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Ginestra – Una donna e un fiore. In questa foto leggiamo la libertà, la speranza, la femminilità, la voglia tutta femminile di credere sempre e comunque ai sentimenti, a un domani migliore che le donne sanno sempre immaginare e costruire. Lo scatto, come gli altri, sono di Raffaele Ciriello di origini lucane (era nato a Venosa, 1959 da genitori di Ginestra ) morto tragicamente a Ramallah il 13 marzo 2002. Era un fotoreporter di guerra, che aveva lasciato la sua professione di chirurgo plastico, per collaborare col Corriere della Sera, come free-lance. Il 13 marzo 2002, a Ramallah, mentre stava documentando un rastrellamento dell’esercito israeliano, venne inquadrato e ucciso da una raffica sparata da un carro armato. Quest’anno ricorrono i dieci anni della morte del fotoreporter-chirurgo plastico di Ginestra. Era il quarto giornalista occidentale ad essere ucciso dall’IDF nei territori occupati. Dopo la sua morte, il governo israeliano non ha riconosciuto alcuna colpa, ma la sentenza di I grado del marzo 2010 nel quale il fotoreporter di guerra lucano è stato riconosciuto vittima del terrorismo internazionale, anche quella di II grado, svolta nel novembre scorsoi sempre a Milano, dove Raffaele Ciriello a due anni si era trasferito con i genitori, ha confermato le responsabilità di chi ha ucciso il free-lance lucano. Ecco la nota dell’avvocato Fausto Maniaci di Milano, difensore della famiglia Ciriello, appena è stata emessa la sentenza di II grado: “Mi richiamo ai precedenti articoli pubblicati sull’argomento, per segnalare che la Corte di appello di Milano, con sentenza del 28 novembre scorso, ha integralmente confermato la sentenza di primo grado, che aveva riconosciuto Ciriello come vittima di terrorismo internazionale ed accordato ai congiunti superstiti i relativi benefici. Mi è gradito sottolineare che ciò è avvenuto attraverso un approfondito esame della questione di merito sulla matrice terroristica dell’evento (assunto a presupposto e titolo per la concessione dei richiesti benefici), individuata sia negli atti di rogatoria internazionale assunti a suo tempo dalla Procura di Milano e dall’informativa del Ministero della Difesa israeliano (che l’Ambasciata di Israele ha vanamente cercato di smentire nel corso del giudizio di appello), sia nell’interpretazione giurisprudenziale sulla qualificazione degli atti di matrice terroristica data dai giudici milanesi nel processo sul terrorismo islamico del 2007 e confermata in Cassazione (giurisprudenza evolutiva già richiamata nelle precedenti notizie di stampa).Vedremo se il Ministero si determinerà finalmente ad ottemperare.Avv. Fausto Maniaci”. Nel segno di una memoria giusta, che non dovrebbe mai fare difetto.
Lorenzo Zolfo

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