Home Briganti Lucani Da un manoscritto di Carmine Crocco Donatelli

Da un manoscritto di Carmine Crocco Donatelli

Signori nell’anno 1867 fui catturato dalla pulizia francese della città di Marsilia, mentre io fornito di passaporto dello stato pontificio, transitava alla volta di Algeri Città dell’Africa Colonia Francese. Nel medesimo anno molte dispute di gabbinetti, fui da Marsilia trasferito a Roma, qui acchiuse in orride prigione, vi restai sepolto fino al 15 settembre del 1870. Nella quale epica, il Regno d ‘Italia Sotto il vissillo di Sua Maestà Vittorio a Emmanuele, si compì la grand’opera dell’unione di Roma,dibbellate l’ultimo avanze di quella nefasta reazione. Il ditrinizzato governo di Sua Santità pio nono mi seppellì nella torra della rocca di paliono,dove fui liberato da prossima morte,dai prodi e magnanimi figli della civiltà moderna,ai quali conservo finchè vivo,eterna riconoscenza. Nell\’anno 1871 da paliono fui trasferito nella Città di Avellino,poi alla città di Potenza,quivi nell’anno 1872 il dì 15 del mese di agosto comparii avante alla Corte d’assisi, da cui,per gravità e quantità di delitti commessi per cieca reazioni, che io senza sapere cosa mi facessi, capitanai rabbiosamente, per quattro anni consicutivo. Il giorno 12 settembre dello stesso 1872 posto fine alla causa mi trovai reo di 75 omicidi, e di un Milione e duecentomile lire di guasti, fra divastazioni ingendi ed altri fatti che fanno rabbrividire non solo l’onestà ma pure i malfattori… Al mondo tutto, Sarà l’unica causa fatta così enorma,e pure l’unica che il deliquente vivo ancora Signori lo confesso da me,ma debbo pure dirvi che senza di me alla testa di una formidabile banda di due mila e due centi uomini tutti istruito all’arma meglio dei soldati, dediti alla ferocia dei meridionali, la storia conterebbe fatti sconosciuto ai più barbari della Terra.

L’odia della plebba del regno delle due Sicilie, Sotto la dominazione borbonica, era terribile contro gli oppressori e degli traditori della patria, quindi le vendette private, spinse la cecità alla vendetta. La Signoria da prima tutti oppressori, poi divisi in due, L’una liberale, L’altra realista, questi, conoscendo il male che loro cadeva sopro,volendo tendari l’ultimo colpo di vendetto aizzava la miseria plebba, la quale con facilità si precipitava nella voragine, terribile sono le sue prime mosse, ma codarda nel sostenere il fine, ed è questa la malidizione avverata sopra la discendenza di Cam. Guai ai prepotenti se l’uomo conoscesse che la forza sta nelle sue mani,guai agli oppressori se l’uomo conoscesse i suoi diritti e i suoi doveri. Nel 1860 il 15 agosto nella mia provincia Al grido di Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi, Viva l\’Italia, Viva l’Unità, Viva la fratellanza, chi puole scrivere la gioia di quel popolo nessuno, come nessuno puole credere che dopo pochi mesi questo popolo festevolo, si doveva trucitare a vicenda,e  perchè?  Basta una sola parola, l’invidia e la turpitudine di pochi uomini che si facevano chiamare Signori, erano Signori, sono Signori e saranno sempre Signori, imperrocchè la cecità del governo il quale faceva passare per le armi le Locertole,e mettevanel suo seno i Serpenti velenosi i quali avuto il pieno loro indente finivano di sterminare le Serpungole,uno dei quali sono io… Giova sapere però che un popolo che si fa trucidare per il suo sovrano, se non merita lode ,è sempre degno di commiserazione. Mi trovo schiavo,sotto il peso della catena,oppresso dalla miseria, derelitto dagli obbrobbi. Vecchio ed infermi,non istruiti, e pure se potessi parlare, a mio bellaggio, resterei ai posteri un’istoria che gioverebbe ai figli della miseria, se non tutto almeno in parte,onde essere cauti. Nella calamità dei tempi, accorrere presso gli fautori per poi avere forca e catene….

Da un manoscritto di Carmine Crocco Donatelli pubblicato in appendice a: Il brigantaggio; del dottor francesco Cascella medico primario del regio manicomio di Aversa