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Barile – Dopo i recenti riconoscimenti di Chieri (TO) con la poesia “Ricordati”, Rionero (PZ) col saggio “Lucania da isola felice a incubo Fenice” e Rapone (PZ) con la fiaba “I sette misteri di Rapo Nebello”, lo scrittore lucano Emilio D’Andrea consegue ulteriori apprezzamenti a San Martino in Pensilis (CB) con la silloge inedita “Voci e Silenzi” e ad Albacina (AN) con una struggente lettera d’amore ispirata “All’eterna Giovinezza”.
Una stagione davvero prolifica ed importante per il poeta di Barile, che con i suoi interessanti e originali scritti non smette di stupire, incuriosire e affascinare sia la critica locale ed extraregionale sia la sempre più vasta e qualificata platea di lettori. Nei suoi versi D’Andrea canta e racconta i sentimenti, l’amore, le aspirazioni e i sogni dell’uomo, ma anche le ansie, le apprensioni, i tormenti e le debolezze dell’anima, insieme all’intrinseco e viscerale attaccamento alla terra natia e alla travagliata ma meravigliosa storia della gente lucana. Allo scrittore e collega giornalista i nostri migliori auguri per mete e traguardi sempre più ambiti e prestigiosi.
Di seguito pubblichiamo l’epistola dedicata “All’eterna giovinezza” con cui si è aggiudicato il primo premio del concorso nazionale “Lettera d’Amore 2012”, indetto dal Salotto Culturale “Villa Censi Mancia” di Albacina (AN).
All’Eterna Giovinezza
Mia cara giovinezza, nonostante i moderni sistemi di comunicazione voglio rivolgermi a te con una classica, sincera e appassionata lettera d’amore! Si amore! Un sentimento che muove il mondo e scatena emozioni grandiose; che si prova per i genitori, una donna, un amico, l’arte, la poesia, la natura, un paese, un ideale, un ricordo … che dura soltanto un attimo, una stagione o tutta una vita! E tu, mia cara, sei parte importante e integrante della mia vita, perché ti ho rincorsa con tutto me stesso fin da bambino, quando volevo diventare subito grande per affrontare l’affascinante e imprevedibile percorso dell’esistenza. Ti sei fatta attendere e desiderare come una bellissima principessa, finché hai cominciato a sorridermi piano, con i primi innamoramenti giovanili: erano giorni di grande turbamento in cui si perdeva l’appetito e si passavano mesi a scrivere poesie o a fantasticare ascoltando jukebox e radio libere. Ho cominciato a sentirti più mia con gli amici di studi e avventure, con cui insieme a sogni e illusioni si condividevano le noiose serate di paese, fra l’interminabile struscio sul corso principale per incontrare la bella corteggiata di turno. Eri sempre con me, nelle feste di piazza, fra luminarie, banda e pittoreschi fuochi d’artificio, ma anche nelle accanite partite di pallone, nei campeggi estivi, nelle corse in bicicletta e nelle indimenticabili scorribande in campagna. C’eri, quando gli incantevoli colori del tramonto ci avvolgevano nell’arcano mistero dell’infinito e quando, nella magica notte di San Lorenzo, fissavamo a bocca aperta le stelle cadenti per esprimere uno dei tanti reconditi e inesauditi desideri. Con la scuola tornavano le infuocate assemblee, le prime passioni politiche e i patemi d’animo per il compito di matematica o per l’interrogazione in filosofia: nel bel mezzo la ricreazione per fumare una sigaretta in quattro e aspettare lungo il corridoio la Laura o la Beatrice del momento. Non potevi mancare ai Veglioni Natalizi e ai MakTT100 in cui gli eterni corteggiamenti sancivano l’inizio di una storia o il suo definitivo epilogo. Poi, mia cara giovinezza, con l’iscrizione all’università, il servizio militare o l’assunzione al lavoro, ho avvertito il tuo primo forse condiviso abbandono, probabilmente perché le persone, i luoghi e le abitudini vissute e amate fino al giorno prima, di colpo le sentivamo vecchie vicende da archiviare e dimenticare. Avevamo soltanto vent’anni e già ti voltavamo le spalle, smaniosi di diventare adulti: “guariti” da illusioni e sentimentalismi adolescenziali, ma “contagiati” da ipocrisia e arrivismo. Averti messa da parte proprio nel fiore degli anni verdi è stato un peccato grave e imperdonabile, ma tu cara giovinezza, pur se tradita e ripudiata, sei rimasta fedele amica nei momenti di gioia e in quelli di dolore: sempre una preziosa ricchezza d’animo, una fonte inesauribile di emozioni, pensieri e sentimenti. Nei lustri volati col vento mi sei rimasta accanto, non solo come meraviglioso ricordo delle migliori stagioni, ma come linfa vitale che vive dentro; musa ispiratrice senza età e senza tempo che alimenta il respiro e accende nuove speranze: una mamma che ti cresce, ti accompagna e non invecchia nemmeno con gli anni, che sopravvive alla morte e rimane eterna! Grazie, mia cara giovinezza, davanti allo specchio della vita, nonostante i capelli bianchi e le rughe sul viso, ci sei tu nella luce degli occhi, che accarezzi l’anima e sorridi al cuore, che invogli a proseguire e a giocare con l’indomito spirito bambino che è in noi e che come te non potrà mai morire!

Lorenzo Zolfo