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Barile, 2012-10-30 –  Una carrellata fotografica su Barile, Paese arbëreshë (albanese d’Italia) e la sua Sacra Rappresentazione: come sono oggi e com’erano nel passato, a partire dagli inizi del ‘900 fino ai giorni nostri. “Fede, tradizione e storia , in quest’angolo di terra lucana, si tengono per mano … Il Paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione, continuando una tradizione che costituisce la storia naturale di questo popolo, custode geloso della sua civiltà”.

  Suoni ed immagini a cura di Pasquale Soda, in collaborazione con Pro Loco Barile e Comitato Sacra Rappresentazione.  Seguirà degustazione di vino aglianico del Vulture e specialità locali. La Processione del Venerdì Santo a Barile, la più conosciuta ed antica della Basilicata, è tra le più espressive tradizioni popolari barilesi, esso rappresenta il momento culminante di un lungo lavoro organizzativo e di una intensa preparazione spirituale che vede gli abitanti del paese protagonisti della riproposizione della Passione di Cristo.

Sulla sacra rappresentazione  Di Barile aveva scritto Antonio Paternoster, uno dei promotori del comitato Via Crucis di Barile, presieduta attualmente dalla dinamica Angioletta D’Andrea,  nel suo libro, Radici, tradizione e fede del Venerdì Santo a Barile: “il popolo di Barile, attraverso questa Sacra Rappresentazione, vuole testimoniare il suo legame alle sue più sane tradizioni culturali e di fede. E’ una giornata in cui il paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione.

Processioni, sacre rappresentazioni, liturgie popolari: è la storia di una delle devozioni che, specie nel sud Italia, trova linfa per crescere incarnando l’anima profonda della sua gente. A Barile, ogni abitante, in cuor suo, fin dalla ricorrenza della festività in onore di San Giuseppe, incomincia a rivivere l’impegno interiore per la manifestazione. Tutti, direttamente o indirettamente, sono coinvolti, basti pensare che la manifestazione conta 25 gruppi di personaggi ed interessa ben 116 persone. Adulti, giovani, giovanissimi, ragazze, giovanette e bambini conoscono, ormai, bene il loro ruolo.

I contenuti simbolici della rappresentazione vanno ricercati sia nella direzione spiccatamente religiosa, sia in quella particolarmente paganeggiante, nella presenza di personaggi realmente cristiani al tempo della condanna di Cristo; in quelli creati dalla fantasia popolare; nei personaggi che soffrono ed in quelli che godono nella loro alterigia; nella serietà con cui i giovani interpretano i vari ruoli;nella fastosità e contemporanea semplicità dei costumi. Il dramma di Cristo si rivive, per 4 ore, per le strade scoscese del paese, in tutti i suoi risvolti emotivi, sentimentali, di devozione, di curiosità. Il sincretismo religioso assume toni culturali veri e propri, originali e per nulla mutati nel tempo. Fede, tradizione e storia, in quest’angolo di Basilicata, si tengono per mano e costituiscono il tessuto connettivo di questo popolo che custodisce gelosamente la sua civiltà”.

Lorenzo Zolfo