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Melfi – Il nonsense burocratico, che affligge il nostro paese da decenni, non ha risparmiato neanche le forze dell’ordine. Quante volte avete sentito o letto dopo una manifestazione, degli scontri allo stadio o in piazza che i poliziotti erano pochi e male equipaggiati?Innumerevoli indubbiamente. Quello che non avete sentito o letto è che ci sono centinaia di giovani “in attesa”, che vorrebbero entrare a far parte delle Forze di Polizia ma, non potendo, vengono parcheggiati altrove (esercito, marina, aeronautica) e dimenticati. Qual è la causa di questo malfunzionamento? “Molto semplice-rispondono anche i giovani poliziotti lucani in servizio nel nord Italia, insieme ai tanti colleghi di altre regioni- : la stortura burocratica è stata prodotta dalla cosiddetta Legge Martino (n. 226/2004), che prende il nome dall’on. Antonio Martino, all’epoca ministro degli esteri del governo Berlusconi II e oggi deputato Pdl. Quella norma, oltre ad eliminare la leva obbligatoria a partire dal gennaio 2005, per sopperire alla conseguente mancanza di uomini nelle Forze Armate, stabiliva (art. 16) che i vincitori del concorso per diventare poliziotti sarebbero stati divisi in due aliquote di merito, come conferma il Decreto Legislativo n.66/2010, comma 2199 (ancora governo Berlusconi): chi fosse rientrato nella prima (55%), avrebbe avuto libero accesso al Corpo di Polizia dopo un anno di addestramento, chi nella seconda (45%) sarebbe stato costretto, previo annullamento del risultato, a fare 4 anni di Vfp4(Volontariato in ferma prefissata a 4 anni) nell’esercito, nella marina o nell’aeronautica.
Ma abbandoniamo i tecnicismi giuridici e vediamo in pratica cosa succede: ipotizziamo che un ragazzo, che per comodità chiameremo Mario, voglia diventare un poliziotto. Mario, dopo aver prestato servizio per sei mesi come Vfp1 (Volontario ferma prefissata a 1 anno), requisito fondamentale per entrare in Polizia, si iscrive al concorso che annualmente (per legge!) lo Stato è tenuto a organizzare e lo supera, ma sfortunatamente finisce nella seconda aliquota, quindi dovrà fare 4 anni di volontariato nelle Forze Armate (non richiesti da lui ovviamente). Fino ad ora tutto regolare, anche se piuttosto fastidioso, ma l’assurdo arriva qui: l’anno dopo viene indetto (sempre per legge) un altro concorso e chi supererà quel concorso, finendo nella prima aliquota, otterrà un biglietto diretto per la Stazione di Polizia, scavalcando di fatto il povero Mario, che aveva legittimamente vinto il concorso l’anno prima. Assurdo no?
Qualcuno dirà: il ragazzo farà quattro anni nell’esercito e poi avrà il suo posto. Non è esattamente così. Innanzitutto Mario entrerà in quella che possiamo definire la spirale del precariato, riceverà uno stipendio di 900 euro al mese, anzichè 1400 (stipendio nella Polizia), senza tredicesima, senza possibilità di straordinari e senza tutele sindacali. In secondo luogo, nello sfortunato caso in cui Mario non superasse le visite mediche dopo 4 anni, magari per un incidente capitato durante l’addestramento (che gli è stato imposto), non solo non entrerà nel Corpo di Polizia, ma non potrà più neanche ripresentarsi a un altro concorso, se avrà superato i 29 anni previsti dalla legge.
Se, in caso contrario, passerà le visite, sarà comunque un poliziotto di serie B, come ha recentemente affermato in un’intervista al quotidiano Il Secolo XIXGiancarlo Dionisi, direttore dell’Ufficio Concorsi della Polizia di Stato: «Se diventeranno agenti, saranno anche più vecchi e con una formazione troppo militare». Insomma, oltre il danno la beffa.
Dal 2006 a oggi, i ragazzi come Mario, “parcheggiati” altrove e dimenticati, hanno raggiunto la quota di 1500. A riguardo, un rappresentante dell’Ugl, uno dei sindacati della Polizia di Stato, ha affermato il 9 febbraio 2012 che: «L’amministrazione sarebbe disponibilissima ad accogliere questi ragazzi vincitori del concorso, ma le disposizioni del bando prevedono la ferma prefissata dei 4 anni» e, a meno che non cambi il comma 2199 del Decreto Legislativo n.66/2010, non se ne farà niente.
A livello politico, uno dei pochi ad interessarsi della vicenda è stato l’on. Giovanni Paladini, coordinatore regionale della Liguria per l’Italia dei Valori: «Sono trappole dei ministeri, che vogliono far credere che si assume gente, poi invece lasciata per strada». Il deputato ha presentato un’interrogazione parlamentare, per la quale sta attualmente aspettando una risposta ufficiale.
Tra le altre cose, il ministro della Difesa De Paola ha detto qualche giorno fa che saranno tagliate migliaia di unità militari, per sovraffollamento e spesa eccessiva. Non è un caso infatti che nell’ultimo concorso, su 2800 vincitori, ben 2654 fossero assegnati alla Polizia da subito, mentre solo 146 al Vfp4, in violazione dello stesso Decreto Legislativo del 2010. Essendoci, quindi, esubero nelle Forze Armate e carenza di organico nella Polizia, perchè non assumere i 1500 ragazzi dimenticati dai precedenti concorsi? Risponde lo stesso Giancarlo Dionisi: «Per fare questo, servirebbe un decreto ad hoc» che, per il momento, il governo non sembra intenzionato ad emanare.
Per quanto riguarda altri sviluppi paralleli, il 17 gennaio del 2012 si è svolto un incontro tra la sigla sindacale Ugl, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che si è detta all’oscuro della vicenda, il capo della Polizia Antonio Manganelli ed il vice capo Paola Basilone. I rappresentanti dell’Ugl hanno riferito il problema e si sono detti soddisfatti della disponibilità mostrata dal Ministero. Nonostante questo, per ora all’attivo ci sono solo tante parole e un nulla di fatto.
In conclusione, il flagello del precariato, che nelle ultime settimane è tornato di moda (era mai passato?) con l’aspra discussione sull’abolizione dell’articolo 18, ha bussato anche alla porta delle forze dell’ordine che, volente o nolente, si sono dovute arrendere e sono state costrette ad aprire”.
Lorenzo Zolfo