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 Rivello è un comune di 2.869 abitanti della provincia di Potenza. Le origini della città si fanno risalire all’alto medioevo; tuttavia, i numerosi reperti archeologici (rinvenuti nella contrada detta, appunto, “Città”) fanno supporre che Rivello sia l’erede della città lucana – esistente già dal periodo preromano – di Sirinos. Notoria è la divisione, a partire dal medioevo, della città in due distinti quartieri, quello superiore, i cui abitanti, detti bardàv’ti, erano legati uno alla chiesa di rito latino (San Nicola di Bari) e quello inferiore, i cui abitanti, bardàsci, erano fautori della parrocchia di rito greco (Santa Maria del Poggio). Resistono ancora nella toponomastica (“Fonte dei Lombardi”, “Piazza dei Greci”), riferimenti alle due etnie contrapposte, che hanno dato vita alla città: longobardi, sicuramente stanziatisi a seguito delle invasioni barbariche, e greci, probabilmente provenienti, a seguito della sua distruzione da parte dei Saraceni, dalla vicina Velia da cui si dice derivi il nome moderno (Rivello ovvero Re-Velia). Difatti, il motto del comune recita ancor oggi “Iterum Velia renovata Revellum” (Una volta Velia, rinnovata in Rivello). Feudo dei Sanseverino, dei Ravaschiero e dei Pinelli, Rivello si riscattò, nel corso del XVIII secolo, divenendo città libera. L’ultimo feudatario, Oronzo Pinelli, sul rogito di cessione del Comune stipulato nel 1719 (Restituta libertas), oltre a 55.000 ducati, da pagarsi a rate coi relativi interessi, pattuì che ogni anno avrebbero dovuto dare a lui e poi ai suoi eredi, una certa quantità di salami artigianali e precisamente: “Cantare (1) quattro di salami di ogni bontà, così’ come si fanno in detta terra di Rivello…, a conferma della bontà dei salumi che ancora oggi si confezionano in paese. Il popolo dal canto suo, per timore che arrivasse un altro “signorotto”, distrusse il castello, del quale oggi si distinguono alcuni spezzoni di mura, costruendovi sopra la cappella della Madonna Addolorata e ampliando la Chiesa madre di San Nicola. Le notevoli testimonianze architettoniche e le numerose opere artistiche testimoniano il ricco passato di Rivello; le attività più fiorenti erano quelle dell’artigianato orafo e del rame, esportate in giro per il mondo. A testimonianza dello sviluppo dell’attività di lavorazione del rame, basta citare che intorno al 1820, in pieno sviluppo dei moti Carbonari a Rivello si era costituita la “setta dei Calderai”, composta ovviamente da artigiani che lavoravano il rame soprattutto per produrre calderoni, pentolame e accessori vari. Il XVIII secolo fu quello più fiorente, tanto che vi fu una forte immigrazione che portò ad un notevole incremento demografico, come tesimoniano gli archivi ecclesiastici. Purtroppo l’arrivo dei Francesi causò un declino, dovuto all’incertezza del momento storico. In seguito al Congresso di Vienna ed alla reastaurazione del regime Borbonico, vi furono segnali di ripresa; ma il destino era ormai segnato: con l’arrivo dei Piemontesi, dopo l’impresa dei Mille e quindi la costituzione del Regno d’Italia, le scelte politiche dei primi governi, il fenomeno del brigantaggio, la miseria e la mancanza di lavoro, costrinsero centinaia di Rivellesi, così come in tutto il centro – sud, ad emigrare per le Americhe, in cerca di miglior fortuna. Dopo la seconda guerra mondiale, ripartì l’emigrazione, questa volta in direzione del Nord Italia, in particolare verso la Lombardia; questo fenomeno fu molto marcato tra la fine degli anni ’50 e la metà degli anni ’70.

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