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Barile – Per i non addetti ai lavori “TUMACT ME TULEZ” si pronuncia “TUMAZZ MA TUGL’” e significa “tagliatelle con la mollica”, piatto che nella tradizione arbëreshë (albanese d’Italia) si preparava a S. Giuseppe. All’atto pratico questa pietanza è stato il trampolino di lancio per una riuscitissima kermesse organizzata dalla Pro Loco di Barile presso il rinato Convento Carmelitano “P. Minozzi”, dove nel trascorso week-end si sono susseguiti ed inseguiti tutta una serie di eventi.  Agli imprescindibili incontri culturali e d’interesse locale, tra questi il Parco Urbano delle Cantine ed i prodotti di qualità nell’agricoltura PAC,che hanno visto la partecipazione dei politici di turno e dell’infaticabile segretario della pro-loco, Prof. Donato Mazzeoi, si sono affiancate mostre di dipinti e sculture coordinate dall’entusiasta Antonio Volonnino ( belli i lavori in sughero che riprendono scorci di Barile) e Salvatore Malvasi e tutta una serie di eventi musicali ed enogastronomici patrocinati dalla turbinosa iniziativa del Presidente Daniele Bracuto, coadiuvato da uno staff di collaboratori fattivi ed entusiasti. Ne è scaturito un  week-end intenso e seguitissimo, del quale nemmeno l’inclemenza del tempo ha potuto intaccare il successo. Il piacevolissimo son cubano di Miguel Henriquez, rifugiatosi sotto i portici per l’acquazzone di turno, si è avvalso della corroborante ed appassionata presenza di Samuele dell’Arca di Noè, il quale mai ha fatto mancare Cohiba, Partagas, Romeo y Julieta ed ottimo ron a tutti gli appassionati del genere. E che dire delle conturbanti ballerine di danza del ventre le quali, rifugiatesi al coperto per la loro esibizione, hanno dato luogo ad un trascinante momento “unplugged & live”, alla faccia della pioggia e dell’elettricità. L’Onav (assaggiatori di vino) ha promosso una serata dal titolo: “scopri le tue doti naturali, impara a degustare e diventa assaggiatore di vino”.  Alcuni stand hanno promosso i prodotti tipici del territorio, da segnalare l’aglianico “Coronei” di Pasquale Rabasco; la cicerchia, un legume autoctono del Monte Carmine; i prodotti della salumeria “Il sapore antico” di Barile, i salumi Sileno di Venosa. Non ultimi, ma altrettanto apprezzati, il messicano Rulas Quetzal con la sua “danza ritual del fuego” ed i tarantolati Briganti di Terra d’Otranto, con un set musicale indemoniato ed istigatori di una sudatona danzereccia nonostante i 12°C della serata, conclusasi a ritmo di tango d’Argentina, terra di riferimento per l’emigrazione barilese. Il tutto condito da pecorini assortiti, spaghetti di scamorza, miele dai mille aromi, salami nascosti nel caciocavallo, come da tradizione degli emigranti in America che dovevano nasconderli ai controlli dell’immigrazione. Su tutti gli infaticabili cuochi dell’Istituto Alberghiero di Melfi, che hanno reso un servizio così efficiente da azzerare i tempi d’attesa anche nei momenti di maggiore affluenza.  Che dire? “Onore agli uomini della Pro Loco, che hanno offerto un’immagine della aspra e generosa terra lucana degna di approfondimento!” ha riferito Pasquale Soda, un barilese emigrato nella vicina Napoli che non si perde mai un appuntamento importante di Barile ed il prossimo 1 novembre proietterà nella sede della pro-loco, palazzo Frusci, una carrellata di immagini storiche di Barile e della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri.

Lorenzo Zolfo

Le foto riprendono un momento dell’evento enogastronomico Tumact me Tulez.