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teatri uniti1Potenza, 05/20/2014 – In risposta alla lettera del Presidente del Centro di Drammaturgia Europeo apparsa sui quotidiani il 14 maggio, tentiamo di fare maggiore chiarezza sugli argomenti che ci auguriamo abbiano sollecitato l’ampio commento di Gennaro Caputo, presidente del CDE, temi cruciali che riguardano la promozione, la produzione e la distribuzione culturale nel territorio della Basilicata, questioni che riguardano l’etica, il modo di concepire il bene cultura e la correlata problematica occupazionale dei programmatori e dei lavoratori dello spettacolo nella nostra regione. Riteniamo che ogni altro contributo al dibattito che di fatto si è creato in ragione della risposta del presidente del CDE, meriti di essere spostato dalle testate giornalistiche ai luoghi deputati per tali discussioni: sedi istituzionali di competenza o dibattiti pubblici, entrambi diventati necessari e urgenti. Ribadiamo inoltre con forza che proprio in ragione della serietà degli argomenti che rischiano di apparire all’opinione pubblica di poco conto se discussi tra singole realtà culturali, ma che invece manifestano la totale assenza di regole e normative certe che chiariscano una volta per tutte chi, cosa e come debba e possa produrre cultura in questo territorio, sia indispensabile e improrogabile l’approvazione di una legge regionale sullo spettacolo dal vivo: senza regole certe ed indirizzi di volontà politica chiare si rischia l’ennesima guerra tra poveri di cui, detto a chiare lettere, siamo non stufi, ma di più.

Prendiamo spunto da alcune inesattezze rilevate nella lettera a firma di Gennaro Caputo.

Il Consorzio non ha mai ‘invocato’ né chiesto di diventare l’Agenzia’ paventata da un consigliere regionale in quella famosa riunione di consiglio; è sfuggito al presidente del CDE il contenuto messo tra parentesi nella nostra lettera aperta : “ (l’agenzia, ndr) correrebbe il rischio di essere un ulteriore ente inutile e dispendioso”. Ciò che a nostro avviso serve davvero è una scelta da parte della Regione Basilicata di indicazioni chiare e di attribuzioni di ruoli in sintonia con le nuove normative espresse dal Mibact, evidentemente non a conoscenza del CDE: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è tuttora l’organo preposto dallo stato in materia di cultura e di spettacolo dal vivo.

Le opinioni del presidente del CDE sono rispettabili in quanto opinioni, ma invece di fondarsi sulle nuove regole del Ministero che vanno inequivocabilmente nella direzione di una Legge Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, si basano su un articolo bis del Decreto Sviluppo. Che cosa c’entra il Decreto Sviluppo? Il presidente del CDE vuole che la sua struttura culturale sia equiparata per regole e prassi ai salottifici o alle salumerie, con tutto il profondo rispetto per le stesse? La cultura, a nostro avviso e visto che c’è un ministero preposto, anche per lo Stato Italiano, ha peculiarità specifiche, dinamiche produttive specifiche, utilità uniche che sono protette, sostenute e difese dall’Articolo 9 (senza bis) della Costituzione. Per tornare dunque al Consorzio, in ragione della sua attività prevista dal Ministero e per volontà della Regione, si è costituito per promuovere e distribuire teatro sul territorio, ha ottenuto il riconoscimento ministeriale per svolgere tali compiti ed è in attesa di assunzioni di responsabilità coerenti e concrete da parte dell’ente regionale.

Il Consorzio non è annoverabile tra coloro – ammesso che ve ne siano – che “gioiscono” dell’eventuale “chiusura” del CDE “, semplicemente il Consorzio è contrario ad ogni forma di riconoscimento ‘diretto’ che non passi attraverso un confronto pubblico e soprattutto che non sia meritocratico, ribadendo così un principio innanzitutto ‘etico’ che, a nostro avviso, dovrebbe essere il motore di quella ‘rivoluzione’ tanto auspicata dall’attuale governo regionale e nazionale. Riteniamo che qualsiasi ente, pubblico o privato, non possa ambire ad occupare ruoli o mansioni, né tantomeno ricevere sostegno pubblico solo per la sua storicità, per la sua età anagrafica o per trascorsi più o meno gloriosi, ma solo ed esclusivamente per quanto, nel presente, produca ed offra alla comunità. Non ci risulta che il CDE, negli ultimi cinque anni, abbia messo in campo attività, produzioni, o iniziative culturali: ci domandiamo a che titolo e per quali motivi ci possa essere un’attribuzione di sostegno da parte della Regione. Del resto lo stesso Presidente scrive: “Il CDE può essere regionalizzato a costo zero perché ha il bilancio in attivo”. Ma se ha il bilancio in attivo, perché chiede allora un sostegno economico alla Regione?

Il Consorzio Teatri Uniti di Basilicata non ha bisogno di autoreferenziarsi con la richiesta di essere riconosciuto come soggetto istituzionale, perché lo è già nei fatti: è un organismo, ripetiamo, nato su richiesta esplicita e documentata dell’ente regionale, e svolge la sua attività ‘a tempo pieno’, con professionisti e lavoratori dello spettacolo di alta qualità ( tra tutti il proprio direttore artistico Antonio Calbi, di fresca nomina al Teatro di Roma e Massimo Lanzetta, direttore della formazione).

Ricordiamo al Presidente del CDE le numerose opportunità di condivisione e collaborazione disattese nel passato, in materia di legge regionale e di iniziative comuni. Nonostante ciò siamo sempre disponibili, per il bene della comunità, ad un pubblico confronto sui temi sollevati, purchè sia pubblico, alla luce del sole, con tutti i soggetti che operano professionalmente sul territorio in materia di spettacolo dal vivo.

Tali considerazioni sono condivise e sottoscritte non solo dal Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, ma anche da altre realtà produttive ed operanti in regione: Il Centro Mediterraneo delle Arti, diretto da Ulderico Pesce, Gommalacca Teatro diretta da Carlotta Vitale ed Officina Accademia Teatro diretta da Pino Quartana che precisa: “Dal 1994 sono Direttore Artistico e Legale Rappresentante dell’Officina Accademia Teatro, organismo di innovazione teatrale riconosciuto dal MIBACT – una delle cinque giovani realtà selezionate in Italia dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sulla fine degli anni novanta. Per molti annì sono stato regista e autore di programmi in Rai. Ignoravo chi Lei fosse, ed ignoravo che il CDE fosse ancora vivo e vegeto. Magari potrà spiegarci di cosa si occupa il CDE: Produzione? Distribuzione? Formazione? Promozione? Avevo letto del CDE forse nel 2009, allorquando il MIBACT, per conto della Commissione Prosa, firmò la sua esclusione dagli organismi di produzione sostenuti dal Ministero per i Beni ed le Attività Culturali. Al punto in cui siamo, chiederei al Presidente della Regione Basilicata con delega alla Cultura, Dr. Marcello Pittella, di conoscere il motivo grazie al quale, la Giunta Regionale di Basilicata ed il suo Presidente, vorrebbero assegnare in assetto di bilancio un contributo straordinario di centomila euro al CDE. Ed è oltremodo auspicabile, davvero auspicabile, che la Presidenza della Giunta promuova al più presto un incontro esclusivo con gli organismi riconosciuti dal MIBACT in Basilicata”.

Firmato:

Dino Quaratino, presidente del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata

Ulderico Pesce, direttore del Centro Mediterraneo delle Arti

Carlotta Vitale, direttrice di Gommalacca Teatro

Pino Quartana, direttore di Officina Accademia Teatro