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Gianna Spadino-Bersagliera LUCANA torna in patria dopo missione in Afghanistan
Gianna Spadino-Bersagliera LUCANA torna in patria dopo missione in Afghanistan

Potenza, 2014-02-28 – Anche le donne dell’Esercito Italiano forniscono il loro prezioso contributo nell’ambito della missione internazionale ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan. A dimostrarlo, e nel migliore dei modi, è il Caporal Maggiore in ferma prefissata quadriennale dell’Esercito, Gianna Spadino. Trentaduenne, nativa di Potenza, Spadino è un militare per scelta, una scelta convinta la sua che dopo concorsi ed intensi periodi di formazione ed addestramento, l’ha portata ad indossare la gloriosa uniforme dei Bersaglieri,  antica specialità dell’Arma di Fanteria.
Assegnata al “7° Reggimento Bersaglieri” di Altamura, da lì ha iniziato la sua esperienza operativa. La scorsa settimana, dopo una permanenza durata sei mesi in Afghanistan, Gianna Spadino ha fatto rientro in Patria. “Si è trattato, – asserisce il caporalmaggiore, – di un’esperienza forte che mi ha arricchito molto dal punto di vista umano e professionale; l’addestramento per partecipare ad una missione internazionale complessa e delicata come quella in Afghanistan, dura diversi mesi durante i quali si acquisiscono conoscenze, professionalità, e comprendi la diversa natura della realtà  con cui ti interfaccerai.

Impari a comprendere realmente il significato di termini quali: spirito di corpo e lavoro di squadra; giorno dopo giorno, cresce e si rafforza l’affiatamento e l’amalgama con i tuoi colleghi, persone che diventeranno parte integrante della tua vita e con cui per diversi mesi condividerai l’acqua, l’aria, gli spazi ed i rischi quotidiani. Sono pilota di un veicolo blindato per trasporto truppe, pesante ventotto tonnellate: Il Freccia; si tratta del primo veicolo digitalizzato dell’Esercito Italiano complesso e sofisticato nelle sue componenti che opera prevalentemente in scenari operativi.

A bordo ci si muove in spazi molto ristretti, dove la disciplina, l’autocontrollo e l’addestramento diventano requisiti imprescindibili. Non ci sono differenze tra uomini e donne, l’equipaggio è un’unità fortemente coesa, dove ogni componente svolge alla perfezione il proprio compito. Il breafing quotidiano, scandisce l’inizio dell’attività operativa giornaliera; durante l’indottrinamento, agli equipaggi vengono assegnati i compiti, le aree di competenza e precisate le finalità della missione da assolvere. Una volta fuori dalla base, l’adrenalina è alle stelle, ma mi aiuta ad essere concentrata nell’assolvimento dei miei compiti e a percepire qualsiasi fonte di pericolo esterno.

Il rombo del motore è molto forte, ma viene attutito dal silenzio del deserto mentre si procede con la massima allerta. E’ notte quando si rientra in base, con tanta stanchezza addosso, ma con la consapevolezza e la soddisfazione di aver svolto bene il proprio compito. Quando si è in missione, il tempo trascorre velocemente scandito da ritmi di vita molto elevati; nessun giorno è uguale ad un altro e l’imponderabile è sempre in agguato con non poche difficoltà di adattamento a situazioni che neanche immagineresti e che per diversi mesi diventeranno la tua realtà quotidiana.

Appena giunta a Shindad, il caldo  insopportabile con una temperatura di oltre 40° mista a sabbia, vento e polvere, mi hanno dato il benvenuto. Il vento è una costante da queste parti e la sabbia del deserto che si solleva, te la trovi dappertutto. Ciò che colpisce principalmente quando si arriva in Afghanistan, è la vastità dei luoghi, la profondità del deserto con il suo silenzio ed i suoi tramonti, qualcosa di surreale. Per percorrere pochi chilometri, c’è bisogno di ore durante le quali le unità del Genio che ci precedono, bonificano il territorio liberandolo dalla presenza dei temibili ordigni improvvisati. Il nostro impiego va dall’attività di pattugliamento, al servizio scorte e alla distribuzione di aiuti umanitari (viveri e medicinali) alla popolazione locale.

La povertà e l’essenzialità dei villaggi costruiti con paglia e fango, mi lasciano attonita; uno ad uno i bambini ti corrono incontro scalzi anche in pieno inverno in mezzo alla neve protendendo le loro manine per ricevere qualcosa. Queste esperienze ti ridimensionano, ti maturano, diventi più consapevole dei valori della vita ed apprezzi maggiormente le cose semplici.Molti i momenti  belli ed indimenticabili vissuti durante questi mesi, insieme alla mia squadra; momenti scanditi ogni mattina dalla cerimonia dell’Alzabandiera  durante la quale rinnovi ed accresci il tuo impegno di soldatessa e di cittadina.Questa è stata la mia  prima  missione all’estero, ne seguiranno altre ancora  alle quali parteciperò con lo stesso impegno, entusiasmo e la stessa determinazione. Amo il mio lavoro! Per me rappresenta una scelta di vita in cui credo profondamente e che condivido con miei genitori che ringrazio per l’esempio ed i valori trasmessi”.

Dallo sguardo e dalle parole di Gianna traspaiono fierezza, convinzione, emozione e consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta. Dall’Esercito Italiano di Basilicata”In bocca al lupo Gianna!”.