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Crocco ammette i suoi precedenti penali

Crocco ammette i suoi precedenti penali (condanne ed evasioni) e poi:

Domanda: Evaso dalle prigioni dove andaste a rifugiarvi?

Risposta: Per tutta l’invernata stetti nascosto nel bosco di Monticchio. Venuta la primavera commisi, lo confesso, perchè Crocco nulla nega,vari reati unito ad altri due compagni, Vincenzo D’Amato e Michele Di Biase. Nel 18 agosto mi unii ai volontari capitanati dal Mennoni e mi recai con gli altri in Potenza dove fu proclamata la decadenza dell’antica dinastia ed inaugurato il governo dell’Italia una con Vittorio Emanuele. Ricordo che in quella occasione mettemmo in fuga tutti i gendarmi, che inseguimmo fino alle vicinanze della montagne di Pignola. Nel dì seguente il capitano Ottavio Mennoni, il signr Attanasio Santangelo di Venosa e Pasquale Corona di Rionero presentarono me ed i miei due compagni alla Giunta presediuta dal Colonnello Boldoni, o convocata da costui,che era stato qui mandato da Garibaldi. In prosieguo io e i miei compagni facemmo parte dei volontari di questa provincia che andarono a riunirsi in Auletta ai Battaglioni di Garibaldi che venivano dalle Calabrie. Seguimmo il Generale a Napoli,S.Maria Capua,Ponta della Valle,ecc. e prendemmo parte alle battaglie della patria indipendemte.Finita la guerra avemmo il debito congedo,e venimmo qui a Potenza a presentarci al Governatore signr. Altini il quale ci assicurò che si sarebbe tirato un velo sulle nostre colpe passate.Costui però non si attenne la promessa perchè dopo un mese,verso la fine di dicembre o i principi di gennaio,sapemmo che da quello stesso Governatore era stato spiccato ordine di presentazione per doversi trattare la nostra causa,con minaccia che altrimenti saremmo stati arrestati,e con promessa dall’altra parte che si sarebbe tenuto conto dei servizi da noi prestati. Non essendoci stata ottenuta la prima promessa noi non credemmo alla seconda.

Domanda: E che faceste?

Risposta: Feci quello che doveva fare. Presi una seconda volta la via dei boschi, io non aveva altra casa o palazzo dove potessi stare sicuro. Pure, conoscendo per prova i disagi della vita brigantesca pensava tra me stesso, se non mi fosse stato possibile di potermi andare ad imbarcare in Barletta o in altro porto dell’Adriatico per recarmi in Grecia, a vivere una vita più tranquilla e lontana dalle persecuzioni. Fatalmente si diede una circostanza che mi fece abbandonare questo divisamento. Fui chiamato in segreto da talune persone che io non nomino perchè sarebbe inutile nominare essendo talune di esse già morte e le stesse m’invitarono a prendere parte a una controrivoluzione borbonica che mi assicurarono di essere già preparata. Nello stato di esasperazione d’animo in cui mi trovava commisi la debolezza di accettare la proposta. Accettai la proposta nel mese di marzo ed era pronto alla prima chiamata. All’uopo era stato provveduto di ottocento fucili e corrispondenti munizioni e di ottocenti berretti rossi alla repubblicana. Nel quattro aprile vennero da Potenza in Atella un francese Langlois,un capitano napolitano ed un tenente siciliano che si spacciarono come propugnatori della controrivoluzione. Dal 5 al 7 si riunirono,previa chiamata,tutti i soldati sbandati che si trovavano nei diversi paesi ed altre persone e così con una forza di circa quattro o cinquecento armati si potè dar opera alle reazioni nei diversi comuni.

Fra le tante persone armate, di briganti antichi, ossia di briganti che avevano fatto i briganti prima della reazione, non ve ne erano che tre, io ed i miei due compagni. In prosieguo furono briganti anche tutti gli altri..

Domanda: Le masse di cui avete parlato da chi erano comandate?

Risposta: Erano divise in 43 bande capitanate ciascuna da un capo brigante che dava il nome alla compagnia. Così vi era la compagnia di Sacchetiello, quella di Ninco Nanco, quella di Giuseppe Caruso, quella di Ciucciasriello,ecc.  Tutte le 43 bande poi,mentre erano indipendenti l’una dall’altra, dipendevano dal supremo comando del francese Langlois e dei due ufficiali di cui sopra si è fatto cenno

Domanda:E voi non comandavate alcuna banda?

Risposta: No. Io stava in relazione con tutti i capobanda ai quali portava gli ordini del signor Langlois per la ragione che io da solo in mezzo a tanta gente sapeva leggere e scrivere e far di conti. Ed il mio ufficio precisamente in questo consisteva, nel pagare le masse cioè ammonirle e scrivere il giornale.

Domanda: Ma Langlois non rimase sempre con voi:dopo la sua partenza chi prese il comando in vece sua?

Risposta: Partito Langlois lasciò ordine a tutti i capobanda di dipendere da me e così col fatto io divenni il capo di tutte le bande che capitanai fino alla metà del marzo 1864..