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Barile Via crucis Gesù porta la croce.Foto di Vittorio Saracino
Barile Via crucis Gesù porta la croce.Foto di Vittorio Saracino

Barile (PZ), 2014-04-15 – La Sacra rappresentazione con personaggi viventi del Venerdì Santo di Barile (Potenza) è una delle più antiche della Basilicata e probabilmente del Sud Italia. Le sue origini risalgono al 1600. In questo giorno, fede, tradizione e storia si tengono per mano. E’ una giornata in cui il paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione, conservando una tradizione che custodisce la storia naturale di questo popolo, custode geloso della propria civiltà. Le vie strette del centro storico attraverso le quali si snoda il corteo dei personaggi, divisi in 25 gruppi, per un totale di 116 figuranti di ogni età, rendono suggestiva la Sacra Rappresentazione e trasformano Barile in una “Gerusalemme”.Il centro “arbereshe” entra nel clima del Venerdì Santo dal 19 marzo di ogni anno, giorno di San Giuseppe, quando i giovani che si vestono da “Centurioni a cavallo” ed iniziano a girare per le strade in cui si snoderà la processione ma soprattutto per i quartieri del paese dove si accendono i falò di San Giuseppe, ad opera dei  giovani degli stessi quartieri.

Uno dei “Centurioni” è munito di tromba e la suona stazionando sotto le abitazioni di chi impersonerà il “Cristo con la croce” e la “Madonna”. Il suono della tromba, i falò, i canti popolari e le preghiere indicano chiaramente che lo staff della Via Crucis di Barile (presieduto da Angela D’Andrea) è già al lavoro. Sono presenti nel corteo tre figure del Cristo: quella con la croce e due con la canna e la colonna. Queste ultime due ricordano i momenti in cui a Gesù fu data una canna (“Ecce homo”) come scettro e quando fu legato ad una colonna per essere fustigato. In origine le tre figure del Cristo sfilavano coperte da un sudario bianco che impediva il riconoscimento degli interpreti. Dagli anni ’40, il “Cristo con la Croce” sfila scoperto: cammina scalzo per l’intero percorso (circa 5km), trasporta una pesante croce e trascina, legata al piede, una catena di ferro. Sono tuttora incappucciati il “Cristo con la canna” e quello con la “Colonna”.

Tra sacro e profano, in questo evento di Barile, spicca la Zingara nel suo abito ricoperto di gioielli raccolti, casa per casa, nei mesi che precedono la processione. Un passaggio determinante, considerando che ogni pezzo donato dalle famiglie viene attaccato sui corpetti della donna e della Zingarella, la bimba che l’accompagna, per essere restituito subito dopo la manifestazione. Figura decisamente pagana, assume su di sé la ricchezza del paese, ma anche la negatività insita nella ragione del suo esistere poiché è lei che fabbrica i chiodi utilizzati per la Crocifissione di Gesù. Spiccano, inoltre, nel corteo il Moro ed il Moretto dal volto scuro e gli abiti decorati con coralli presi in prestito dalle famiglie di Barile.

Sono la testimonianza dell’origine del Comune lucano da una colonia albanese e la loro presenza riconduce, in particolare, al momento storico in cui gli albanesi stessi furono assaliti dai turchi.Da ricordare che questa Via Crucis nel maggio del 1983 è stata riproposta in piazza San Pietro in occasione dell’Anno Santo della Redenzione alla presenza di Papa Giovanni Paolo II che a fine corteo ha riferito: “mi compiaccio per la vostra tradizione ed auspico di cuore che la meditazione della Passione di Cristo sia invito a corrispondere generosamente alla grazia divina e a vivere con coerenza la vocazione cristiana”. Arrivi previsti da ogni parte d’Italia, nei pressi del campo sportivo, un ampio parcheggio.