannola ) . Rileviamo che, recentemente, davanti ad una crisi economica di tale portata, il Governo Renzi ha spostato 43,4 miliardi di Euro dal Sud al Centro Nord a vario titolo : come l’esenzione dell’ICI ( 1 miliardo ) , la Cassa di integrazione in deroga ( 4 miliardi ), il disavanzo del Comune di Roma, le spese per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo etc. etc. Tali risorse Fas erano destinate dal Quadro Strategico Nazionale 2007 – 2013 alle politiche di coesione territoriali : cioè spesa in conto capitali per investimenti , per l’85% nel Mezzogiorno e per il 15% nel Centro Nord .
Ogni commento, rispetto a questa incauta presa di posizione, diventa superfluo !
Va sottolineato, comunque, che il Sud, anche per le sue dirette responsabilità , continua a fungere da banca per lo sviluppo del Nord .  E, per assurdo, il Sottosegretario Del Rio che ha parlato, durante la presentazione del rapporto SVIMEZ 2014, di fare come in Germania per rilanciare il Sud, è lo stesso, che ha preso 4 miliardi di euro, destinati all’economia meridionale, e li ha spostati su provvedimenti che riguardavano l’economia del Centro Nord .
Ora, consapevoli che ci troviamo in un complicato Paese, riteniamo che , rispetto a questo quadro economico desolante, sia necessario avere nel Sud un sussulto di orgoglio da parte di tutti : politici e società civile, per mettere in discussione la pesante situazione economica, degradata sotto l’aspetto civile e finanziario, e per costruire un pensiero collettivo, plausibilmente, unitario in grado di modificare l’esistente. Con eguale franchezza, prendiamo le distanze, culturalmente parlando, da chi sul “ cotto butta l’acqua bollente “ , cioè a dire, che non è del tutto condivisibile la tesi di quella scuola di pensiero che, pur dicendo delle cose vere, ricorre alla nobile, ma al fondo sterile lamentazione moralistica dei mali e dei vizi del Sud, storicamente noti, per attribuirli alla sola classe dirigente locale, familistica e discutibile per la sua morale .

Per queste considerazioni, ci sembra esasperato il pensiero del saggista Emanuele Felice che, nel suo recente libro “ Perché il Sud è rimasto indietro “ , racconta la causa dell’arretratezza del Sud, addebitandola, esclusivamente, alla voracità degli Amministratori locali. Ma se questa è una parte della verità, non è tutta la verità . Si può essere feroci, perfino arrabbiati verso il comportamento degli Amministratori meridionali, ma, con altrettanta severità, vanno richiamate le responsabilità dei Governi centrali che, da decenni, ignorano la questione meridionale .  Altrimenti l’operazione verità sembra fatta a senso unico solo per demonizzare, ancor di più, colpe che, equamente , vanno attribuite al Sud come al Centro Nord. Negli anni ‘ 50, ricordiamo a noi stessi, non certamente per consolarci, che nel Sud governavano personaggi, come Lauro a Napoli, Ciancimino a Palermo, eppure il Sud è cresciuto a livelli mai registrati nella sua storia unitaria, addirittura a tassi più alti del Centro Nord .  Ciò a dire, che quelle pessime classi dirigenti non hanno potuto impedire quella crescita impetuosa conseguita perché esisteva una volontà governativa centrale che programmava, dirigeva e realizzava le riforme .

“ Nessuna realtà depressa ed arretrata ce la fa da sola “ , affermava Gramsci, che verso il Sud non è stato mai tenero, “ se non viene sostenuta a monte da riforme economiche e politiche, dirette dal potere centrale “. Un simile concetto , nei giorni scorsi, ma con toni diversi , lo ha espresso lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’atto del suo insediamento, quando ha sottolineato che : “ La Costituzione parla di diritti, mentre c’è una parte del Paese che li sta lentamente perdendo “ .  Il riferimento è chiaramente rivolto al Sud, verso cui è un dovere da parte dello Stato combattere i ritardi e le ingiustizie territoriali con provvedimenti adeguati e non più rinviabili.
Analizzando il pensiero del Presidente Mattarella, a proposito dell’immobilismo sociale del Sud, ci disponiamo positivamente a cogliere gli aspetti virtuosi che, pur, esistono nel suo tessuto sociale, nel quale qualcosa di positivo sembra emergere.  Si avverte, malgrado tutto, un’ ansia di rinascita culturale, un desiderio di cambiare che parte dal basso, spontaneamente dalla gente onesta, che se meglio interpretati ed orientati dal mondo della cultura e dall’associazionismo organizzato potrebbero generare una ventata di freschezza civile e morale. Così come ebbe luogo negli anni ‘50, nel periodo della ricostruzione post bellica, il protagonismo trasversale, laico e solidale di taluni intellettuali, come Dorso, Rossi Doria, Saraceno, Menichella, Pescatore, che indirizzarono il Sud verso la rinascita economica e sociale ; come pure avvenne negli anni ‘ 70, con il Censis di Giuseppe De Rita, con l’economista Mariano D’ Antonio e con tanti altri, che elaborarono gli indirizzi della politica economica auto propulsiva meridionale per porre le prime basi della industrializzazione .

Quel tipo di sviluppo è passato nella storia del meridionalismo come lo sviluppo “ a pelle di leopardo “.
Sull’ insegnamento di tali esempi, perché non auspicare, cosa di cui i Poteri centrali potrebbero trarne giovamento, che la presenza nel Sud di autorevoli intellettuali, come Francesco Barbagallo, Adriano Giannola dello Svimez, Isaia Sales, Paolo Savona ed altri, possa fungere da stimolo , sul piano progettuale, ad una politica che, localmente, non è in grado di programmare né di volare alto, così come spetterebbe al Mezzogiorno, parte importante del Paese, radicata nella storia del mondo classico? Su questa lunghezza d’onda, al di là di quanto di nuovo possa emergere a livello centrale, pensiamo, comunque, di attestarci con l’intento di sostenere idealmente quei filoni civici che vogliono cimentarsi nel sociale per far cambiare passo alla politica e alla stagnante situazione economica latente .
Riteniamo , in primis, che il Sud si debba liberare dal complesso di dipendenza dal Nord ( Industria, Sanità, Università, Ricerca, Made in Italy etc. etc. ), come pure da quella forma di congenito attendismo: mancanza di autostima , ricerca spasmodica di tutori, che lo colloca, culturalmente, in un provincialismo di maniera che non giova alla sua già discutibile reputazione e alla sua voglia di crescita. Tornando al concetto di dipendenza, testé richiamato, osserviamo che la “ stretta collaborazione politica e finanziaria ” in termini di aiuti economici vincolati dell’Europa verso il Sud d’Italia non sempre ha consentito di agire per il fatto che, in mancanza di autonomia economica, il Sud non ha potuto e saputo programmare, nei tempi giusti, le previsioni di crescita e le ricadute economiche derivanti dal Mediterraneo, che, per la nuova offerta dei mercati orientali, sta recuperando ruolo e centralità nel sistema delle comunicazioni e dei mercati europei e mondiali . Infatti , “ dopo il lungo predominio delle rotte atlantiche, che segna l’inizio del mondo moderno, l’espansione attuale nel Mediterraneo delle potenze asiatiche ( Cina ed India ) ha dato nuovo impulso alla internazionalizzazione dei sistemi economici ed alla integrazione crescente dei mercati, che richiedono sempre più efficienti sistemi di comunicazioni “ (F. Barbagallo ) .
Nel decennio passato, nonostante le crisi, ha avuto una considerevole espansione il sistema portuale del Mezzogiorno, in seguito all’ incremento dei traffici tra l’ Asia e l’Europa : i tre grandi porti italiani ( Gioia Tauro –Taranto e Cagliari ), altri tre per il traffico feeder ( sussidiario) : Salerno, Catania, Palermo , oltre, naturalmente, al porto di Napoli,che sono stati all’altezza nell’offrire i propri servizi .
Lo storico Francesco Barbagallo ricorda : “ che il porto di Gioia Tauro è stato tra il 1998 e il 2007 il più importante nel Mediterraneo per movimentazione dei container . Grandi potenzialità di crescita ha avuto ed ha il porto di Taranto, la città più vicina a Suez, che è l’imbocco ideale per l’Europa delle merci delle Indie , come aveva intuito , due secoli fa, Napoleone, che per primo iniziò i lavori della base militare e mercantile “ .
Annotiamo, pure, che due grandi società mondiali di trasporti di Hong Kong e di Taiwan hanno investito, da molti anni, a Taranto nella prospettiva di farne il loro centro di transhipment nel Mediterraneo, a condizione che le Autorità nazionali e locali realizzino, finalmente, le necessarie opere infrastrutturali : logistica a valore, energia, strade, città e territori.
La logistica, abitualmente, è l’ancora centrale per le aree sottosviluppate.
Porti, aeroporti, interporti, alta velocità ferroviaria e collegamento con le grandi città sono priorità assolute per la crescita economica di una Macro – Area, come il Mezzogiorno, che se si organizzasse al meglio potrebbe, in termini di offerta, essere più competitiva nei riguardi del Centro Nord come dell’Europa .
Da questa impostazione ne derivano importanti “ rendite virtuose”, garantite dalla nuova geografia economica che la globalizzazione sta disegnando ; per goderne le ricadute è necessario, però, che il Governo Centrale e le Regioni Meridionali strutturino, da subito, l’uso coerente delle loro risorse finanziarie per conseguire il massimo ritorno produttivo, scaturente dalla “ nuova centralità “ del Mediterraneo .
Il come coordinare Centro e Periferia del Paese impone, in questo caso, di avere il coraggio di applicare i principi di sussidiarietà, introdotti proprio con la riforma costituzionale del Titolo V.
Principi che, riconosciamolo, non possono limitarsi a richiamare le benevoli disponibilità economiche della sussidiarietà orizzontale, ma impongono, oggi più che mai, una coerente e decisa applicazione di responsabilità politica che è compito esclusivo, così recita la Costituzione, della sussidiarietà verticale, cioè del Governo Centrale .