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occupazionePotenza, 2014-03-01 – Pietro Simonetti presidente del Centro Studi e Ricerche Economico-Sociali si interroga sul Piano per il Lavoro.I dati diffusi stamani dall’Istat parlano di una perdita di cinquemila posti di lavoro nel 2013 e dell’aumento del tasso di chi cerca occupazione dal 12,6 del 2012 al 16,63% (media nazionale 12,9) del 2013,mentre aumentano di 9 mila unita’ i disoccupati.Gli occupati complessivamente passano da 186 a 181 mila cosi ripartiti :Agricoltura 14.000,industria 50.000  e 117.000 nei servizi. Il tasso di occupazione della forza lavoro passa dal 47,2% al 46,3 %.Le cifre relative ai lavoratori  interessati alla mobilita’ sono in aumento e la tendenza ,senza inteventi significativi di politiche attive e nei punti di crisi,allarghera’ ulteriormente.

A tutto questo occorre aggiungere i dati relativi alla cassa integrazione in Basilicata , e la condizione di circa 108 mila lavoratori lucani  disoccupati o inoccupati( occorre ricordare ulteriormente,in presenza di grande sottovalutazione della situazione che dei 61 mila disoccupati il 35% possiede la licenza media, il 27% quella elementare, oltre il 10% laureati mentre i diplomati sono il 28%. Sono dati che parlano chiaro sulla struttura e qualità della disoccupazione.

Dei 47 mila disoccupati il 34% possiede la licenza elementare, il 28% la licenza media inferiore gli altri sono diplomati  e lo 0,3% possiede la laurea .In questo quadro non si hanno piu’ notizie della predisposizione del piano annuale e triennale del lavoro. A gennaio 2013  Alessando Leon del Cles,incaricato dalla Regione, indico a Potenza le linee essenziali del documento.Al momento non si conoscono gli esiti. Tutto questo incide sulla programmazione della Regione e aggrava la condizione dei disoccupati e non tutela i livelli produttivi ,il lavoro ed il reddito. Si doveva  puntare anche sulla formazione continua della forza lavoro specie quella non occupata e in attivita’  legate alla riconversione e allo sviluppo delle attivita’ manifatturiere oltre a definire un grande piano per la neo alfabetizzazione  formativa e investimenti per consolidare e sviluppare la base produttiva  come e’ accaduto negli anni dal sessanta all’ottanta del secolo scorso.Nulla e’ accaduto e le conseguenze si vedono.

In attesa di conoscere il destino del piano pluriennale lavoro occorre urgentemente riprendere il tema del reddito minimo garantito ed i lavori di pubblica utilita’:non ci sono alternative nel medio e breve periodo per creare occupazione, difendere e alzare i redditi. La spesa ipotizzata a livello nazionale per il reddito minimo e formazione delle varie proposte si attesta sui 20 miliardi annui con ricadute sul reddito minimo di 500/600 euro e di otto/nove euro all’ora per il salario minimo. Sulla base di questi paramenti in Basilicata la spesa può  essere anche di 150/200 milioni  anno A livello regionale, in attesa della approvazione della norma nazionale, può essere supportata rimodulando il bilancio regionale di previsione  che ha una potenziale posta finanziaria, residui compresi, di oltre 4,5 miliardi di euro.Poi c’e’ la programmazione dei fondi europei 2014/20 oltre alla coda del 2007/13.Ci sono risorse che possono essere salvate e rimodulate.Ogni ulteriore ritardo produrra’ nuova disoccupazione e caduta dei redditi. Fonte: AGR