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Venosa, 2012-10-25 – “ Nei giorni scorsi si è tenuto un convegno Internazionale di studi da titolo:”Gli Ebrei nell’Italia Meridionale e nel Mediterraneo dall’Età Romana all’Alto Medioevo”, per ricordare il prof. Cesare Colafemmina, scomparso poco più di un mese fa, che ha dedicato la propria vita alla riscoperta e alla valorizzazione di un patrimonio culturale in gran parte dimenticato.

Mi sono laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Salerno, discutendo la tesi in Storia Romana (con esercitazioni di epigrafia romana), dal titolo: “Le iscrizioni della Trinità di Venosa”. La presentazione della mia tesi l’ha fatta il prof. Colafemmina: “…i cristiani edificarono a Venosa, nel cuore del Medioevo, un complesso di edifici monastici dotato di chiesa e di foresteria dedicato alla SS. Trinità. Da esso avrebbe dovuto originarsi in epoca normanna una possente e splendida basilica, che restò però incompiuta. Opera titanica, a cui non arrise di catturare il cielo e di riecheggiare il canto dei Salmi e delle preci liturgiche. Ma che conservò nella sua impaginazione, come in quella degli altri edifici, molte voci della Venosa repubblicana e imperiale, delle sue magistrature, delle sue corporazioni, dei suoi cittadini, liberti, schiavi.

Voci racchiuse nelle iscrizioni d’apparato e negli epitaffi, il cui supporto lapideo i costruttori medievali utilizzarono,insieme con i grandi blocchi del vicino anfiteatro romano,soprattutto per innalzare l’Incompiuta. Queste epigrafi sono ora qui raccolte, trascritte nel loro tenore originale, analizzate e spiegate con l’ausilio degli strumenti e della bibliografia specializzata. Di ogni epigrafe viene data, quando è possibile, la riproduzione fotografica, in modo che la lapide sia più facilmente ravvisabile nel sito dove fu posta. Sì che la silloge diventa una guida preziosa, sia per l’individuazione dei testi, sia per la loro comprensione. Le pietre qui parlano e rivelano a tutti,nono solo agli specialisti,con linguaggio piano e accessibile, affinato dalla Falcone nella sua esperienza di docente, momenti e aspetti della storia antica di venosa e di Roma:magistrati che fecero eseguire o restaurare opere pubbliche, soldati reduci di gloriose legioni, atleti appartenenti alla locale scuola gladiatoria. E una folla di liberti e di umili ancora schiavi, tra cui una Grapte schiava di Cesare, ossia della casa imperiale proprietaria di terre nell’agro venosino agli inizia del II secolo d.C. la raccolta si presenta, quindi, come un ottimo strumento per la creazione di percorsi conoscitivi della realtà sociale di Venosa nell’ultimo secolo dell’età repubblicana e i primi due secoli dell’età imperiale.

Gli anni in cui-come canta il poeta gallo-romano Rutilio Namaziano (De reditu suo I,65)-Roma, pur nei limiti dei tempi, “univa le genti e faceva dell’orbe un’Urbe”, del mondo una sola Città. Momento fondante di quella “civitas” europea germogliata nel Medioevo e di cui ancora l’Incompiuta è sintesi mirabile con le sue epigrafi ebraiche, i suoi simboli cristiano-longobardi, l’ampio respiro dei suoi spazi e lo slancio verso il Cielo della sua architettura”. Quando ho appreso la notizia della morte del prof. Colafemmina, mi tornano in mente tutte le volte che ci siamo incontrati e abbiamo condiviso l’entusiasmo, la passione, l’interesse per stracci di vita incisi su lastre, pietre, cippi, insignificanti per altri, ma importanti momenti di vita per noi. Lo rivedo chino sui libri nella biblioteca dell’Istituto di Letteratura Cristiana antica di Bari, sempre chino, intento nella lettura di una “pietra” nel cortile del Municipio di Lavello, entusiasta per aver individuato un testo importante in ebraico in una pietra angolare, sottratta all’opera distruttrice degli uomini e del tempo ed infine, felice partecipe della mia pubblicazione. Ora mi pento di non aver ascoltato il suo consiglio di non smettere, di non fermarmi, di cercare; ora che pesa la sua assenza, l’assenza di un solitario esploratore, che credeva profondamente nella sua passione di cercar “pietre testimoni”, incompreso interprete di un mondo che,per primo, ha riportato in vita e ora giace quasi dimenticato in una collina di Venosa”.

PROF.SSA GIUSEPPINA FALCONE. DOCENTE DI MATERIE LETTERARIE ALL’I.I.S.S. “QUINTO ORAZIO FLACCO” DI VENOSA.