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poesie in latinoBari, 06/05/2014 – Sabato 7 giugno, alle ore 18.00, in Via F. S. Abbrescia 47, nella sede del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, sarà presentato il volume “Flatus versuum vespertinus – Il respiro dei versi della sera”poesie in latino dei poeti La Vallisa di Bari tradotte da Vitantonio Sirago. Introdurrà Daniele Giancane. Presentazione di Gianni Antonio Palumbo. Coordinamento di Anna Santoliquido. Saranno presenti i poeti antologizzati. Letture di poesie a cura di Paolo Lepore. Questo libriccino vuol essere una provocazione. Una provocazione positiva, certamente, o – meglio – una proposta. Le lingue dell’Unione europea sono venticinque (le nazioni sono ventinove). Ogni documento ufficiale dell’Unione deve essere tradotto in tutte e venticinque le lingue (anche se v’è una tendenza – ma nulla di più – a considerare quali lingue di redazione l’inglese, il francese e il tedesco).

La spesa (oltre che la farraginosità e lo spreco di tempo) è consistente: 1.123 milioni di euro che – se vanno, da una parte, a dare lavoro a tanti traduttori – provocano pure una Babele inestricabile (e meno male che gli irlandesi stanno rinunciando al gaelico, se non in specifiche occasioni).

Di più: se l’Ue incoraggia il multilinguismo (cioè imparare altre lingue, oltre la lingua-madre), dall’altra protegge le lingue nazionali, le lingue minoritarie e persino i dialetti (Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, approvata dal Consiglio d’Europa il 5 novembre 1992).

Nessuno Stato pensa di rinunciare – al di fuori dei confini nazionali – alla propria lingua e accettarne una ‘europea’. Ognuno di essi è geloso della propria cultura e della propria identità. D’altra parte, l’ideazione di lingue artificiali (l’esperanto) si è rivelata sostanzial­mente un fallimento.

E allora, forse, una soluzione praticabile è quella di proporre il latino come lingua ufficiale dell’Unione Europea:è un codice da cui derivano diverse lingue europee, è una lingua di grande prestigio perché appar­tenente a una grande civiltà (appunto quella romana), è parlata in consessi internazionali e in diverse ‘nicchie’ locali (in Finlandia esiste una radio in lingua latina). È una lingua che potrebbe essere accettata da tutti, perché non sponsorizza uno Stato individuale, ma si riferisce alla storia antica.

Noi – poeti, scrittori, intellettuali del Sud Italia -proponiamo il latino come lingua dell’Unione. E per dare un segno concreto in questa direzione, stampiamo questo volumetto di poesie in lingua latina, tradotte da un insigne studioso, il professor Vito Antonio Sirago, e messe a disposizione di chi si sente in sintonia con questa proposta – non solo i licei classici e i Dipartimenti universitari di lingua e letteratura latina, ma tutti coloro che pensano al latino non come una lingua morta, ma come lingua che può dare ancora molto alla modernità.

Il latino come lingua ufficiale dell’Unione Europea, dunque. Un’utopia? Un sogno? Una follia? Forse sì, forse no …

D’altra parte, queste idee possono essere lanciate soltanto da un gruppo di poeti che hanno la capacità di guardare al futuro, di immaginare un futuro possibile.