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Potenza – A poche settimane dal 66esimo Festival di Sanremo il ruolo degli agenti e dei promoter di spettacolo e il futuro del settore della musica live in Italia sono i temi centrali scelti dall’Asmea – Associazione Management Spettacolo e Artisti – per la convention nazionale di Rionero in Vulture (domenica 24 e Lunedì 25 gennaio prossimi). Due gli interrogativi ai quali si tenterà di dare risposte:  Quanto è importante il ruolo e la figura del promotore di musica dal vivo nella società odierna? Quale normativa di legge è necessaria per semplificare l’attività di artisti musicisti, tecnici, titolari di locali? Nel Paese – afferma Paolo Fontana, presidente Asmea – si succedono incontri per far convergere le diverse istanze di rinnovamento che si stanno attivando nel settore della musica live. Anche noi vogliamo contribuire con una riflessione su una nuova legge nazionale per la musica dal vivo, con un riequilibrio di normative e competenze tra il Ministero degli Interni, del Lavoro e dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Non si parte da zero. C’è un punto di riferimento  che ispira il lavoro degli operatori dell’Asmea. Firenze è la prima città italiana a dare attuazione alla “Legge Boeri” contenuta nel decreto cultura Bray del 2013: ora per fare musica dal vivo basta una sola autocertificazione. Creare musica, produrla, organizzare l’ascolto – sottolineano i dirigenti lucani dell’Asmea Fernando Russo, Mario Bellitti e Vincenzo Sanchirico – non è solo una delle risorse principali della cultura del nostro Paese ma è anche una formidabile filiera produttiva e commerciale che da lavoro a migliaia di persone (ancora oggi nonostante la grande crisi della discografia).

La musica è in altre parole una parte fondamentale della nostra economia; con un indotto esteso e articolato, che non riguarda solo chi fa parte della filiera (gestori, producer, autori, promoter, discografici, editori, artisti…), ma coinvolge e beneficia chi la musica la ospita, la promuove, la pubblicizza. Eppure oggi in Italia fare musica dal vivo è sempre più difficile. Un groviglio di permessi, licenze, autorizzazioni rende oneroso e complicato organizzare momenti di ascolto live : sia per chi la musica la fa che per chi la ospita. Dopo la petizione promossa da Sefano Boeri nel 2013 (#piumusicalive che aveva raccolto oltre 40.000 firme) sulla semplificazione delle procedure sulla Musica dal Vivo, poi divenuta norma nel novembre 2013 grazie all’inserimento nel decreto cultura Bray che ha introdotto la possibilità di realizzare eventi musicali entro le ore 24 per un massimo di 200 spettatori, ora la semplificazione amministrativa è diventata realtà. Firenze è la prima città italiana a combattere le interminabili procedure burocratiche che devono essere affrontate da chiunque voglia fare della Musica dal Vivo, un sistema che negli ultimi 5 anni ha portato alla chiusura di circa 5.000 locali schiacciati dai costi e degli adempimenti amministrativo-burocratici.

“Facilitare la musica d’autore e dal vivo significa offrire cultura e intrattenimento ma anche moltiplicare le occasioni di lavoro per chi, i giovani soprattutto, produce, compone, esegue, ospita e comunica musica in Italia – sono parole del Sindaco di Firenze Dario Nardella – e sono sicuro che molte altre città seguiranno l’esempio di Firenze”.  Il precedente europeo al quale la “Legge Boeri” si era ispirata e che ora diventa realtà anche in Italia è il Live Music Act inglese che nel Regno Unito ha portato alla nascita di 25mila nuove imprese culturali in pochi anni creando migliaia di nuovi posti di lavoro (tra le quali migliaia di nuovi locali dedicati alla musica d’autore suonata dal vivo).

Per l’Asmea la Musica ha bisogno di politiche nuove, che la difendano dalla crisi del mercato discografico e la aiutino a trovare nuovi percorsi produttivi. Perché questo avvenga la musica dovrà essere sempre di più legata ad un sistema regionale, che scommetta sulla musica per il marketing territoriale, che  incentivi la crescita delle produzioni emergenti ed indipendenti. Aiutare la musica a crescere – aggiunge Bellitti – significa offrire a migliaia di giovani donne e uomini la possibilità di suonare in pubblico e dal vivo. Offrire loro spazi da cui possano sprigionare la loro linfa vitale. Sapendo che l’investimento in musica moltiplica i valori iniziali; perché la musica non è mai solo tempo libero e intrattenimento, ma una corrente che accende la vita degli spazi in cui scorre, produce lavoro, attira pubblico, incentiva il turismo e alimenta la creatività.