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Potenza, 2014-07-02 – “Tra congressi infiniti di partito, turismo politico in Basilicata, ecc., nessuno sembra accorgersi di migliaia di lavoratori, emarginati, disoccupati che da qui a poche settimane vedranno tagliate anche quel minimo di risorse a mala pena sufficienti per sopravvivere (forse). Tra pochi giorni uscirà un decreto che, di fatto, colpirà almeno tre mila beneficiari di ammortizzatori in deroga in Basilicata. Mentre non sono state ancora ripartite le risorse per i primi mesi di ammortizzatori sociali del 2014 (un miliardo di euro, per altro insufficiente, e’ fermo a Roma) il decreto annunciato dal Ministero Poletti sulla revisione delle regole per la concessione degli ammortizzatori in deroga rischia di produrre infatti una valanga di licenziamenti e la fuoriuscita di migliaia di percettori di mobilita’ in deroga dalle attuali platee. Se a questo aggiungiamo la scadenza prossima del progetto Copes,  stiamo alla vigilia di un’esplosione sociale senza precedenti in Basilicata”. Così, in una nota, l’allarme lanciato dal Segretario Generale della Cgil di Basilicata.

”Se fosse confermato che gli 8 mesi per la concessione della cassa integrazione e 5 mesi per la mobilità, 8 per le regioni del Sud, saranno computati dal primo gennaio del prossimo anno, nell’arco dei prossimi due mesi decine di migliaia di lavoratori rischierebbero di rimanere senza ammortizzatori e senza occupazione e gli attuali beneficiari di mobilità in deroga in Basilicata sarebbero di fatto, quasi tutti fuori”.
” A livello nazionale come Cgil abbiamo più volte proposto al Ministro di rivedere i criteri perché tutti siamo d’accordo a trovare una soluzione definitiva che sostituisca la deroga con un ammortizzatore universale, quello che non si può fare è non avere la riforma degli ammortizzatori e cancellare di fatto la cassa integrazione in deroga. Per questo riteniamo che sia importante rivedere il decreto, guardando al reale fabbisogno di imprese e lavoratori che accedono alla deroga, e contemporaneamente accelerare la riforma in senso universale degli ammortizzatori, estendendoli a tutte le imprese e a tutti i lavoratori”.
“Ma e’ soprattutto a livello locale che vogliamo richiamare l’attenzione di tutti, Regione in primis, perché dalle chiacchiere si passi ai fatti. Tutti si dicono d’accordo con le proposte del Piano del Lavoro del sindacato, e tutti si dicono pronti a sperimentare un modello di reddito di inserimento che, rivolgendosi almeno ai 10/15 mila nuclei più poveri della Basilicata possa, in connessione con progetti di utilità pubblica, di fatto governare il passaggio delle platee dei lavoratori in mobilità e Copes dentro un unico programma di tutela del reddito e di attivazione produttiva. Come Cgil abbiamo proposte, norme, esempi che possono essere ben traslati nella nostra Regione e da mesi chiediamo che si apra un tavolo specifico.
Ora il tempo e’ passato e come spesso accade ci troviamo in piena emergenza. Si convochi con urgenza la Cabina di Regia con un solo punto all’ordine del giorno: sperimentazione del Reddito Minimo di Inserimento. Nel frattempo gli uffici tecnici lavorino per individuare modelli possibili e soprattutto per costruire quella sinergia tra fondi comunitari (Fse, Fers, Psr), nazionali, e regionali, royalties comprese, che chiediamo da sempre. Perché oggi chi non fa, chi non decide, si assumerà la responsabilità di spiegare a 6-7 mila lucani che non ha saputo prevedere ed intervenire, nonostante il sindacato avesse per tempo lanciato allarmi e proposto soluzioni, sia di breve che medio periodo”.