CONDIVIDI

Città di Potenza: un’altra “Mafia Capitale”? Si scrive “Salva Potenza” si legge “Salva Potenti”.

god_save_potenzaUna città al collasso, allo sbando. Servizi comunali, già molto carenti ma costosissimi per i potentini, sono precipitati al di sotto del livello minimo degno di un paese europeo. Imposte, tasse e tariffe comunali sono al massimo a seguito della dichiarazione di dissesto. Nel frattempo, sono in pieno svolgimento indagini della magistratura – anche contabile – sugli appalti comunali e sui bilanci degli ultimi anni: si cercano i responsabili dell’enorme voragine scoperta nei conti comunali ammontante ad oltre 32 milioni di euro. Una montagna di soldi che De Luca è riuscito a “strappare” alla giunta regionale guidata da Marcello Pittella. E’ la Città di Potenza: ancora una volta saranno i cittadini potentini (ma anche i restanti lucani) a dover pagare, al prezzo di lacrime e sangue, e chissà per quanti anni ancora, la vergognosa e perversa gestione della “macchina” comunale da parte di una classe politica sicuramente incapace. E forse, ove lo accertasse la magistratura, anche collusa con i 26, tra cui dirigenti e funzionari comunali, accusati di pesanti irregolarità nella gestione del trasporto pubblico cittadino: sarebbe stato affidato senza gara sempre ad uno stesso soggetto negli ultimi 10 anni, la Cotrab. Per la Guardia di Finanza, i danni sarebbero di 17 milioni di euro. Le Fiamme Gialle scrivono: “la struttura operativa e la struttura politica del Comune di Potenza sono state irresponsabilmente inefficienti” in quanto, anche grazie ad una “immotivata e irrazionale inerzia”, “hanno permesso al Cotrab una ingiustificata lievitazione del costo di servizio di trasporto”. Nel frattempo anche i Carabinieri, nei giorni scorsi, hanno acquisito negli uffici comunali tutta la documentazione contabile relativa alle attività degli ultimi tre anni: bilanci e documentazione relativa alcune voci di spesa, tra cui le spese per le pulizie, i trasporti e le somme spese per spettacoli e eventi culturali e ludico-ricreativi. Insomma, mentre la città lentamente affondava, i politici cercavano di distrarre i cittadini con il “panem et circenses”.

Insomma, il capoluogo lucano è ormai sull’orlo dell’abisso: e la colpa è, senza alcun dubbio, della politica e dei politici che finora l’hanno amministrato. E che, da mesi, cercano maldestramente di sminuire e attenuare le proprie responsabilità politiche. In attesa che vengano eventualmente provate e accertate anche quelle contabili e quelle penali. L’assoluta gravità della situazione è comprovata dal cospicuo dispiegamento di forze mobilitatesi, negli ultimi mesi, in soccorso del sindaco Dario De Luca: tutto lo stato maggiore, l’establishment, del Partito Democratico. Prima ci ha provato Bubbico, poi è stata la volta di Salvatore Margiotta, con un emendamento cofirmato da Viceconte, che nei giorni scorsi è stato acclamato dai professionisti della politica lucana come un vero e proprio “salvatore” (per antonomasia) per essere riuscito a infilare nel decreto c.d. “Enti Locali” una norma “Salva Potenza”. Una norma che è, in realtà, un “Salva Potenti”, un comodo salvacondotto per gli autori dell’opera di sistematica distruzione della dignità dei lucani oltre che della credibilità e dei i conti della Città di Potenza.

Ovviamente in questo gioco delle parti, consociativo e bipartizan, non poteva mancare l’aiuto di “mamma” Regione Basilicata: per gli smemorati, ricordiamo che, in Consiglio, tra i banchi della maggioranza siede proprio quel Vito Santarsiero, sindaco di Potenza dal 2004 al 2014. In un articolo del disegno di legge di assestamento del Bilancio 2015/2017 si nasconde il regalo di oltre 32 milioni di euro spalmati fino al 2017. Una marea di soldi sottratti ai lucani (ed ad altri impieghi quali, ad esempio, un vero reddito di cittadinanza, al miglioramento degli standard dei servizi sanitari, a abbattere le lunghissime liste di attesa per gli esami specialistici o diagnostici) esclusivamente per salvare i politici responsabili del fallimento del capoluogo di regione.
Al dissesto finanziario si aggiunge il dissesto politico e etico con la assurda pretesa di impunità e di irresponsabilità invocata, senza alcun pudore, proprio dai responsabili politici del dissesto potentino. Ma c’è di più: una attenta analisi del quadro normativo fa sorgere forti dubbi sulla stessa legittimità di un salvataggio della Città di Potenza realizzato a spese della Regione. La norma regionale scritta da Marcello Pittella per fornire aiuto a De Luca, parrebbe porsi in stridente contrasto con le norme del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), che disciplinano le procedure di “rientro” dal dissesto, e con quanto previsto dal decreto legislativo n. 68 del 2011: la soppressione, dal 2013, dei trasferimenti regionali a favore dei comuni, non giustificati dal finanziamento di funzioni delegate agli stessi comuni.  

Appare, quindi, macroscopica la forzatura che l’asse Bubbico – Margiotta – Pittella sta tentando di far passare per salvare De Luca e, quindi, tutta la politica lucana. Nel frattempo, emergono aspetti sempre più inquietanti e sconvolgenti della mala gestio del capoluogo di regione perpetrati nel corso di almeno l’ultimo ventennio: tanto da far nascere spontanea una domanda. I robottini che avrebbero pulito, a spese dei cittadini, la piscina di un dirigente comunale sono solo la punta dell’iceberg? A Potenza ci troviamo di fronte, fatte le debite proporzioni, ad un’altra “Mafia Capitale”?

Per questo, il Movimento M5S Basilicata riproporrà, con forza e decisione, nel prossimo consiglio regionale l’enorme questione morale, ancor prima che politica e giuridica, sollevata dalla norma regionale “Salva Potenza”-”Salva Potenti”. A parere del M5S Basilicata, sono completamente sbagliate sia le modalità, che la tempistica, che le motivazioni del finanziamento regionale (il contributo straordinario “a fondo perduto” di 32 milioni di euro in 3 anni) ad un comune dissestato a causa della negligenza, imperizia e inerzia della classe politica. Un comune per giunta fortemente attenzionato dalla Procura della Repubblica e dalla magistratura contabile. Certo, la Città di Potenza deve salvarsi: ma a patto che con essa si mettano in salvo i cittadini, soprattutto quelli più in difficoltà. Le soluzioni e i rimedi ci sono. Eccome: basta fare l’interesse dei potentini e dei lucani, non della classe politica che mira solo ad autoassolversi e perpetuarsi, unitamente ai propri privilegi. Grazie alla norma nazionale e, soprattutto, a quella regionale voluta da Pittella a garantirsi un posto nella scialuppa di salvataggio saranno solo i responsabili del dissesto, i tanti  “Schettino” della politica lucana: mentre i “sommersi” sono e saranno i cittadini potentini e lucani.

 

Gianni Perrino
Capogruppo M5S Basilicata – Consiglio Regionale