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Stigliano


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Stigliano si trova a 909 m s.l.m. nella parte centro-occidentale della provincia di Matera al confine con la parte centro-orientale della provincia di Potenza. ed estende i suoi territori per 209 km². Confina a nord con i comuni di Accettura (18 km) e San Mauro Forte (31 km), ad est con Craco (26 km) e Montalbano Jonico (47 km), a sud con i territori di Aliano (14 km), Sant’Arcangelo (PZ) (33 km) e Tursi (42 km), mentre ad ovest con Cirigliano (18 km) e Gorgoglione (20 km). Dista 79 km da Matera e 72 km dal capoluogo di regione Potenza. È sede della Comunità Montana Collina Materana.

Stigliano fu fondato dai Lucani; in seguito passò sotto i Greci di Metaponto. Il nome risale, forse, all’epoca romana: deriva probabilmente dalla famiglia degli Hostilius, della quale il paese era una delle proprietà. Il nome antico era quindi Hostiliusanus, da cui Ostigliano e quindi Stigliano.Stigliano passò dopo le invasioni barbariche ai Longobardi, che lo posero nel Principato di Salerno. Nel 1070 fu donato al vescovo di Tricarico. Nel 1269 andò a Carlo d’Angiò, che lo infeudò a Giacomo di Bosciniano nel 1274. Nel 1289 Carlo II lo affidò alla potentissima famiglia napoletana dei Carafa. Nel 1556 tutta la proprietà passò alla famiglia spagnola dei duca di Medina, che lo eresse a capoluogo della Basilicata. Nel 1806 furono aboliti i privilegi feudali e Stigliano passò sotto l’amministrazione diretta del Regno di Napoli prima e del Regno delle Due Sicilie poi. Nel 1861 entrò nel Regno d’Italia. Fu occupata in seguito dai briganti di Carmine Crocco dopo uno scontro con il regio esercito, noto come battaglia di Acinello. Negli anni del fascismo Stigliano fu un luogo di confino dei fascisti dissidenti, in quanto, trovandosi a quasi 1000 metri d’altitudine, era l’unico a sfuggire alla malaria.

Il convento di Sant’Antonio
Il convento risale al XVII secolo, conserva un importante crocifisso ligneo, attribuito a padre Umile da Petralia, creatore di molte opere simili in zona. Tale effigie, secondo la tradizione popolare, si rese protagonista in passato di un prodigioso miracolo, attestato inoltre da una preziosa tavoletta lignea del tempo: liberò la cittadina dalla peste. Il 1º ottobre 1656, secondo la leggenda, una luce luminosa e un rombo portentoso si abbatterono in chiesa avvolgendo l’imponente opera d’arte, nel momento in cui il volto del Cristo, fino ad allora chinato sulla parte sinistra, si spostò verso quella destra. Nello stesso attimo in cui avvenne questo prodigioso evento, Stigliano fu liberata dal terribile morbo che aveva decimato la popolazione a circa 1600 anime. La chiesa vanta inoltre una facciata barocca del XVII secolo con un imponente campanile con cupola a carattere arabeggiante e due preziosi quadri del XVII secolo, attribuiti ad Antonio Stabile, uno dei quali raffigura la Vergine Maria col Bambino. Un altro dipinto risalente al XVIII secolo raffigurante l’Immacolata con Santo monaco è attribuito a Domenico Guarino. La Chiesa, che in origine era dedicata a Santa Maria la Nova, probabilmente della struttura attuale comprendeva soltanto la facciata. Il campanile, infatti, apparteneva al convento di Sant’Antonio che si trovava nella parte del paese tutt’oggi conosciuta con il nome di area di Sant’ Antonio, che venne distrutto nel corso del XIX secolo.
 La chiesa Madre
 La chiesa madre è dedicata a Santa Maria Assunta, presenta una facciata in stile barocco. Essa può vantare numerose opere d’arte tra le quali spicca un sontuoso polittico del XVI secolo attribuito a Simone da Firenze, caratterizzato da una solenne statua della Vergine (Madonna del Polittico) e da dipinti con santi, angeli e Dio Padre. Esso apparteneva al convento di Sant’Antonio che fu distrutto nel XIX secolo cosi come una statua lignea di Sant’Anna con la Vergine e una Santa Lucia. La struttura è caratterizzata da una splendida volta in legno dorato nella navata centrale e tante cupole nelle due navate laterali. Molto particolari sono il coro in legno intagliato, fatto rifare nel XIX secolo dall’arciprete Correale, e l’armadio ligneo della sacrestia costruito a spese dell’arciprete Tancredi. Interessante anche la statua della Vergine Assunta, di scuola veneta, conosciuta con il nome di Santa Maria della Neve, che fu donata alla chiesa nel 1522. Notevole la cripta, nella parte sottostante la chiesa, all’interno della quale venivano seppelliti i morti e dove, di recente, sono stati rinvenuti alcuni affreschi.

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