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Potenza – Anche questa estate, come accade già da alcuni anni, è caratterizzata da grandi difficoltà per gli agenti ed operatori dello spettacolo. Alle note difficoltà che si rispecchiano nella più generale crisi degli spettacoli dal vivo (ad eccezione dei tour d pochi big nazionali ed internazionali) si aggiunge, in Basilicata, una situazione di concorrenza sleale determinata da condizioni di vantaggio per alcuni soggetti. Lo denunciano gli operatori della Basilicata iscritti all’Asmea – Associazione Management Spettacolo e Artisti – che precisano: quando sindaci, assessori o comunque amministratori locali, parroci ed esponenti di organismi istituzionali locali si prestano a fare da “testimonial” ad un’agenzia campana (Azzurra spettacoli di Santa Maria Capua Vetere) partecipando a spot promo-pubblicitari trasmessi attraverso i social è evidente che si supera ogni livello di sana competizione.

Per non parlare di frasi ed affermazioni ingiuriose per chi fa questo mestiere in Basilicata pronunciate da un parroco. La trasparenza negli affidamenti di incarichi da parte della Pubblica Amministrazione, come di recente ha segnalato l’Autorità Nazionale Anticorruzione – sottolineano gli operatori lucani dell’Asmea – non può tenere fuori il settore degli spettacoli che muove, solo in Basilicata, centinaia di milioni di euro l’anno intorno a Feste Patronali, popolari, e di ogni genere.

L’Agenzia Teatrale o di Spettacolo è un’attività che all’estero è riconosciuta e regolamentata e che invece in Italia è mal tollerata e spesso semi-clandestina. Non a caso da anni stiamo lavorando ad una proposta di legge che mira alla definizione della figura professionale dell’agente di spettacolo che oggi sconta la lacuna di un Albo professionale e quindi sulla regolamentazione dell’intermediazione di attività professionali. Nel corso della nostra convention nazionale che abbiamo tenuto nel mese di gennaio scorso a Rionero in Vulture – continua la nota – abbiamo riacceso i riflettori dell’opinione pubblica sull’esigenza di tutelare i lavoratori del settore dello spettacolo ed in particolare della musica leggera o da ballo e intrattenimento.

Asmea_E a costo di passare per gli “ultimi romantici” nell’era del web con l’abitudine di comitati ed organizzatori eventi di contattare direttamente via internet gli artisti noi non rinunciamo al contatto personale che è fatto di consulenza, professionalità, programmazione di budget anche e troppo spesso risicati. Si tratta spesso di lavoratori che operano in maniera volutamente saltuaria o, meglio, intermittente, cambiando, anche quotidianamente, luoghi e datori di lavoro. Essi hanno la vitale necessità di servirsi di persone di fiducia che ne organizzino il lavoro, procurando i contratti , curando il calendario degli ingaggi, scegliendo i locali adatti al repertorio e al genere degli artisti tutelati etc. Un lavoro che gli artisti e i musicisti non possono fare direttamente per motivi ovvi. L’emozione dello spettacolo dal vivo è insostituibile proprio come il mestiere dell’ “impresario” , termine che risale all’inizio dell’attività professionale e che è si è modificata perchè è andato modificandosi ogni aspetto del lavoro dell’agente.

La musica è in altre parole una parte fondamentale della nostra economia; con un indotto esteso e articolato, che non riguarda solo chi fa parte della filiera (gestori, producer, autori, promoter, discografici, editori, artisti…), ma coinvolge e beneficia chi la musica la ospita, la promuove, la pubblicizza. Eppure oggi in Italia fare musica dal vivo è sempre più difficile. Un groviglio di permessi, licenze, autorizzazioni rende oneroso e complicato organizzare momenti di ascolto live : sia per chi la musica la fa che per chi la ospita. Se poi a questi ostacoli si aggiungono i casi di concorrenza sleale è evidente che chi svolge questa professione con rigore etico – concludono gli operatori lucani dell’Asmea – non può continuare a tollerarlo.