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Assolo per mia madre di Maria Pina Ciancio
Assolo per mia madre di Maria Pina Ciancio

Potenza – “Assolo per mia madre” è un diario in versi e in immagini, in cui Maria Pina Ciancio, scrittrice lucana già autrice di numerose raccolte poetiche e promotrice di svariate attività culturali, intesse un fitto dialogo con la madre scomparsa, con la sua immagine silenziosa e lontana. Un poemetto lucido e commosso, che si configura come una magica e trasfigurata rievocazione dei propri ricordi famigliari. Di seguito alcuni primi commenti al libro:

“La poetessa procede per flussi memoriali, come in proustiane intermittances du coeur, in toni ora evocativi («Mi asciuga il sudore della fronte mia madre»; «Mia madre conserva il mio anello») ora vocativi («Mi disseto alle tue mani madre»; «Mi chiedo potrà bastarti un fiore»). E intorno il paesaggio, dalla luce chiara del mattino all’erba “spettinata” della sera. Fino alla lenta, angosciosa presa di coscienza dell’addio, alla consapevolezza dell’assenza, nel coraggio da rinvenire proprio laddove risulti più fievole. Fino a che tutto non si riduca a un silenzio, altro stavolta, che sorge da un «dolore che smuove le radici.” (Lucio Zinna, poeta e critico letterario)

“La tua è una poesia disperatamente transitiva e desiderosa di ascolto: e in essa non si avverte, in fondo, un assolo, ma un movimento corale; e si mostra, nei tuoi versi, uno spirito archetipale che conosce una lingua antichissima e viva, che tutto riunisce, e che tutti fa parlare: l’imminenza dei corpi e l’ombra dolce delle parole; e i presenti e i dimenticati.” (Mario Fresa, poeta e critico letterario)

“Ho letto con calma ‘Assolo per mia madre’. E’ un libro mite e incisivo, in cui l’emozione e la geometria dei pensieri, frutto di uno scavo interiore durato anni, in attesa del temuto punto finale, raggiunge un equilibrio sostanziale, non facile da conseguire quando si parla e si scrive degli affetti decisivi.” (Michele Brancale, poeta e giornalista)

“Nei suoi versi ci si commuove senza inciampi, si avverte l’urgenza di un’immedesimazione serena e dolorosa nello stesso tempo, come se le stagioni della vita (infanzia, adolescenza e maturità) appartenessero tutte allo stesso istante, come un lungo fotogramma. “Le sento ancora le tue mani grandi/ soffiarmi fiato caldo/ tra i capelli” (pag. 34).” (Teresa Anna Biccai, poeta)

“Ho letto con piacere la tua ultima raccolta e in modo inevitabile ho colto lo stesso spirito umile, riservato e essenziale che ti contraddistingue. Mi ha coinvolto, sia come donna sia come lettrice, con rispetto e ammirazione, come del resto accadde con la poesia che nasce da questo tipo di dolore.” (Griselda Doka, dottoranda di Ricerca di studi linguistici e letterari presso l’Università della Calabria)

“La riflessione sugli affetti e il saldo legame col passato nutrono le tue pagine guidando il lettore in una sorta di “nostos” individuale. Il personaggio della madre diventa con successo un personaggio poetico a tutti gli effetti, fungendo da immagine speculare di chi scrive, colto nel ‘ri-facimento’ del ricordo”. (Pierino Gallo, poeta e dottorando di Ricerca in Littérature Française et Comparée presso l’Université Paris-Sorbonne)

“La poetessa ha superato se stessa con questa raccolta donando al lettore la certezza che il silenzio, anche quello eterno, ha doni per l’Umanità.” (Vincenzo D’Alessio, poeta e critico letterario)

Il libro, pubblicato dall’Associazione Culturale L’Arca Felice di Salerno, è il cinquantatreesimo titolo della collana Coincidenze ed è proposto agli amatori da 1 a 199 esemplari numerati a mano.
E’impreziosito, inoltre, dalle grafiche e da un dipinto fuori testo dal titolo “Maternità” (acrilico su carta, 2008) del poeta e pittore lucano Giuseppe Pedota di Genzano di Lucania, scomparso nella primavera del 2010.

Maria Pina Ciancio, Assolo per mia madre (grafiche di Giuseppe Pedota, prefazione di Lucio Zinna con una testimonianza di Mario Fresa), L’Arca Felice 2014