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Il centro è posizionato a 888 m s.l.m all’entrata della Valle del Sinni, nella parte sud-occidentale della provincia, e sorge ai piedi del monte Alpi, un’imponente montagna dell’Appennino meridionale, costituito da tre cime denominate Santa Croce (1893 m s.l.m.), Punta del Corvo (1880 m s.l.m.) e Pizzo Falcone (1900 m s.l.m.). Ha una superficie di 75,98 km² prevalentemente montuoso ed è attraversato dal fiume Sinni e dal torrente Fiumitello, entrambi a regime torrentizio. Esso nasce inizialmente attorno alla parte alta per poi svilupparsi successivamente nelle zone sottostanti. Lo si può notare guardando la struttura urbanistica: è sostanzialmente a “macchia d’olio” e si può distinguere una parte, dove sorge il centro storico, denominata Capadavutu ed una parte bassa detta Capabbasciu. Nella zona denominata dagli abitanti Munisterio in tempi antichi sorgeva un Monastero di monaci Gesuiti .Confina con i comuni di: Episcopia (14 km), Castelluccio Superiore (19 km), Castelluccio Inferiore (20 km), Lauria (22 km), Carbone (24 km), Castelsaraceno e Fardella (25 km). Dista 118 km da Potenza e 129 km dall’altra provincia lucana di Matera.

 Vi sono diverse opinioni sulla derivazione del suo nome: secondo alcuni deriverebbe da due termini di lingua greca che significano “luogo nascosto”, mentre altri affermano che sia una derivazione del termine anch’esso greco Latomia (cava di pietre, che il paese possiede tuttora) con l’aggiunta del suffisso -ico. Allo stesso modo del nome anche le origini dell’attuale centro abitato di Latronico sono molto incerte. Nel corso degli anni è stato provato con ricerche archeologiche che esistesse un insediamento di una comunità di origine enotria nella località che oggi viene chiamata Colle dei Greci. Gli insediamenti umani nel territorio di Latronico sono presenti fin dal Mesolitico (circa 8000 a.C.). Testimonianza ne è il ritrovamento di tracce di una comunità di uomini primitivi che vissero in piccoli gruppi per oltre 6000 anni nelle Grotte di Calda praticando essenzialmente un’economia di tipo agricolo-pastorale. Il primo nucleo abitativo risale probabilmente all’Alto Medioevo ad opera di una popolazione rurale che si stabilì su un colle più alto per sottrarsi alle scorribande di Longobardi e Saraceni. Le vicende storiche di Latronico e del suo popolo continuano ad essere oscure dal III secolo a.C. al XI secolo, quando solo nel 1063 per la prima volta compare il nome di Latronico in un documento, il Syllabus Graecarum Membranarum. Negli anni che seguirono il paese fu feudo di Cola di Jonata, dei Sanseverino, dei Palmieri, dei Corcione e infine dei Gesuiti. Quando i Gesuiti furono espulsi dal Regno di Napoli (1767) il feudo passò al Demanio. Alla fine del Settecento anche Latronico partecipava attivamente alla vita della Repubblica Partenopea, e alcuni latronichesi, che avevano evidentemente a cuore le idee rivoluzionarie di fratellanza, libertà, uguaglianza furono inclusi nel “Notamento dei Rei di Stato” e andarono così incontro al carcere e alla morte. Anche Latronico dal 1861 al 1865 ebbe i suoi briganti che erano organizzati in bande. Ricordiamo quella di De Luca Nicola (detto Scaliero) e quella di Francesco Viola (Pedatella). Durante gli anni sessanta Latronico vide il suo più grande incremento demografico, situazione che da quegli anni non si è più ripetuta a causa della piaga sociale che da molti anni ormai sta condizionando pesantemente lo sviluppo meridionale: l’emigrazione.

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