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Aliano – Il 22 novembre nell’Auditorium comunale di Aliano si celebrerà la XVII edizione del Premio Letterario “Carlo Levi”. Al mattino ci sarà un incontro di alunni delle scuole superiori lucane con i vincitori, mentre per il pomeriggio è programmata la manifestazione della premiazione ufficiale.Ancora nomi prestigiosi per la kermesse alianese. Fuori concorso è stato assegnato un riconoscimento a Claudio Martelli, che con l’opera autobiografica “Ricordati di vivere”  ha fornito una significativa testimonianza di cinquant’anni di vita politica e civile italiana. Per la sezione regionale è stato premiato Vincenzo Celano con L’animale a sei zampe (Edigrafema, Policoro, 2013), un romanzo antropologico in cui l’Infero Paese, che fa da cornice al racconto, rappresenta metaforicamente, nella prima metà del ‘900, un borgo lucano, dove la vita contadina scorre con grigia monotonia. Ma sullo sfondo di una vita rutinaria, impastata di invidia e solidarietà, rancori e riappacificazioni, perfidia e bontà s’intravedono i più ampi orizzonti degli eventi nazionali, che toccano drammaticamente anche comunità dimenticate ed esistenze anonime: l’emigrazione oltreoceanica, le due guerre mondiali, gli sconvolgimenti sociali dell’ultimo dopoguerra.

Con questo romanzo l’autore, nato nel 1935 a Castelluccio Inferiore, un piccolo paese della provincia di Potenza, conferma le apprezzabili qualità di scrittura già manifestate ne La beccaccia e il professore. Per la saggistica nazionale è stata premiata l’opera Strategie di scrittura nella letteratura italiana (Progedit, Bari, 2013). In ventidue capitoli, che propongono un lungo percorso critico dal XIII secolo ai giorni nostri, Ettore Catalano registra e analizza le molte, diverse e profonde trasformazioni della scrittura nella storia letteraria italiana, a partire da Dante, che osò misurarsi nella titanica sfida di esprimere l’ineffabile e, vincendo tale sfida, fondò la lingua e la letteratura nazionali, prima ancora che l’Italia fosse una nazione.

Catalano
Ettore Catalano

Ettore Catalano, nato Bari nel 1946, già docente all’Università Aldo Moro, è ordinario di letteratura italiana presso l’Università del Salento. Si è occupato di autori “classici” dell’Ottocento e del Novecento, come testimoniano i titoli di alcune opere tra le più significative di una lunga e intensa attività critica, fondata su rigorosi criteri metodologici: Foscolo “Tragico”,La metafora e l’iperbole. Studi su Vittorini, El otro, el mismo. Ma non ha mai trascurato, gli autori contemporanei e notevole interesse ha mostrato per la letteratura regionale, dedicandole interessanti saggi, come I cieli dell’avventura, o curando opere di grande respiro, come Letteratura del Novecento in Puglia e Narrativa del Novecento in Puglia.

Per la narrativa nazionale si è affermata Laura Pariani. La scrittrice, nata a Busto Arsizio nel 1951, vive gli anni dell’infanzia nella vicina Magnago, in un ambiente a quel tempo ancora contadino. A 15 anni compie con la madre un viaggio in Argentina, per cercare il nonno materno Cesare, mai più rientrato dopo essere partito dall’Italia 40 anni prima per motivi politici. Tale evento la segna sul piano umano e le ispira pagine importanti.Conseguita la laurea in filosofia a Milano, la Pariani inizia a lavorare nel campo della pittura e del fumetto e nel tempo collabora a importanti giornali come La Stampa, Avvenire, Corriere della sera, Sole 24 Ore.

Dopo l’esordio nella narrativa nel 1993 con la raccolta di racconti Di corno o d’oro, pubblica molte opere, che le valgono importanti riconoscimenti.Oltre a Nostra signora degli scorpioni, ancora fresco di stampa, a La perfezione degli elastici (e del cinema), a La signora dei porci, piace ricordare Milano è una selva oscura, una commossa esplorazione della città degli anni Settanta del Novecento attraverso gli occhi del protagonista Dante, un anziano e colto barbone. La valle delle donne lupo, invece, è un bel romanzo antropologico, in cui l’anziana protagonista Fenísia, ricordando la sua vita, racconta all’autrice «in un purpurrì di dialetto e italiano», impregnato di sapidi motti e proverbi, le dolenti storie e le suggestive credenze, di cui rigurgita un paesino perso fra i monti dell’alto Piemonte.

L’opera, con cui la Pariani si è aggiudicato il Premio, è Il piatto dell’angelo(Giunti, Firenze, 2013). Il titolo allude a una tradizione secondo cui nei giorni di festa si aggiungeva un posto a tavola per una persona lontana che, ospite atteso invano per lungo tempo, sarebbe potuto giungere in qualsiasi momento. Come il nonno Cesare, dalla cui storia prende l’abbrivio una intensa narrazione. Questa si estende per tredici capitoli, segnati dal refrain, “Ieri è oggi”, chiave di lettura del drammatico fenomeno dell’emigrazione, che è sempre, oggi come ieri, sradicamento, lacerazione, violenza.

Ben Jelloun
Ben Jelloun

Per la sezione riservata agli autori stranieri, dopo l’albanese Dritëro Agolli un altro nome di grande prestigio internazionale: Tahar Ben Jelloun, nato nel 1947 a Fès, città santa adagiata in una fertile vallata del Marocco settentrionale e famosa per la sua medina, oltre che per essere sede della più antica Università del mondo. Dopo gli studi di filosofia all’università di Rabat, si trasferisce in Francia e nel 1975 consegue alla Sorbonne di Parigi il dottorato con una tesi di psichiatria sociale sulle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nordafricani in Francia.  Si afferma, da allora, come uno degli intellettuali e scrittori più autorevoli con una serie sterminata di saggi, romanzi e poesie, scritti in lingua francese e tradotti in tutto il mondo.

Basti ricordare L’estrema solitudine; Notte fatale; Dove lo Stato non c’è, una raccolta di racconti ambientati nel Sud dell’Italia; Il razzismo spiegato a mia figlia, un testo di grande valenza pedagogica, che è valso all’autore un riconoscimento dell’ONU. Ben Jelloun, collaboratore in Francia del prestigioso Le monde e in Italia de la Repubblica e l’Espresso, recentemente si è fatto apprezzare anche come pittore, tenendo una prima mostra al Museo San Salvatore in Lauro a Roma e realizzando tre affreschi per il Museo di Lipari.

Emblematiche della sua intera produzione letteraria sono, oltre le opere già citate, i romanzi La réclusion solitaire, in italiano Le pareti della solitudine, L’enfant de sable, Creatura di sabbia e Partir, Partire. Quest’ultimo è uno stupendo affresco realizzato con una narrazione densa e poetica del forte malessere dei giovani, impazienti di fuggire dall’Inferno del Marocco, maledetto dal cielo e violentato dagli uomini, per rincorrere i sogni nel chimerico Eldorado d’Europa.

Tutta l’opera di Ben Jelloun è lo specchio fedele di un impegno sociale e di una tensione morale, che alimentano una denuncia assidua e incisiva dei guasti sia della società occidentale, segnata storicamente da vessazioni e da rapine, sia della società musulmana, minata da superstizioni e tabù, che generano discriminazione e violenza. Temi come l’emigrazione, la ricerca d’identità, la difesa dei diritti irrinunciabili della persona, la tolleranza e il rispetto di culture diverse sono stati posti all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, grazie anche alla forza espressiva di una scrittura immaginifica, suggestiva e coinvolgente.