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economiaVenosa, 2013-12-29 – “La situazione dell’economia italiana non è mai stata così grave-riferisce il Dott.Antonio Romano da Venosa-, e il governo inventa riprese economiche e fine della recessione, sia a livello comunitario che come comunicazione alla società italiana. Inventa la ripresa del PIL, quando invece andiamo incontro al vero nodo: prodotto interno lordo in diminuzione, con conseguente gettito in riduzione. Ma dato che le spese dello Stato non diminuiscono, aumenta il livello di tassazione, che deprimerà sempre di più, consumi ed investimenti, che a loro volta deprimeranno sempre di più il PIL.

I dati, su Import e Export sono chiaramente indicativi, raccontano di un paese moribondo, strozzato dalle tasse, dalla corruzione e dall’inettitudine della sua classe dirigente e da un esercito di parassiti e assolutamente impreparato per pettersi una valuta rigida.

La fase di restocking è finita, e l’Italia si sta di nuovo avvitando in una fase recessiva molto complicata e sembra che non abbia più n’è forze, idee e competenza per arrestare questo declino sempre più ripido.

L’export, che tante volte, a partire dal 1960, ha salvato l’Italia da rovinose cadute, ovvero l’Export extra UE sta seriamente calando. Ma anche l’Import cala per la diminuzione dei consumi interni e questa è la peggiore notizia che potesse arrivare, guardando i dati elaborati da GPG. Dati Devastanti, da Import, Export, Fatturato e Ordini Industriali e Consumi Interni .

A novembre 2013 entrambi i flussi commerciali presentano una diminuzione rispetto al mese precedente, più marcata per le esportazioni (-5,1%) che per le importazioni (-3,9%). Rispetto allo stesso mese del 2012, a novembre 2013 le esportazioni registrano una diminuzione consistente (-6,7%) ma molto meno marcata di quella delle importazioni (-12,3%). A novembre 2013, il surplus commerciale con i paesi extra Ue è pari a 2,4 miliardi (era di 1,7 miliardi a novembre 2012). Nei primi undici mesi del 2013, il surplus raggiunge 16,6 miliardi e, al netto dell’energia, 62,8 miliardi.

La diminuzione congiunturale dell’export, diffusa a tutti i principali raggruppamenti di beni, è particolarmente rilevante per l’energia (-20,4%). Anche dal lato dell’import la flessione è generalizzata a tutti i comparti, con gli acquisti di energia in forte contrazione (-6,0%).I dati relativi all’ultimo trimestre misurano una lieve flessione congiunturale delle esportazioni (-0,6%); soltanto l’energia risulta in espansione (+3,9%) mentre tengono le vendite di beni di consumo non durevoli (+0,2%). Nello stesso periodo, la flessione congiunturale delle importazioni (-2,6%) risulta più forte per gli acquisti di beni strumentali (-5,8%) e di energia (-5,2%).

Si segnala che la flessione tendenziale dell’export è imputabile per circa l’80% a un insieme di prodotti (metalli preziosi, raffinati di petrolio, navi e aerei, opere d’arte) la cui dinamica è instabile nel tempo. Al netto di questi prodotti il calo tendenziale si riduce a -1,5%.

Per l’intero periodo (gennaio-novembre 2013) la dinamica tendenziale delle esportazioni si conferma positiva (+1,2%) con i principali comparti in espansione, salvo l’energia (-14,2%) e i prodotti intermedi (-4,4%). Nello stesso periodo le importazioni registrano un’ampia flessione (-10,3%), diffusa a tutti i principali comparti e particolarmente forte per l’energia (-19,3%).

I principali mercati che registrano una crescita delle vendite sono MERCOSUR (+9,9%), Stati Uniti (+2,3%) e paesi EDA (+0,4%). La contrazione degli acquisti è particolarmente rilevante dai paesi OPEC (-43,6%), dalla Svizzera (-19,4%) e dai paesi EDA (-15,7%).

Dati Devastanti, da Import, Export, Fatturato e Ordini Industriali e Consumi Interni . Che accade ? Una spiegazione puo’ essere la seguente:

– L’export: e’ mediamente penalizzato dalla forza dell’Euro, che rende piu’ difficile esportare, ma soprattutto dalla forte imposizione fiscale che grava sul lavoro e sulle aziende.

– L’Import econtinua a crollare: Pur se l’Euro forte facilita le importazioni, e’ altrettanto vero che la domanda interna continua a calare, poiché gran parte dei valori netti di lavoratori e imprese, devono essere trasferiti al fisco, che non crea un mercato di ritorno in servizi, ma crea solo spesa improduttiva e parassitaria. Questa spiegazione è dimostrata anche dall’import energetico, che e’ in crollo verticale.

Inoltre sono usciti anche i dati su, Fatturato e ordinativi Industriali e Consumi Interni e vediamo che:A ottobre 2013 il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, registra una flessione dello 0,7% rispetto a settembre, con una diminuzione dell’1,2% sul mercato interno ed un lieve incremento (+0,2%) su quello estero. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo aumenta dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti (+0,1% per il fatturato interno e +2,3% per quello estero). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 come ad ottobre 2012), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,3%, con un calo del 3,8% sul mercato interno e un incremento del 4,0% su quello estero.

Per gli ordinativi totali, si registra una flessione congiunturale del 2,5%, sintesi di un calo del 6,0% degli ordinativi esteri e un incremento dello 0,3% di quelli interni. Nel confronto con il mese di ottobre 2012, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento dell’1,2%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+24,0%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-5,7%).Infine i consumi al dettaglio, altra disastro. Altro grafico negativo: le vendite al dettaglio continuano a calare, ed il ritmo di decrescita e’ sempre piuttosto sostenuto. Il trend non lascia troppi dubbi , e la ripresa non si vede.

Ad ottobre 2013 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) diminuisce dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre agosto-ottobre 2013 l’indice registra una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con settembre 2013, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,2 per cento, quelle di prodotti non alimentari dello 0,1%, sostenute solo dalle vendite di informatica e telefonia.

Rispetto ad ottobre 2012, l’indice grezzo del totale delle vendite segna una diminuzione dell’1,6%, sintesi di una flessione dello 0,6% per le vendite di prodotti alimentari e del 2,3% per quelle di prodotti non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con il mese di ottobre 2012, variazioni negative sia per la grande distribuzione (-0,2%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-2,9%). Nel confronto con i primi dieci mesi del 2012, nel periodo gennaio-ottobre 2013 le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dell’1,3% e quelle di prodotti non alimentari del 2,8%, per una diminuzione complessiva del 2,2%.

Commento Finale: Tutti insieme, quelli di oggi rappresentano forse la peggiore serie di dati macroeconomici di questo ultimo 10/15 anni almeno. Su una cosa il Governo ha ragione, si nota una inversione di tendenza, dopo una breve fase di tranquillità dovuta alla ricostituzione delle scorte industriali, ma adesso, l’economia italiana si sta nuovamente avvitando verso l’abisso.Le ragioni di questa situazione sono molteplici: * Inettitudine e corruzione della nostra classe dirigente (incompetente e senza spirito ideologico a sostegno della propria funzione).

* Un esercito di parassiti improduttivi da mantenere (impiegati pubblici, impiegati politici, pensionati d’oro, pensionati che non hanno versato nulla o quasi nulla, stipendi pubblici per funzioni medie e alte, i più alti del mondo). Per contro, una tassazione tra le più alte del mondo, per servizi resi ai cittadini, da paese del terzo mondo.

* Siamo un paese ormai cronicamente impreparato a sopportare una valuta rigida come l’euro, leggasi i miei articoli sulla storia dei valori monetari italiani dal 1861 fino all’euro.

* L’intreccio politico amministrativo inestricabile delle lobby, che tengono bloccata l’Italia, ed infine un apparato pubblico arcaico e disorganizzato, che tende a bloccare qualsiasi attività produttiva”.

Dr. Antonio ROMANO