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Aniello Ertico
Aniello Ertico

Venosa (PZ) – Aniello Ertico è stato nominato membro effettivo del Comitato Internazionale di Selezione della XI Biennale d’arte contemporanea di Firenze. Da Venti anni la “Florence Biennale” riunisce artisti da tutto il mondo per dar vita ad un evento atteso da migliaia di operatori culturali, di estimatori, di insegnanti, di collezionisti ed addetti ai lavori. Il prestigioso premio “Lorenzo il Magnifico” a cui si candidano centinaia di artisti ai diversi livelli di carriera, è tra i più ambiti nel panorama nazionale. Già nella edizione “2015” la Galleria Porta Coeli, con sede in Venosa, diretta da Aniello Ertico, è stata protagonista a Firenze curando la presentazione delle opere di quattro artisti lucani nelle diverse sezioni e conseguendo il Premio speciale della Presidenza conferito al M° Donato Linzalata.

La collaborazione tra la Florence Biennale e Porta Coeli (realtà lucana ormai consolidata nell’ambito della ricerca culturale, artistica ed attiva nell’alta formazione), si consolida con questo prestigioso incarico conferito ad Aniello Ertico dal General Manager della Biennale Jacopo Celona.

Aniello Ertico che nella mattinata di ieri ha accettato la nomina, ha dichiarato la propria riconoscenza per l’attestazione di stima ricevuta dal management della Biennale fiorentina ed ha sottolineato quanto sia assolutamente indifferibile comprendere che l’arte e la cultura, soprattutto quando prodotte nelle aree periferiche rispetto alle grandi Capitali storicamente vocate all’umanesimo, pretendono di emanciparsi dai regionalismi e dai localismi e chiedono di essere promosse in contesti di osmosi e confronto creativo ed intellettuale.

In tal senso, l’appartenenza al Comitato Internazionale di selezione della Biennale di Firenze, viene accolta con il senso di responsabilità funzionale al lavoro di ricerca e di promozione di quelle espressioni artistiche ancora misconosciute e pertanto estromesse dalla visibilità che, in taluni casi, certamente meriterebbero. Allo stesso modo, quando l’opera di selezione non sa volgere il suo sguardo alla produzione ed alle espressioni delle province, il rischio di restare amputata della sua funzione di reclutamento delle avanguardie diventa davvero concreto.