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chimica verdeMatera, 05/23/2014 – La notizia circola con insistenza nella Val Basento, area interessata dai veleni e dall’inquinamento passato e recente. Un nuovo progetto rilancerà la chimica in Val Basento. E’ denominato “Spring“, che significa primavera, un “cluster” sul quale crede la Regione Basilicata che, di recente, con propria delibera di giunta n.554 del 13 Maggio 2014 ha aderito all’Avviso Pubblico del MIUR  del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica per lo sviluppo e il potenziamento dei Cluster Tecnologici Nazionali (D.D. n. 275/RIC del 30 maggio 2012). L’Adesione come socio da parte della Regione a SPRING, Sustainable Processes and Resources for Innovation and National Growth è per attuare il cluster – si legge sul sito dedicato all’iniziativa –  promosso dalle società chimiche Biochemtex, Novamont e Versalis, “tre realtà industriali che si sono distinte – si ribadisce sul sito dell’Associazione – per lo sviluppo di tecnologie e processi fortemente innovativi e per la messa a punto di materiali e prodotti da fonti rinnovabili, e di Federchimica, che rappresenta l’intera industria chimica italiana e la sua vocazione alla sostenibilità”. Ma la Regione Basilicata si è catapultata a capofitto in questo progetto, forse senza averne pienamente compreso la portata spiegandone ai cittadini ed agli amministratori gli scopi.

Il business delle bonifiche e della chimica verde
Aree particolarmente vocate alla chimica verde – si legge nei progetti – sono i siti industriali da bonificare in Italia (44) forse anche perchè interessati da ingenti investimenti pubblici. Prima ancora del reinsediamento della cosiddetta chimica verde, andrebbero però compresi gli effetti sulla salute provocati dalla chimica tradizionale e dallo asmaltimento dei reflui petroliferi, come quelli prodotti in Val d’Agri e smaltiti in Val Basento. Il Rapporto del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità per la Val Basento indica infatti un “eccesso, se pur impreciso, della mortalità per tumore del polmone” mentre lo stesso rapporto evidenzia “la mancanza di studi analitici nel territorio che suggerisce e raccomanda un approfondimento della contaminazione ambientale e dello stato di salute della popolazione“.

Ma cos’è la chimica verde?
Fin qui la notizia desunta dalla delibera regionale che però non chiarisce gli scopi della joint venture pubblico-privata tra colossi chimici che dichiarano di essersi convertiti alla”chimica verde” non inquinante, ma in realtà perseguono l’obiettivo di potenziare la loro presenza nel campo del settore energetico e dei nuovi materiali con bioraffinerie e centrali a biomassa. il Cluster “Spring” è stato di recente presentato a Milano   nella sede di Federchimica nell’ambito del progetto Horizon 2020 dell’Unione Europea. Esso prevede l’uso di scarti agricoli o colture dedicate a scopi energetici per bioraffinerie e/o centrali a biomassa da allocare preferibilmente nei SIN (Siti di Interesse Nazionale per la Bonifica) tra i quali la Val Basento. Il cluster è sostenuto da otto Regioni tra le quali c’è appunto la Basilicata.

Le multinazionali della chimica
All’interno di Spring – si legge – Versalis è impegnata nel progetto “Albe” sulla gomma estratta da materie prime dichiarate come rinnovabili ma che avrebbero nel loro processo cicli produttivi ancora poco conosciuti. L’ALternative Biomasses for Elastomers) con acronimo indicato con il termine “Albe”, è rivolto allo sviluppo di nuovi materiali (elastomeri e gomma naturale) destinato a fabbricare i cosiddetti pneumatici verdi ai quali sarebbe interessata l’industria automobilistica e quella petrolifera. Ma la ricerca riguarda la sintesi del “biobutadiene”, dove Versalis – ENI sta collaborando con Genomatica. Processi chimici questi di estrazione di alcol dalle piante sui quali nessuno conosce ancora la pericolosità ambientale ed i rischi per salute ma soprattutto, gli impatti sull’agricoltura e l’economia dei territori.

La chimica verde e il cardo mariano a Porto Torres
Lo sviluppo di nuovi oli estensori e additivi progettato dalla società Matrìca a Porto Torres, una Joint venture tra Polimeri Europa, oggi Versalis, Novamont ed ENI,  è emblematico ed è riassunta in un dossier dedicato alla chimica verde in Sardegna dall’Associazione Gruppo di Intervento Giuridico Onlus. Così come è emblematica la vicenda della centrale a biomassa di Porto Torres in Sardegna (20MW), dell’ENIPOWER Spa, rientrante nel protocollo d’intesa Stato-Regione-Gruppo ENI -Gruppo Novamont sulla chimica verde stipulato nel 2011. Un progetto che vide la Legambiente tra i più ferventi sostenitori assieme alla Coldiretti sarda che firmò addirittura una intesa, suscitando proteste di agricoltori e pastori anche per il rischio di introduzione di piantagioni OGM. La chimica verde in Sardegna prevede la creazione di stabilimenti, bioraffinerie per monomeri biodegradabili e lubrificanti derivanti dall’introduzione di colture agricole nell’isola, come il cardo mariano preso a pretesto per effettuare un mix energivoro con il FOK , un residuo del processo industriale di produzione dell’etilene, sostanza pericolosa e cancerogena non proveniente da fonti rinnovabili.

La chimica verde in Sardegna bocciata dai cittadini
Questo progetto di “chimica verde” è stato in sostanza bocciato dai cittadini e dall’Università Sarda, dopo averne avuto piena contezza, per l’insostebilità di coltivare su ampie superfici il cardo mariano, poi sostituito da girasole e colza. Il cardo mariano, infatti, è una pianta invasiva ed infestante, con rapida propagazione ed accrescimento sui suoli agricoli coltivati anche con altre specie e per i pascoli dove la pianta sostitusce le specie naturali appettite dagli animali. L’uso del FOK  nella chimica verde (Fuel Oil of Cracking), è un rifiuto riciclato oggetto di sequestro in Sicilia con una sentenza penale che ne ha attestato la pericolosità come combustibile, poi sostituito a Porto Torres con il “fossile” e meno inquinante GPL. In sostanza a Porto Torres la chimica verde non esisterebbe, perchè insostenile per il territorio ed addirittura inquinante.

In Basilicata ed in Val Basento quali piantagioni e quali combustibili proporrà il progetto “Spring” per la nuova chimica verde…ma non troppo, alla quale però la nostra Regione ha aderito? Fonte: Ola